Era accusato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, ma dopo un procedimento giudiziario durato oltre cinque anni è stato assolto per non aver commesso il fatto. Si è conclusa così la vicenda di un trentenne di Manduria, identificato con le iniziali G.M., finito sotto processo in seguito al ritrovamento di droga all’interno di un pacco nel marzo 2021.
Il giudice Giannico del Tribunale di Taranto ha accolto le argomentazioni della difesa, rappresentata dall’avvocato Cosimo Nesca, pronunciando una sentenza di assoluzione nonostante la richiesta di condanna a quattro anni di reclusione avanzata dal pubblico ministero.
I carabinieri si fingono corrieri e consegnano il pacco
La vicenda risale al marzo 2021, quando i carabinieri di Taranto, fingendosi addetti alle consegne, recapitarono un pacco a una donna, A.G.P., all’epoca quarantaquattrenne. La destinataria dichiarò di essere in attesa della spedizione. Una volta aperto il plico, furono però trovati alcuni involucri contenenti sostanze stupefacenti. La donna venne arrestata e, nel corso degli accertamenti, sostenne che la droga non fosse destinata a lei, ma a un conoscente, identificato come G.M., che all’epoca aveva 25 anni. Furono proprio queste dichiarazioni a determinare il coinvolgimento del giovane manduriano nel procedimento penale, chiamato a rispondere dell’accusa di detenzione ai fini di spaccio.
La donna patteggia, il giovane sceglie il processo
Le posizioni dei due indagati seguirono percorsi giudiziari differenti. La donna, arrestata in occasione della consegna del pacco, decise di definire la propria posizione attraverso il patteggiamento di una pena di due anni di reclusione. G.M., invece, scelse di affrontare il giudizio ordinario, contestando l’accusa e affidando la propria difesa all’avvocato Cosimo Nesca. Il procedimento è proseguito fino all’udienza conclusiva, durante la quale accusa e difesa hanno sostenuto valutazioni opposte sulla responsabilità dell’imputato.
Chiesti quattro anni, arriva l’assoluzione
Al termine del processo, il pubblico ministero ha chiesto la condanna del trentenne a quattro anni di reclusione. Di diverso avviso la difesa, che ha sostenuto l’estraneità dell’assistito ai fatti contestati, chiedendone l’assoluzione. Il giudice Giannico ha accolto la posizione difensiva pronunciando nei confronti di G.M. una sentenza di assoluzione “per non aver commesso il fatto”. Si chiude così, in primo grado, il procedimento a carico del giovane di Manduria, coinvolto nell’indagine dopo essere stato indicato dalla donna destinataria del pacco come il soggetto al quale sarebbe stata destinata la sostanza stupefacente.
