I ponti delle città sono una bomba probabilistica a tempo! Non sai quando possono cadere.
L’Italia è la culla dei ponti: quelli millenari, di storica memoria romana, e quelli moderni, che cadono dopo 50 anni dal loro collaudo: i ponti ‘Morandi, di Genova’, per citare quello con il maggior impatto emotivo di quest’epoca.
Chi li progetta deve considerare i parametri d’impiego che li riguarderanno per tutta la durata prevista del loro funzionamento.
Siamo nel III Millennio e le previsioni sul loro impiego devono essere sempre più ampie, valutata la maggiore mole di traffico e di mezzi che li impegnano giornalmente.
Non c’è dubbio, vista la cronaca recente, che i nostri antichi progenitori avessero considerato un periodo d’uso decisamente più lungo di quello valutato dagli ingegneri contemporanei.
Questa riflessione introduce una discussione cogente sul livello di affidabilità dei ponti urbani delle nostre città in relazione ai cambiamenti del traffico che li interessa, anche in termini di impatto con i nuovi mezzi di trasporto.
Una recente misura di trasporto pubblico, incentivata pure da quella formula indilazionabile del PNRR europeo, è il moderno BRT: acronimo importato dal mondo anglosassone che sviluppa il concetto di Bus Rapid Transit.
Peccato che questi neologismi, di cui non sentiamo il bisogno, siano esenti dai moderni dazi transfrontalieri.
Il BRT promette di migliorare il trasporto pubblico metropolitano con vetture elettriche auto-articolate, lunghe fino a 18 metri, dal peso di quasi 20 tonnellate che, a pieno carico, muovono sulle infrastrutture urbane masse dal peso di circa 28 tonnellate.
Chi progettò i ponti delle nostre città non poteva averlo previsto e, visti i risultati, temiamo che si sia tenuto su una soglia di sicurezza meno prudente di quella osservata dagli antichi romani.
Ergo, agli amministratori responsabili del trasporto delle nostre città, per tutti i ponti interessati, corre l’obbligo di:
1. analizzare i nuovi carichi variabili previsti;
2. verificare gli elementi strutturali di ciascun ponte soggetto alla nuova viabilità;
3. eseguire dei collaudi straordinari;
4. rivedere la modellazione originaria a seguito dei nuovi parametri di sollecitazione strutturale per l’assicurazione della staticità, attraverso calcoli del Momento Flettente, dello Sforzo di Taglio e dello Sforzo Normale, in pressione e trazione;
5. pubblicare ai cittadini i risultati delle verifiche di conformità alle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC), soprattutto quando i Comitati e le Associazioni di scopo stanno chiedendo insistentemente lumi, sul BRT, al Sindaco della propria città, come sta avvenendo a Bari e in molte altre città italiane.
Altrimenti, aspettiamo che capiti una sciagura per farlo? Un’altra volta? Lasciamo che le persone rimangano ignare sul grado di sicurezza delle loro città?
L’affidabilità delle strade è un concetto tecnico che riguarda la sicurezza di tutti.
Nessuno è disposto ad accettare con fatalismo la circostanza che possa accadere un disastro e che non capiti proprio a ciascuno di noi!
Per fortuna, non sono eventi molto probabili, ma chi può escludere che non si creino delle condizioni sfortunate che facilitino la malaugurata evenienza?
Incute una certa apprensione il pensiero che, in momenti di traffico intenso nelle ore di punta, si addensino e restino bloccati per parecchio tempo dei mezzi di trasporto di varie misure su tutta la lunghezza del ponte e che, per sfortunata coincidenza, possano concentrarsi sulla sommità diversi mezzi moderni pesanti, a pieno carico, inducendo la propagazione di intense linee di forza sulla struttura del manufatto, da compressione e slittamento, con il rischio di cedimento.
Dovrebbero concentrarsi una serie di parametri critici (di allarme), per causare una fatale coincidenza, che riguardano:
– numero e tipo di veicoli in transito,
– peso del loro carico,
– tempo di sosta sul punto di carico,
– linee di forza interagenti, esercitate dai pesi sostenuti,
– temperature e umidità relative,
– micro-movimenti tellurici e bradisismi,
– fenomeni meteorologici, anche estremi,
– campi elettromagnetici indotti,
– stato di usura delle componenti strutturali, sensibile all’inquinamento,
– soglie dei carichi ‘di targa’ del manufatto.
Tutti questi fattori, concorrenti alla determinazione delle ‘distribuzioni di probabilità complessa’, difficilmente intervengono contemporaneamente su tutti i singoli limiti di stress e di rottura delle componenti.
Ma, quando ciò accade per combinazione, per effetto delle prove statistiche ripetute negli anni, succede ‘l’imponderabile, che avrebbe dovuto essere preventivato’!
È così che crollano i ponti, come può succedere a tutti i sistemi complessi.
Il test di stress, che dovrebbe essere stato effettuato dagli ingegneri dei Comuni, dovrebbe contenere le misure delle prove di carico che controllano CONTEMPORANEAMENTE tutti questi fattori la cui accumulazione potrebbe rivelarsi fatale, soprattutto per effetto delle mutate condizioni veicolari nelle città.
Qual è il fattore di tolleranza, valutato dai tecnici e ponderato dai nostri amministratori?
Noi non ci chiediamo se succederà, ma quando si verificherà una crepa nei nostri ponti. Allora, avremo il tempo di correre ai ripari?
Bisogna pensarci prima, adesso che siamo in tempo per prevenire le ‘fatalità’, se abbiamo l’intelligenza e l’umiltà di non confondere la prudenza con il catastrofismo.
