Violento incendio all’interno di una camera di pernottamento, polizia penitenziaria evacua sezione

La Segreteria Locale AL.Si.P.Pe di Taranto, per voce del suo Segretario Vincenzo Dragone, si trova ancora una volta costretta a denunciare pubblicamente il gravissimo stato di emergenza in cui versa la Casa Circondariale del capoluogo ionico. Una situazione di sovraffollamento fuori controllo (circa 850 detenuti presenti su una capienza attuale di 350/400 posti per la temporanea chiusura di 3 sezioni) e di cronica carenza di personale che ieri sera ha rischiato di trasformarsi nell’ennesima tragedia annunciata.

I fatti: paura e devastazione nella sezione 2C

Nella tarda serata di ieri, presso la sezione 2C del padiglione “Mar Grande”, alcuni detenuti hanno appiccato un violento incendio all’interno di una cella. Le fiamme e il denso fumo tossico sprigionatosi hanno reso l’aria rapidamente irrespirabile, costringendo il personale di Polizia Penitenziaria in servizio a disporre e coordinare l’evacuazione immediata dell’intera sezione detentiva.

La criticità dell’intervento è stata drammaticamente esasperata dal collasso strutturale della struttura: le serrature di ben 3 blindi si sono irrimediabilmente bloccate, costringendo gli agenti a procedere al taglio fisico degli sbarramenti in metallo per trarre in salvo i detenuti e mettere in sicurezza l’area. In questi momenti di puro caos e tensione, si è letteralmente sfiorata la rivolta dell’intera sezione. Solo grazie al sangue freddo degli agenti la situazione è rientrata. Nessun collega è rimasto ferito, ma il bilancio psicofisico e strutturale è devastante.

Il carcere: ricettacolo del disagio sociale e il fallimento dello Stato

Sulla vicenda è intervenuto anche il Segreterio regionale AL.Si.P.Pe, dott. Roger Durante: È ormai innegabile una triste realtà di fatto: il carcere è diventato il mero ricettacolo del disagio sociale (psichiatrico, tossicodipendente, emarginato). Lì dove la società civile, il welfare territoriale e le istituzioni sanitarie hanno già drammaticamente fallito, l’istituzione penitenziaria implodendo finisce per nuocere ulteriormente, tradendo apertamente il dettato dell’Art. 27 della Costituzione sulla funzione rieducativa della pena, e configurando violazioni sanzionabili ai sensi dell’Art. 3 della C.E.D.U. (trattamenti inumani e degradanti).

In questo vuoto abissale, continua Durante, è solo grazie al personale di Polizia Penitenziaria – sistematicamente e illegittimamente costretto a sopperire alle funzioni anche di altre aree (educativa, psicologica e sanitaria) – che si sta evitando il peggio e il compiersi di tragedie ancora più gravi.

Il doveroso ringraziamento alle donne e agli uomini del Corpo

Come Segreteria regionale, ringraziamo profondamente gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria di Taranto. Agenti che in ogni tempo, affrontando in questi giorni torride temperature all’interno dei reparti e muovendosi in un contesto di inaccettabili carenze strutturali (un’inadeguatezza logistica e impiantistica del tutto inconcepibile per un Paese che vuole essere moderno e al passo coi tempi), non arretrano di un millimetro.

Questi servitori dello Stato, afferma il sindacalista, conducono con altissima professionalità e impegno, sacrificio e dedizione un mestiere reso oramai impossibile da chi ci governa. Se il sistema regge ancora, è esclusivamente grazie alla loro inesauribile passione e al loro senso del dovere.

Violazioni normative e sicurezza sul lavoro: un episodio che vale mille denunce

I fatti di ieri sera, con le porte di emergenza bloccate, riferisce il Segretario regionale, configurano inoltre palesi violazioni del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro). Il blocco delle serrature in piena emergenza antincendio evidenzia lacune progettuali e manutentive gravissime che mette a repentaglio l’incolumità dei lavoratori, oltre che dei ristretti. Tutto questo in palese disprezzo della Legge 395/1990 sulle dotazioni organiche, che costringe pochi agenti a gestire numeri sproporzionati rispetto alla stessa Legge 354 del 1975 e alle altre norme vigenti in materia.

L’esasperazione del nostro personale è tangibile, il senso di abbandono è totale. Le risposte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), del Provveditorato Regionale A.P. (PRAP) e delle istituzioni politiche continuano a essere clamorosamente assenti.

Vale la pena ricordare, con profonda amarezza, che non è certo la prima volta che questa Organizzazione Sindacale denuncia con forza la totale disfatta del sistema dell’esecuzione penale, e in primis di quello carcerario. Purtroppo, i nostri ripetuti gridi di allarme e le nostre puntuali relazioni continuano a rimanere colpevolmente inascoltati, infrangendosi contro il muro di gomma dell’indifferenza sia delle Istituzioni regionali che di quelle centrali.”

Le richieste di AL.Si.P.Pe

L’AL.Si.P.Pe Taranto non è più disposta a tollerare questo scempio e pretende un intervento non più differibile da parte del Ministro della Giustizia e del Capo del DAP:

  • Immediato sfollamento della struttura tarantina per riportare l’indice di affollamento entro i limiti di legge.

  • Integrazione urgente della dotazione organica di Polizia Penitenziaria.

  • Piano straordinario di manutenzione edilizia, con verifica immediata dei sistemi di apertura/chiusura e degli impianti antincendio, pena la chiusura delle sezioni inagibili.

Basta con gli slogan, la polizia penitenziaria ha bisogno di fatti concreti.

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