In Cina si ferma l’avanzata del deserto

 Un’estate così calda non si era mai vista!!! Lo si diceva decenni fa e lo si dice oggi. Solo che negli anni cinquanta era una esclamazione di insopportabilità -specie degli anziani- mentre adesso è una precisa frase politica che spinge alla “transizione verde” che non è che un modo per giustificare agli occhi della pubblica opinione una spesa pubblica orientata a favorire questa o quella impresa o potentato economico. Quindi vi sono degli allarmisti che in forza di dati “scientifici” sostengono che il pianeta si stia riscaldando mentre all’opposto vi sono altri che in forza del contributo di altri “scienziati” sostengono che si tratta di fenomeni antichi ed ineluttabili.

 Noi sappiamo che gli scienziati da Copernico in poi si prestano ad essere smentiti dai loro eredi e quindi nell’attesa che si mettano d’accordo rileviamo che un condizionatore d’aria o un motore diesel producono milioni di metri cubi di aria calda che senza quella tecnologia non vi sarebbero stati e quindi abbiamo un debito verso l’ecosfera in termini di ripristino dell’equilibrio rotto. Questa è vera “conservazione” o “difesa” dell’ambiente.

 Ci sarebbe da dire molto sul ruolo della tecnologia nel rompere questo equilibrio e quindi della necessità di bloccare lo sviluppo tecnologico da subito ma se non vogliamo rinunziare alle comodità offerte da queste tecnologie dobbiamo almeno neutralizzare i loro effetti trascurabili o grandi sul riscaldamento globale.

 La notizia è che i moderni mezzi di informazione ogni tanto ci riportano la notizia del faraonico progetto cinese di riforestazione dei loro deserti con miliardi di alberi messi a dimora proprio per contrastare l’allargamento delle aree desertiche come effetto non secondario del riscaldamento del pianeta sia che sia effetto dell’opera dell’uomo sia che sia un fenomeno naturale. Sarà vero? Non lo sapremo mai con certezza né possiamo sapere se si otterrà appieno il risultato voluto ed auspicabile ma è plausibile per molte ragioni anche finanziarie e quindi prendiamo spunto da questa notizia ormai vecchia per chiederci come mai il piano Mattei non venga ribattezzato in altro modo per avviare il recupero almeno delle parti del deserto del Sahara che -sappiamo- in epoca romana erano arabili ed arate e granaio dell’Impero Romano??? I venti africani che portano -specie in Italia- micidiali venti caldi che inaridiscono intere regioni potrebbero cominciare ad essere meno torridi grazie alla piantumazione di nuove foreste e magari creare in Africa un immenso giacimento di legna per costruzioni o da ardere o comunque per scopi industriali a beneficio dei nostri nipoti cui stiamo creando immense eredità in termini di debiti non bilanciate a sufficienza da altre eredità positive. 

Miliardi di nuovi alberi sarebbe un modo per dare lavoro a milioni di nativi anche giovani che desiderano essere inseriti in un meccanismo produttivo stabile ma anche per i nostri vivai e l’intera filiera agricola che sarebbero chiamati a produrre le necessarie piantine per le foreste. Uno sviluppo “dal basso” e cioè soldi che vanno alla gente e non alle mega imprese e alle rispettive lobby e quindi in grado di allargare il processo benefico di allargamento del benessere a tutti i segmenti dell’economia non solo nazionale ma di tutto il Mediterraneo. Peraltro in altre aree mediterranee il deserto è stato ricacciato indietro e creati spazi agricoli ben floridi…perché non fare la stessa cosa anche in Libia o Tunisia o altrove?

 In Cina si parla di centinaia di migliaia di chilometri quadrati di deserto recuperati e quindi di un effetto benefico sulla qualità dell’aria, sull’assorbimento di gas serra e produzione di ossigeno, di raffreddamento di suolo e aria ovviamente non calcolabile ma particolarmente importante e particolarmente importante anche in vista del futuro sviluppo tecnologico. Invece financo in Italia meridionale, patria di “terroni” e mitico cibo, l’agricoltura è in via di smantellamento. Inoltre l’intelligenza artificiale porta con se produzione di calore in quantità micidiali e in crescita per il prossimo futuro. Serve qualcosa che almeno parzialmente bilanci questo effetto nefasto almeno fino a quando non ci si accorgerà che la futura ed odierna tecnologia come la polvere da sparo o le bombe atomiche o l’energia nucleare non sono invenzioni come le caffettiere o le scarpe che possono crescere all’infinito ed essere utilizzate da chiunque senza creare conseguenze nefaste. Ci sono tecnologie e forme di “progresso” che hanno effetti non certo positivi e quindi vanno fermate nella loro dissennata crescita e diffusione al più presto. 

CANIO TRIONE

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