Alla 60ª edizione della storica manifestazione pugliese debutta il Premio Sagra del Vino Epops, dedicato alle diverse espressioni del Primitivo. Tre vincitori assoluti e un premio speciale per un progetto che punta a diventare un appuntamento permanente.
Sessant’anni di storia possono essere un traguardo da celebrare, ma anche il punto dal quale ripartire. A Carosino, nel Tarantino, la 60ª edizione della Sagra del Vino ha scelto entrambe le strade: recuperare la memoria di una manifestazione profondamente legata all’identità agricola del territorio e, allo stesso tempo, provare a costruirne una nuova prospettiva.
È in questo percorso che si inserisce il Premio Sagra del Vino Epops, una delle principali novità dell’edizione 2026, ideato e organizzato da Epops Comunicazione e conclusosi l’11 agosto con la cerimonia di premiazione al Palazzo Ducale D’Ayala Valva.
Non un semplice riconoscimento inserito nel programma della Sagra, ma il tentativo di riportare il vino, e in particolare il Primitivo, al centro del racconto della manifestazione.
Tornare alle origini guardando avanti
Il rapporto tra Carosino e il vino precede di molto la nascita della Sagra. Per generazioni la viticoltura ha rappresentato una componente dell’economia agricola, del paesaggio e della vita sociale di questa parte della provincia di Taranto. La stessa manifestazione nacque sessant’anni fa anche per valorizzare il prodotto locale, far conoscere i produttori e diffondere una maggiore cultura vitivinicola.
Nel corso dei decenni la Sagra ha ampliato la propria dimensione popolare, culturale e di spettacolo. Con il Premio si è voluto recuperare quella vocazione originaria e rileggerla nel presente, creando uno spazio di confronto con il mondo della produzione e con l’evoluzione qualitativa del vino pugliese.
Al centro c’è il Primitivo, uno dei vitigni simbolo della regione, oggi capace di esprimere identità differenti a seconda dei territori, delle denominazioni e delle scelte dei produttori.
Una giuria tra esperienza internazionale, sommellerie e giornalismo
A presiedere la giuria è stato Enzo Scivetti, responsabile italiano del concorso Grenaches du Monde e giudice internazionale del Concours Mondial de Bruxelles. Al suo fianco una commissione costruita mettendo insieme esperienze internazionali, sommellerie, giornalismo e competenze nell’analisi sensoriale: Zvonko Herceg, presidente dell’Associazione Sommelier della Macedonia; Franco Santini, giornalista enogastronomico del Corriere Vinicolo; Giuseppe Gentile, giudice internazionale e wine manager; Francesco Galeone, maestro assaggiatore e delegato ONAV di Verona; Carmine Galasso, Miglior Sommelier di Puglia AIS 2023; e Massimiliano Cinque, sommelier e giornalista enogastronomico.
Un panel volutamente eterogeneo, capace di mettere a confronto sensibilità e percorsi professionali differenti e di dare già alla prima edizione del Premio un respiro che andasse oltre i confini strettamente territoriali.
I vincitori della prima edizione
Tre le categorie protagoniste: Gioia del Colle Primitivo DOP, Primitivo IGP e Primitivo di Manduria DOP. Per ciascuna sono stati assegnati i riconoscimenti Calice di Bronzo, Calice d’Argento e Calice d’Oro, oltre a un Primo Premio Assoluto.
Per il Primitivo di Manduria DOP il Primo Premio Assoluto è andato a Monte Diavoli 2021 di Masseria Cuturi 1881, espressione di una realtà profondamente legata al territorio manduriano e alla valorizzazione del suo patrimonio viticolo.
Nel Gioia del Colle Primitivo DOP si è imposto Riserva 2023 di Cantine Tre Pini, realtà dell’area di Cassano delle Murge: un territorio nel quale il Primitivo incontra condizioni differenti rispetto all’area ionica, offrendo un’altra lettura dello stesso vitigno.
Il Primo Premio Assoluto nella categoria Primitivo IGP è stato invece conquistato da La Signora 2021 di Morella, azienda di Manduria che ha costruito una parte centrale della propria identità produttiva proprio intorno al Primitivo.
Accanto ai riconoscimenti delle tre categorie, la giuria ha attribuito anche il Premio Speciale “Emozione” a Brandisio, Primitivo IGT 2015 di Oreste Tombolini, scelto per la sua capacità di esprimere autenticità e antichi valori, restituendo nel calice un legame profondo con la tradizione e con una visione del vino che conserva memoria, identità e territorio.
Quattro vini che raccontano, attraverso annate e provenienze differenti, quanto il Primitivo possa assumere identità diverse e quanto sia riduttivo leggerlo attraverso un unico modello stilistico.
L’elenco completo dei vini e delle cantine premiate è consultabile nella sezione dedicata ai vincitori sul sito ufficiale della Sagra del Vino di Carosino.
Dal sessantesimo anniversario alla seconda edizione
Il Premio è stato uno degli elementi di valorizzazione della 60ª Sagra del Vino, all’interno di un’edizione che ha affiancato alla festa una riflessione più ampia sul rapporto tra vino, impresa, turismo, cultura e sviluppo territoriale.
L’obiettivo è che la Sagra non sia soltanto il luogo nel quale il vino viene celebrato, ma anche uno spazio nel quale si produce cultura del vino, si confrontano territori e si costruiscono relazioni tra cantine, professionisti e pubblico.
Per questo la cerimonia dell’11 agosto non chiude il progetto. Il Premio Sagra del Vino nasce come appuntamento permanente e il lavoro per la seconda edizione è già cominciato.
L’esperienza del debutto sarà il punto di partenza per migliorarne ogni aspetto: organizzazione, coinvolgimento delle cantine, confronto professionale, comunicazione e capacità di proiezione oltre i confini regionali.
Dopo sessant’anni, dunque, Carosino non vuole soltanto custodire la propria Sagra. La sfida è utilizzare una tradizione così longeva per continuare a valorizzare il Primitivo e costruire, intorno al vino, nuove occasioni di cultura e territorio.
