Fa caldo e non si sa cosa fare; i tradizionali refrigeri non bastano e non si sa come fuggire dalla calura. Alcuni dicono che mai è stato così e quindi è colpa nostra, altri che sempre è stato così e quindi che non è solo colpa nostra, altri ancora che i capricci del meteo ci sono sempre stati e quindi non centriamo nulla. Certo è che fa caldo e che non si sa come cavarsela.
Nel contempo nella stessa città i condizionatori d’aria (ormai necessari) scaricano nell’atmosfera miliardi di metri cubi di aria calda al minuto; nello stesso momento le automobili e i loro condizionatori riscaldano altri miliardi di metri cubi di aria al minuto; tutto questo calore riscalda e fa evaporare miliardi di metri cubi di acqua di mare. Preparando così un qualche sconquasso terribile. E la intelligenza artificiale sta preparando il colpo di grazia essendo energivora oltre ogni ragionevolezza e produttrice di immenso calore che va dissipato da qualche parte…Così le stesse persone che gridano allarmate al riscaldamento planetario già realizzato, producono e fanno produrre dalle tecnologie un riscaldamento diretto e multiplo di quello realizzato nei passati decenni. Lo sanno? Certo che lo sanno, ma se ne dimenticano perché costruire case serve alla conservazione del consenso a favore della ideologia “progressista”; rinfrescare le case e gli uffici non si può impedire perché significherebbe perdere voti a tonnellate, fermare i motori significa fermare il turismo e l’economia, fermare la IA? impossibile! …siamo in una gabbia dalla quale nessuno vuole veramente uscire e nessuno sa come uscirsene. Pazzi consapevoli di esserlo!
Contro ogni ragionevolezza si costruisce e si cementifica terreno agricolo. Mentre si grida al riscaldamento del Pianeta che può essere temperato solo dalla vegetazione, si estirpano alberi a più non posso per far posto al cemento armato. Ormai Bari è priva di separatezza da Torre a mare, da Carbonara e Ceglie, Bitritto, Modugno, Palese, Santo Spirito, Valenzano, ecc. ecc. e la attuale drammatica crisi agricola sta preparando il terreno ad ulteriori abbandoni di terreno arabile a favore di mostri in cemento armato di ogni tipo.
Perché?
Fame di soldi? Palazzinari assetati che forzano la conversione di terreni agricoli in edificabili e quindi asfaltabili e cementificabili… oppure fame di soldi di politici assetati di potere che spingono alla edificazione per percepire IMU e “diritti” a centinaia di milioni… oppure ancora fame di soldi delle banche che hanno prestato laddove dovevano astenersi e quindi spingono ad ulteriormente edificare per rientrare nei loro crediti…oppure infine fame di soldi degli estimatori della tecnologia produttrice di rifiuti e saccheggiatrice di aria e erogatrice di caldo?
Non lo sapremo mai, certo è che la gente comune viene progressivamente spinta a vivere innaturalmente in queste case tecnologiche quasi caserme e quasi cliniche e quasi prigioni, proprio mentre alcuni architetti inventano il “bosco” artificiale e quindi “verticale” -anch’esso innaturale ed elitario- per fornire all’occupante un minimo di illusione di verde. E questo accade nella Puglia patria di ulivi a milioni.
Follie. Fa caldo ma lo si favorisce sapendo di farlo!
Noi diciamo che si deve guardare al futuro con piglio deciso e liberarsi dai condizionamenti intellettuali del passato; almeno non dobbiamo assecondare il riscaldamento! Pur senza illusioni di spuntarla va contrastato! Non v’è altra possibilità! dobbiamo immediatamente iniziare a piantare alberi a milioni in ogni dove; dobbiamo mettere l’agricoltura in cima ad ogni politica; curare o adottare una piantagione deve divenire la nuova moda al posto del consumo fine a se stesso. Eserciti di impiegati pubblici stupidamente dediti a prendere il sole o, ancor peggio ad avventurarsi nei quattro angoli del globo senza capire nulla di quello che vedono e visitano, deve passare di moda perché oltre che inutile è dannoso. Serve che si utilizzino le ferie dei dipendenti pubblici (e non solo) per andare nelle nostre campagne a curare con entusiasmo e passione un orto o un vigneto o un frutteto o un uliveto. Nelle scuole che osannano la tecnologia fine a se stessa (ma in realtà alienante e stupida perché dannosa! altro che “intelligente”) si rivaluti la figura dell’agricoltore, quel vero “creatore” di ricchezza e vero trait d’union tra la natura e l’umanità.
L’aver ispirato l’expo di Milano di qualche anno fa al cibo e quindi all’agricoltura indica oltre ogni dubbio che i tempi in cui si edificavano per gli Expo di allora le torri Eiffel per celebrare la prevalenza del ferro e della tecnica su tutto il resto (fantasticando un futuro che avrebbe seppellito per sempre l’agricoltura) sono veramente ormai preistoria culturale. Il “futurismo” e la sacralità della tecnologia sono classiche sbandate del passato remoto che non si possono salvare neanche in parte ma che tardano a morire.
Ci siamo troppo allontanati dalla “normalità” naturale e stiamo letteralmente delirando. La leadership culturale e politica del futuro dovrebbe essere in grado di concepire (e fare) qualcosa di radicalmente nuovo cominciando a capire che il nostro “interesse” non sempre è meramente monetario…
CANIO TRIONE
