Premio Katundo-Opera Seconda 2026, annunciati i tre finalisti

Alberto Ravasio con ‘Il grande mantenuto’ (Quodlibet), Irene Salvatori con ‘Non ancora 101’ (Marcos y Marcos) e Giulia Scomazzon con ‘8.6 gradi di separazione’ (Nottetempo) sono i tre finalisti del la seconda edizione del Premio Katundo – Opera Seconda, il premio letterario nazionale promosso dall’Associazione Culturale Clizia e dal Comune di San Marzano di San Giuseppe (Taranto), dedicato alle seconde opere di narrativa italiana.
    La terna di libri in corsa per la vittoria è stata selezionata dalla giuria composta da Giulia Corsalini, Raffaele Donnarumma e Matteo Marchesini.

Il vincitore sarà proclamato nel corso delle due serate conclusive del premio che si terranno il 4 e 5 settembre 2026 a San Marzano di San Giuseppe con ospiti Paolo Di Paolo, Federica De Paolis e Christian Raimo.
    Dopo il successo della prima edizione, che ha visto vincitore Enrico Prevedello con ‘Una rivolta.

Orizzonti e confini del Nord-Est’ (Nottetempo) e oltre settanta opere candidate, entra così nel vivo la seconda edizione del Premio Katundo – Opera Seconda nato per valorizzare un momento cruciale del percorso di una scrittrice o di uno scrittore, la scrittura e pubblicazione del secondo libro. “Se il romanzo d’esordio rappresenta spesso la scoperta di una nuova voce, è con la seconda opera che iniziano a delinearsi una ricerca, una poetica e una direzione letteraria. Eppure, proprio l’opera seconda riceve raramente un’attenzione specifica nell’ambito dei riconoscimenti letterari. Il Premio Katundo vuole colmare questo vuoto, offrendo uno spazio dedicato a un passaggio fondamentale nella costruzione di un percorso autoriale” sottolinea una nota degli organizzatori.
    Il nome del premio deriva dalla parola arbëresh ‘Katundo’ che significa comunità e identifica il paese di San Marzano di San Giuseppe, la più grande colonia arbëresh d’Italia: un richiamo alle radici culturali del territorio e al valore della condivisione attraverso la letteratura.
    Il Premio Katundo vuole anche “creare nuovi spazi di incontro, confronto e racconto” e prosegue la nota “dimostrare come anche i territori periferici possano essere luoghi capaci di produrre cultura, attrarre attenzione e generare nuove occasioni di dialogo”.

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