Più invecchio, meno so!

Riflettevo è una società dove la consapevolezza, l’umiltà e onestà intellettuale sono virtù sempre più rare, e questo vale per tutti di ogni genere e di ogni età: ragazzi, giovani, adulti e anziani.
Ed è proprio sulle categorie più mature si è fermata la mia riflessione. 
Tutti noi poco dopo che apriamo gli occhi alla vita, siamo catapultati in un processo di apprendimento, cercare la mamma, nutrirsi, pensare, calore di una persona e impariamo tanto, fin da subito e poi dopo poco all’asilo nido, alla scuola d’infanzia, alle elementari…
Guardiamo i nostri figli e sappiamo che il loro compito principale nella vita è crescere, svilupparsi e imparare. 
Da quando nasciamo e fino ai 25 anni, per i più fortunati o volenterosi, tutti abbiamo ben interiorizzato l’idea che quel primo quarto della vita sia destinato alla formazione, leggere, scrivere, alla preparazione che non è solo cultura, nozioni e l’intero mondo di storia, grammatica, scienza e matematica da assimilare ma, anche apprendimento in tutte le sue forme: impariamo a muoverci, vestirci, mangiare, parlare, esprimerci, in definitiva a socializzare, a costruire la nostra personalità, a gestire i nostri sentimenti, a conoscere il mondo, a diventare la persona che vogliamo essere… 
È un percorso, un ciclo molto ben delineato, automatico.
O almeno così dovrebbe essere…
Ma, quando si conclude il periodo universitario e ci si addentra nella vita adulta, sembra che l’apprendimento si interrompa, o almeno passi in secondo piano. 
Ad un certo punto cambiamo. Smettiamo di imparare.
Passiamo dall’essere studenti all’essere conoscitori. 
Interessante il punto di vista del dottor Matthew Dylan Lieberman, professore di psicologia, psichiatria e scienze biocomportamentali presso l’Università della California e direttore del laboratorio di Neuroscienze Cognitive Sociali dell’UCLA. 
Nel suo articolo:“Perché smettiamo di imparare: il paradosso della competenza”
il professor Lieberman tra l’altro scrive che: 
La maggior parte di noi ha la fortuna di iniziare la vita come allievo e di rimanere allievo attivo fino all’età adulta.  
I bambini iniziano come vasi vuoti destinati a rimpinzarsi di questo banchetto di conoscenza. 
Stranamente, essere qualcuno che “sa” può interferire con l’essere qualcuno che “impara”.
Si rischia di fermarsi.
Certo, qualsiasi professione in realtà necessita di continui corsi di aggiornamento. 
Non solo medici, mediche, professori e professoresse: ogni ambito lavorativo richiede la propria dose di studio e aggiornamento, e di certo chiunque decida di puntare sulla formazione sa che questo costituisce un investimento importante per il futuro.
“Quando invecchiamo, pensiamo di sapere tutto, ma non sappiamo nulla“.
Il professor Ajay Agrawal, ricercatore, scrittore, insegnante, imprenditore, consulente di strategia aziendale e relatore, in un articolo di Inc.com, afferma tra l’altro:
Una delle cose migliori della vita è che non dobbiamo mai smettere di imparare. 
Ci sono sempre nuove competenze da apprendere e tecniche da adottare. 
Quando guardi le persone di maggior successo nel mondo, sai che hanno capito. 
I migliori imprenditori del mondo non si comportano come se sapessero tutto. 
Ma capiscono il fatto che devono imparare continuamente per avere successo. 
Per vivere la vita al meglio, dobbiamo cercare continuamente modi per migliorare.
Quindi, non smettere mai di imparare perché la vita non smette mai di insegnare.
La vita insegna!Ma è la gente che non studia!
Ciò che dovremmo continuare a nutrire è la Growth Mindset cioè la mentalità di crescita.
Il termine viene coniato da Carol Dweck per indicare un approccio mentale che si basa sulla convinzione che è sempre possibile migliorare se stessi.
