La resipiscenza dell’Eni

 Tanto tuonò che piovve. L’Eni che è una compagnia petrolifera italiana ha emanato un provvedimento mai visto che ha due caratteristiche molto apprezzate dagli automobilisti: la prima è la decisa riduzione di prezzo dei carburanti e la seconda è la fissazione del tetto al prezzo stesso per le prossime settimane. Cioè per l’immediato futuro il rischio quotazione non sarà a carico del consumatore ma a carico della compagnia. Come è ovvio che sia: se vuoi guadagnare devi farti carico dei costi e dei rischi diversamente l’utile non ha ragione di esistere. Regola vera per il salumaio sotto casa e per il finanziere che opera in borsa quindi non si vede perché non debba essere vera anche per le compagnie petrolifere. Si tratta di un passo avanti enorme nel rapporto tra commerciante trasformatore e cittadino ed è un enorme passo avanti per il ruolo sociale ed economico delle compagnie petrolifere.
 Questa riduzione ha fatto schizzare le vendite di carburante dimostrando che anche i profitti possono crescere a seguito della riduzione del prezzo e non l’inverso. 
Però c’è stata una dimenticanza grave. Il sud Italia! come non ci fosse! considerato come non fosse Italia. 
Quel petrolio è italiano e segnatamente dei lucani e dei meridionali tutti; non è stato comperato dal Messico, dal Venezuela, in Africa o altrove ma è stata pagata solo una piccola concessione al governo italiano; quindi devono calcolare il prezzo del carburante alla pompa non sul prezzo internazionale del petrolio ma sull’importo della concessione almeno per gli automobilisti meridionali e lucani. Sarebbe un diritto preciso e un sistema certissimo per garantire al sud e alla Basilicata lo sviluppo economico sicuro. Invece si passa direttamente al saccheggio di questa risorsa dando un pochino di soldi ai politici nazionali e arricchendo la società campione nazionale del petrolio. Siamo tutti contenti di sostenere la compagnia petrolifera di bandiera ma anche i lucani hanno i loro diritti e il fatto che non tagliano le teste e disciplinatamente fanno il loro dovere di cittadini non legittima nessuno a spossessarli del loro petrolio. Né si può dire che quel petrolio è di tutti gli italiani dato che se così fosse il prezzo alla pompa dovrebbe essere calcolato sul livello della concessione anche a Milano e non basterebbe. Inoltre dei lucani e dei meridionali ce ne siamo dimenticati quando abbiamo finanziato le infrastrutture solo al nord e adesso ce ne dimentichiamo anche quando ci prendiamo il loro petrolio??? E se dovessimo ricordare che sul petrolio lucano lucrano anche compagnie non italiane cosa dovremmo dire???? E che dire delle banche meridionali tutte “devolute” a quelle del nord perché servono banche grandi?????? A chi servono grandi? E perché? 
Il discorso si allarga molto e si potrebbe domandare come mai le scorie radioattive sono in Basilicata e nessuno se ne frega? 
Purtroppo va detto che tutto ciò depone per un esito solo non più rinviabile: sospensione delle concessioni petrolifere immediata o a partire dalla prossima scadenza e utilizzo di questa risorsa per determinare sviluppo duraturo al sud che sta mettendo a disposizione dell’Italia questa ricchezza senza sentirsi dire “grazie” e condannando gli italiani a pagare il carburante come se il petrolio fosse comperato al di la del mare!!! 
In vista delle prossime elezioni anziché appesantire il bilancio con nuovi debiti si potrebbe puntare su un provvedimento che prima sia di rilancio impetuoso dell’economia nelle aree in via di spopolamento e poi sia una volta tanto finalmente “giusto”. 
CANIO TRIONE

foto creata con intelligenza artificiale

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