Taranto non può continuare a scegliere tra salute e lavoro

È triste, profondamente ingiusto, che a Taranto si debba ancora discutere se difendere la salute o salvaguardare il lavoro. Dietro questo dilemma ci sono persone, famiglie, bambini, lavoratori che chiedono soltanto di vivere dignitosamente nella propria città.

Un padre non dovrebbe temere di perdere lo stipendio mentre si preoccupa dell’aria che respirano i suoi figli. Una madre non dovrebbe interrogarsi sul futuro dei propri bambini dovendo mettere sullo stesso piatto della bilancia la loro salute e la possibilità di mantenerli.

Salute e lavoro devono essere garantiti insieme. È su questa capacità che si misura la responsabilità della politica.

La preoccupazione resta attuale. Nel loro intervento del 7 ottobre, le rappresentanze sindacali dell’ex Ilva hanno denunciato il protrarsi dell’incertezza e le pesanti ricadute della crisi sui lavoratori, sulle imprese dell’appalto e sull’intero territorio. Un allarme che merita risposte concrete.

Ma la questione sociale di Taranto va oltre i cancelli dello stabilimento.

Quando un lavoratore perde reddito, le conseguenze entrano nella sua casa e si estendono alla città: nei negozi, nelle attività artigiane, nei servizi, negli studi professionali. Quando una famiglia rinvia una spesa necessaria o un giovane non riesce a costruire un progetto di vita, si indebolisce l’intera comunità.

Il lavoro significa autonomia, dignità, possibilità di formare una famiglia. La sua precarietà alimenta paura e sfiducia. E una città che vive nell’incertezza rischia di abituarsi all’idea che il proprio futuro dipenda sempre da una decisione presa altrove.

Per questo il richiamo agli enti locali e alla politica deve essere chiaro: ciascuno assuma fino in fondo le proprie responsabilità.

Il Comune deve dare voce ai bisogni della comunità, presidiare i servizi, sostenere le persone più esposte e rendere conto delle proprie iniziative. La Provincia deve contribuire, nelle proprie competenze, a una strategia che coinvolga tutto il territorio ionico. La Regione deve tradurre gli impegni su salute, formazione e sviluppo in interventi verificabili. Il Governo deve assumere decisioni industriali e ambientali accompagnate da risorse adeguate e garanzie concrete per i lavoratori, compresi quelli dell’appalto e dell’indotto.

Le competenze sono diverse, ma devono convergere verso un risultato comune. Il rimpallo delle responsabilità lascia le famiglie esattamente dove si trovavano prima: sole, in attesa.

Occorrono tutela del reddito durante la transizione, bonifiche con tempi certi, controlli ambientali trasparenti, servizi sanitari adeguati e percorsi di formazione collegati a effettive possibilità di assunzione. Occorre soprattutto ampliare le opportunità produttive della città, sostenendo nuove imprese e valorizzando porto, mare, ricerca, cultura, turismo e attività professionali.

Nessuno può seriamente promettere che un solo settore assorbirà tutti i lavoratori o risolverà ogni problema. Proprio per questo serve una programmazione credibile: investimenti individuati, risorse disponibili, scadenze pubbliche e responsabilità riconoscibili.

Ai cittadini deve essere detto che cosa si farà, con quali fondi, entro quando e con quali risultati attesi. E deve essere consentito verificare se quegli impegni vengono rispettati.

Anche le imprese devono fare la propria parte: sicurezza, rispetto dell’ambiente, investimenti e dignità del lavoro sono responsabilità che non possono essere scaricate sulla collettività.

Non accetto che chi difende la salute venga considerato un nemico dei lavoratori. E non accetto che chi difende il proprio posto di lavoro venga descritto come indifferente alla salute della città. Sono spesso le stesse persone, le stesse famiglie, gli stessi quartieri.

Dividerli significa aggravare una ferita che la politica ha il dovere di ricomporre.

A chi amministra, a chi siede nelle istituzioni, a chi rappresenta Taranto nei partiti chiedo di misurare il proprio impegno sui risultati che cambiano la vita delle persone. La fiducia si ricostruisce quando una promessa diventa un servizio, uno stipendio sicuro, un ambiente risanato, un’opportunità per un giovane.

Taranto ha diritto a un futuro nel quale lavorare non significhi temere per la propria salute e tutelare la salute non significhi perdere il lavoro.

Continuare a presentare questa scelta come inevitabile significa ammettere di non aver trovato una risposta all’altezza della città.

E quella risposta Taranto ha diritto di pretenderla.

Egidio Albanese

La voce di Taranto