La giornalista e scrittrice Anna Pozzi scrive che chi ha una mentalità di crescita: 
“ha una visione incrementale dell’intelligenza, ovvero crede che le abilità non siano fisse ma si possa sempre migliorarle e acquisirne di nuove, grazie a impegno e formazione”.
È quasi ovvia l’importanza di sviluppare e nutrire una mentalità simile, e questo atteggiamento mentale utile non solo al lavoro, ma in tutta la vita, di tutti i giorni. 
La consapevolezza della necessità e dell’opportunità di aggiornarsi e di apprendere, non va confusa con l’ammissione di una mancanza di professionalità o di una insicurezza nei propri mezzi e nella propria preparazione.
Già il rendersi conto di questa umana debolezza è una dimostrazione di intelligenza, e questo pensiero si tramuta in atteggiamento, apre le porte a una volontà di migliorarsi, con costanza, per tutta la vita.
La consapevolezza di non essere onnisciente, nonostante la sua mente brillante e la suasuperiorità di pensiero rispetto alla media, portava Socrate affermare, a proposito di se stesso:
“SO DI NON SAPERE!”. 
Lo scorrere del tempo ci porta ad accumulare nozioni, ricordi e soprattutto esperienza, che certamente è un valore, ma che rischia di farci cadere nell’illusione di possedere certezze assolute.
La vera saggezza senile spesso non è la certezza, ma la consapevolezza della complessità, più si approfondisce la conoscenza della realtà, più ci si rende conto della sua immensità e complessità, accettando nello stesso tempo i propri limiti.
Perché a volte è bene diffidare di chi si dimostra troppo sicuro di sé e delle proprie capacità, non soltanto perché lo dice la saggezza popolare, come ci ricorda lo scrittore Carlos Ruiz Zafón, avvertendoci che:
“l’incompetente si presenta sempre come esperto”;
ma, anche perché è un fenomeno indagato e confermato anche dalla scienza, infatti studi psicologici confermoano l’effetto Dunning-Kruger e mostrano che i veri esperti tendono a dubitare delle proprie competenze perché vedono la complessità reale delle cose, mentre chi sa poco mostra un’eccessiva sicurezza.
Bisogna essere ben consapevoli che imparare nella vita è un “processo costante“, non qualcosa che si limita alla fase iniziale. 
Invece, nella realtà, succede che man mano che compiamo gli anni, il nostro interesse per imparare diminuisce, sia per mancanza di voglia, di stimoli, che anche perché tendiamo a credere che aver spento molte candeline porti saggezza in automatico, e pertanto ci riteniamo depositari della la verità e della ragione assolute.
Credere di sapere tutto spegne la curiosità, che è il vero motore della giovinezza mentale, ogni giorno la vita ci offre piccoli insegnamenti, magari non li cogliamo, ma vi garantisco che nulla è scontato.
In sintesi:mostra curiosità per il mondo che ti circonda e la tua conoscenza si arricchirà.
Questo è un concetto fondamentale la vita, l’esistenza stessa è una scuola continua ma, ad una condizione essenziale: 
la nostra predisposizione mentale!
In pratica la vita ti insegna sempre ma, solo e sei disposto a imparare!
Imparare ogni giorno impedisce alla realtà di sopraffarci e mantiene la mente aperta.
Ci sono anche rischi neuropsicologici e dell’invecchiamento: il ritenere, il credere di avere ormai una mappa completa del mondo e delle relazioni umane, può farci cadere nella trappola della “rigidità mentale“, mentre l’arroccamento sulle proprie posizioni porta alla “chiusura mentale”.
Prendere coscienza della complessità del mondo, il mondo di oggi cambia molto più rapidamente di ieri, più esploriamo un campo (o la vita stessa), più ci rendiamo conto di quante variabili, eccezioni e misteri esistano. 
Se ci affidiamo solo a ciò che abbiamo imparato in passato, rischiamo di non capire più il presente, finendo per “sapere sempre meno” del mondo attuale.
