Tensione all’indotto metalmeccanico della Raffineria Eni di Taranto dopo l’allontanamento di un operaio dal sito.
La decisione è giunta a seguito di una contestazione sulla sicurezza legata alla presunta assenza di Dpi (dispositivi di protezione individuale), motivata però da un’osservazione effettuata a distanza a circa 15 metri d’altezza, nonostante il lavoratore sostenga di averli sempre usati.
L’episodio ha portato alla decurtazione di 15 punti dal ‘Sicurometro’ e al blocco dell’accesso. Oggi si è tenuto un presidio con assemblea al Varco 10, promosso da Fim e Uilm. “Non mettiamo in discussione la necessità di controllare il rispetto delle norme di sicurezza, ma chiediamo che gli accertamenti siano oggettivi, puntuali e verificabili”, sostengono le Rsu.
La richiesta alla committente e all’azienda è di reintegrare il lavoratore, restituire i 15 punti e riesaminare la contestazione. “Sicurezza significa anche accertare con rigore i fatti, prima di assumere provvedimenti che incidono pesantemente sulla vita personale e professionale di un lavoratore”, sostengono le Rsu, chiedendo anche un confronto con le organizzazioni sindacali. In assenza di risposte, annunciano nuove assemblee e ulteriori iniziative. “Siamo e saremo sempre i primi difensori della sicurezza – concludono – , ma non può trasformarsi in un sistema in cui il lavoratore vive con la paura sulla base di valutazioni non verificate. Sicurezza significa prevenzione, formazione, responsabilità e rispetto, non terrore”.
