Il CSIS (Center for Strategic Studies) è un Centro Studi e Ricerche, con sede a Washington D.C., notissimo per l’analisi strategica e la ricerca politica su difesa, sicurezza internazionale, tecnologia e finanza; e per l’analisi delle relazioni internazionali.
Il suo ultimo report ha un titolo entusiasmante per i costruttori e fornitori di armamenti. Eccolo:
“$3.7 Billion: Estimated Cost of Epic Fury’s First 100 Hours”.
Roba da rimanere allibiti: “$3,7 mld è il costo stimato delle prime 100 ore di Epic Fury”. Le prime 100 ore non contemplavano la mobilitazione di tutti gli altri Paesi che, in un modo o nell’altro, si trovano oggi coinvolti in questo terremoto di guerra, sia dal punto di vista militare sia dal punto di vista della economia, della migrazione, della logistica.
Cosa è Epic Fury? In italiano “Furia Epica”: è il nome affibbiato alla operazione militare congiunta Israele/USA contro l’Iran. E risponde in pieno alla risolutezza con cui l’operazione è stata avviata ed è condotta; coscientemente e consapevolmente. Eh! Si. Perché se qualcuno dovesse pensare che Trump possa essere imprevedibile e impulsivo, umorale, si sbaglierebbe di grosso. Non avrebbe fatto nella sua vita, quello che ha fatto. Si può essere d’accordo o meno con quello che fa ovvero su come lo faccia, ma questo è altra storia. Netanyahu, d’altra parte, sa molto bene il fatto suo: primo ministro di Israele per venti anni, e non ha ancora finito.
Questi sono i personaggi che hanno dato il via a questa guerra: criticarli, denigrarli, condannarli non serve a nulla; né tantomeno serve giudicarli in base a norme che hanno mostrato di essere inefficaci; né serve manifestare e dimostrare. E’ come se, deliberatamente, ponessimo sui nostri occhi delle belle fette di prosciutto per rimanere ancorati ad una visione del mondo che sta svanendo; in fin dei conti quei due non cambieranno idea.
Intanto, sul piano strettamente pratico, vedremo se i piani militari, politici e socioeconomici di Israele e USA saranno stati progettati correttamente o dovranno essere riveduti.
Cosa sappiamo di questa guerra? Praticamente nulla, al di fuori che sia cominciata, perché i due alleati non hanno informato nessuno. Ah! Un’altra cosa, però, sappiamo: tutto il mondo blatera in varia misura. Quello che conosciamo meglio è il moto browniano nazionale della opposizione: un fermento costellato di dichiarazioni senza significato, senza costrutto, senza prospettiva. Qualche esempio? Violazione del diritto internazionale! L’Italia dica a Trump di smettere! Dobbiamo fare come il coraggioso Sanchez (il premier spagnolo più inguaiato che mai)! Governo sottomesso agli USA! Dobbiamo salvare la bolletta energetica degli italiani! …. e così via.
Tutta una noiosa fascia di popolazione che ha bisogno di esternare: chi per ufficio, come i politici; chi perché sedicenti esperti e notabili; chi per partito preso; chi perché ha stabilito che la sua è la vera verità; chi per apparire bene informato e degno di attenzione. E così via.
Se non si parla, non si sta sul palcoscenico; non importa se si prendono per vere quelle che ad un banale esame diventano fake news; non importa se nulla si conosce del mondo nascosto dietro il paravento dei media e della comunicazione ufficiale che tutti dovrebbero sapere che sia ben orchestrata.
Comunque, in ogni caso, emerge il solito ritornello: è colpa dell’Italia e del Governo. Questa è una osservazione, non certo un assist al governo, come sbrigativamente qualcuno potrebbe tendere a concludere.
Ma come mai riappare sempre lo stesso ritornello? La risposta la conosciamo: Perché il Governo non fa quello che deve fare! E cosa dovrebbe fare? Ecco: da piccolino e insignificante, considerato dal mondo intero come il due di picche, dovrebbe puntare severo, scuotendolo, l’indice accusatorio, e tuonare ai più grandi di smetterla.
In ogni caso, guardare con sdegno il Governo non ci si sbaglia; si va sul sicuro. Da ragazzo, ricordo che si diceva: “Piove? Governo ladro!”.
Era fatta! Tutti d’accordo; anche senza pioggia.
Questa guerra è una svolta epocale: tutto cambierà.
Pensate che prima si pensava che infrangere il diritto internazionale fosse tipico della Russia e di Putin. Ora, si è capito che anche gli USA, il tabernacolo della democrazia liberale, lo fanno … infrangere il diritto. Ma gli USA, fino a ieri, erano rappresentativi del cosiddetto Occidente. Che figura, mettersi allo stesso livello della Russia! Ma noi siamo furbi, c’è la scappatoia: non sono gli USA che infrangono … è quel mascalzone di Trump. E’ uguale a Putin; stessa pasta.
Purtroppo, però, gli USA hanno già fatto saltare ben 66 accordi e trattati: sono usciti da tante organizzazioni internazionali che riguardano vari ambiti, tra cui il clima (Accordi di Parigi), i diritti umani (CDH – Consiglio ONU per i Diritti Umani), la sanità (OMS), vari organismi ONU. Tutti enti considerati inutili dannosi e costosi.
Vuoi vedere che, se i grandi infrangono le regole che loro stessi hanno costruito, queste regole vanno aggiornate? In fin dei conti sono loro che fanno la storia; i popoli stanno a guardare.
Fatto sta che tutti parlano, il vociare è diffuso. Gli unici che si dovrebbe avere interesse ad ascoltare, in merito a questa guerra, e che dovrebbero dire qualcosa, tacciono: Russia e Cina. Per quel poco che hanno lasciato trapelare, si è capito che non intendono essere coinvolti nella bagarre, benché abbiano cercato di infilarsi nel Golfo proprio a supporto dell’Iran. Risultato? La voce diffusa di una Russia che aiuta i Pasdaran non viene nemmeno presa in considerazione da Israele e USA. Non c’è dubbio che se i tre grandi, invece di confliggere “tangenzialmente” nella lotta al posizionamento, si confrontassero face to face, non avremmo una o più guerre, ma un disastro globale. Allora, ci sarebbe da supporre che, se i tre (Cina, Russia, USA) non si sono accordati, allora, certamente, si sono capiti.
A noi non resta che dire “Meno male!”.
ANTONIO VOX