Il rischio è la perdita di contatto con il presente, che la realtà ci sopraffaccia, ci opprima, ci sconfigga, ci vinca. 
Orazio affermava: 
“Scire nefas est omnia”che significa: “Non è concesso sapere tutto”. 
Questa citazione non deve essere vista non come una condanna, ma come un monito e un invito all’umiltà intellettuale. 
Continuiamo a imparare qualcosa di nuovo ogni giorno, mentre andiamo avanti, ma bisogna volerlo fare, bisogna impegnarsi.
Non serve forzatamente ed l’esclusiva mente studiare tomi e libri tradizionali, ma prendere in mano un libro, cercare, informarsi, navigare anche nella rete facendo attenzione, distinguendo attentamente le fonti.
La rete ma, sopprattutto i social tendono a creare un sovraccarico informativo – noto con il nome di “INFODEMIA” – contenente solo di una parte o un pezzo della verità, dove le notizie vere si mescolano a fake news, con pareri confusinari, unilaterali e messaggi distorti.
Sono situazioni pilotate da meccanismi software, algoritmi che diventano virali al pari di una pandemia, bisogna riconoscerli e sdoganarli, anche se questo è difficile per utenti normali, ma necessario per non essere prigionieri nelle trappole delle “filter bubble” ed “echo chamber“.
Esiste, di contro, una miriade quasi infinita di siti, portali di cultura, letteratura, scienza, medicina, arte, informazione, interessi e passioni più svariati veramente validi e che possono arricchire la nostra conoscenza e la nostra apertura mentale la nostra mentalità di crescita.
Se poi qualcuno può pensare che quello esposto, sull’apprendimento a tutte l’età, è un concetto nuovo gli posso dimostrare che non è proprio così: perché ci sono molti proverbi, che sappiamo appartenere alla antica, secolare tradizione popolare, che suggeriscono cose molto vicine, a titolo di esempio basta ricordare:
“Non si finisce mai d’imparare”“Non è mai tardi per imparare“.
Sullo stesso argomento non si può non citare: “Finché c’è vita c’è speranza” e anche “Gli esami non finiscono mai“
Quello che però più si avvicina, a mio parere, è:
“SIN CHE SI VIVE, S’IMPARA SEMPRE”.
Che rappresenta una vera e propria lezione di vita: nel corso della propria esistenza, una persona, specialmente ad una certa età, potrebbe tendere a credere di aver già imparato tutto quello che c’era da imparare, e aver visto tutto quello che c’era da vedere ma, non è così.
Il concetto si può applicare a livello culturale ma, anche sociale: non si finisce mai di imparare qualcosa e non si finisce mai di conoscere a fondo una persona. 
Non solo, può essere interpretato secondo diversi punti di vista, sia positivi che negativi. 
Il proverbio serve a spiegare che finché c’è vita, nonostante l’esperienza accumulata, c’è sempre la possibilità di imparare qualcosa di nuovo, anche quando si tende a credere di conoscere già tutto. 
Al tempo stesso, la frase rappresenta un’esortazione a non arrendersi mai davanti alle difficoltà, perché la vita può riservare sempre delle lezioni o sorprese.
Il proverbio assume la funzione di monito: durante la vita non bisogna mai abbassare la guardia, perché c’è sempre qualcosa da imparare, anche in negativo: l’essenziale è non mollare mai. 
Man mano che invecchiamo, il pericolo è credere di sapere tutto, quando in realtà è esattamente il contrario:
“sappiamo sempre meno”. 
Riconoscere questo, ci mantiene aperti all’ascolto, all’apprendimento continuo e al dialogo con le nuove generazioni.
Se smettiamo di imparare, se pensiamo che ormai nulla potrà più stupirci, o che non abbia più senso:
iniziamo a morire lentamente!
Resta vivo chi non si ferma mai, si forma, e unisce la sua esperienza con nuove conoscenze.
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka

foto creata con intelligenza artificiale

News dal Network

Promo