Taranto: ex Ilva, sciopero ad oltranza

È l’alba. Davanti alle portinerie dell’ex Ilva, i lavoratori si radunano. È il giorno dello sciopero nazionale dell’acciaio. Ma a Taranto, questa volta, a fermarsi non sono soltanto le persone. Per la prima volta nella storia recente dello stabilimento, anche i giganti di ferro rallentano fino a spegnersi. Gli impianti sono in stand by, in attesa del pronunciamento della Cassazione, fissato per il 20 ottobre. Ci sono operai diretti, lavoratori dell’appalto e dell’indotto e in AS. Dopo l’assemblea con i segretari sindacali, la protesta si sposta sulle strade. Bloccate la statale 7 e la statale 106. Davanti ai varchi dell’Eni, i camion diretti alla raffineria sono costretti a tornare indietro. La rabbia è tutta nelle parole dei sindacati: “non ci fermeremo finché non avremo risposte”. Non vogliono altra cassa integrazione. Chiedono rispetto, garanzie per il futuro e risposte concrete. Perché, denunciano, non c’è traccia di una legge speciale per Taranto, non ci sono misure straordinarie a tutela dell’occupazione e soprattutto non c’è un percorso chiaro di decarbonizzazione della fabbrica. Proviamo a raccogliere le voci dei lavoratori. Ma davanti alle telecamere prevale il silenzio. Pochi hanno voglia di parlare.