Dopo l’intervento di Confederazione Imprese Italia sullo spopolamento, un contributo da Manduria: che cosa si impara riaprendo le case abbandonate del centro storico con le maestranze del paese.
Ho letto su queste pagine, il 1° settembre, l’intervento di Biagio Cefalo sullo spopolamento dei centri storici. Condivido la sua conclusione: bisogna rendere conveniente restare. Da Manduria aggiungo che si può rendere desiderabile anche arrivare.
Sono cresciuto a Manduria e sono partito a diciassette anni. Ho passato ventotto anni all’estero, quasi tutti in Asia. Nel 2026 sono tornato a viverci, in Piazza Garibaldi, e con la mia società ho comprato undici case abbandonate del centro storico per riaprirle una alla volta. Racconto quello che questo lavoro mi sta insegnando, perché credo valga oltre il nostro caso.
IL CENTRO STORICO SI SVUOTA UNA CASA ALLA VOLTA
Manduria è scesa sotto i trentamila abitanti: 29.528 al 1° gennaio 2026. Nel centro storico lo si vede finestra per finestra. Una casa abbandonata da trent’anni non è neutra: è umidità che passa ai vicini, un portone che marcisce, un vicolo che la sera si evita. E una strada che si spegne fa svuotare la casa accanto. Vale anche al contrario: ogni casa che si riapre tiene aperta quella di fianco.
IL LAVORO PUÒ RESTARE QUI
Nel primo cantiere, in Via Verdi, lavora un’impresa di Manduria. I due archi del cortile hanno richiesto cinque mesi e conci di tufo tagliati a mano: comprarli già fatti costava meno, ma il mestiere sarebbe andato altrove. Il ferro battuto viene da Uggiano Montefusco, i vetri da Manduria, la ceramica da Grottaglie. È il dato misurabile che chiede Cefalo: il denaro di un restauro può girare quasi tutto entro trenta chilometri, se lo si decide.
CHI ARRIVA C’È GIÀ
Secondo l’Istat, al 1° gennaio 2025 nei 22 comuni dell’Alto Salento risiedevano 1.283 persone con cittadinanza di Paesi occidentali, il 36% in più rispetto al 2021. A Manduria sono 136, cresciute del 27%: in gran parte tedeschi, poi svizzeri e austriaci, molti arrivati per passaparola. Non sono turisti: hanno preso la residenza e fanno la spesa sotto casa dodici mesi l’anno. E dal 2026 Manduria, sotto i trentamila abitanti, rientra nel regime del 7% per i pensionati esteri che vi trasferiscono la residenza. È una leva che pochi comuni della provincia hanno.
UN LAVORO CHE SI FA INSIEME
Nessun privato riempie da solo un centro storico. Servono l’amministrazione, i commercianti, le associazioni, i cittadini che ogni mattina alzano una saracinesca. Ho raccolto alcune proposte concrete, nessuna delle quali costa al bilancio comunale, in una lettera aperta alla città: https://www.google.com/url?q=https://manduriashire.it/lettera&source=gmail&ust=1790282802879000&sa=E
Manduria ha le mura messapiche, il Fonte Pliniano, il Primitivo, il mare a quindici minuti, una stazione a pochi passi dalla piazza. Ha soprattutto persone che sanno ancora tagliare il tufo a mano. Da qui si può ripartire, una casa alla volta.
Mario Dimitri, Manduria
