Riflettevo: quante volte abbiamo pronunciato o sentito dire questa frase? Ma, quanta verità si nasconde dietro a queste parole o quanto rappresentano invece una scusa, un alibi per non cambiare?
Come sempre partirò dalle definizioni, per poi approfondire il concetto di “personalità” e le teorie che esistono attorno ad essa e per capire se è possibile cambiare.
Cos’è la personalità?Possiamo definirlo come l’insieme unico di caratteristiche, emozioni, tratti specifici del carattere e modelli comportamentali che compongono e rendono ogni individuo unico, diverso dagli altri, influenzando il suo modo di pensare, sentire e agire.
La personalità è un costrutto psicologico che si riferisce all’insieme delle caratteristiche genetiche e biologiche (nasciamo con queste caratteristiche) di comportamento “stabili”, cioè che rimangono tali, e altre strettamente psitiche sono caratteristiche caratteriali, che l’individuo apprende e che sono il risultato dall’interazione con l’ambiente.
Tutte queste caratteristiche, tanto quelle comportamentali quanto quelle caratteriali, formano la personalità che ci differenzia gli uni dagli altri e influenza pensieri, emozioni, sentimenti e comportamenti di un individuo, aiuta a definire l’identità, a stabilire obiettivi e a gestire le relazioni.
In pratica è proprio la presenza più o meno marcata di una di queste caratteristiche a differenziarci, la personalità è propria di ogni essere umano e ci rende “UNICI”, è capace di guidare la nostra vita, perché influenza il modo di percepire noi stessi, di comprendere e agire nel mondo, nelle relazioni che intratteniamo con gli altri; nella nostra capacità di adattarci a diversi ambienti e situazioni, e nelle decisioni che prendiamo.
La personalità viene definita anche come un’organizzazione di modi di essere, di conoscere e di agire (sentimenti, pensieri, comportamenti), caratterizzata da unità, coerenza, continuità, stabilità e progettualità.
In linea con questa considerazione, Claude Robert Cloninger, uno psichiatra e genetista americano, ritiene che la personalità sia il risultato di un’integrazione tra aspetti biologici ereditari e neurobiologici più stabili nel tempo (temperamento), cioè tratti innati, ed aspetti psitici relativi all’apprendimento socio-culturale (carattere) cioè tratti appresi, acquisiti e influenzati dall’ambiente.Ecco, dunque, che: “temperamento e carattere” possono essere considerati componenti essenziali della personalità.
Ed è questo il concetto principale che voglio ribadire la personalità è un’organizzazione multifattoriale, insieme delle caratteristiche psichiche e delle modalità comportamentali, in cui si combinano tratti coscienti e tratti incoscienti, idee e metodi, approccio alla realtà e elementi psicologici.
La personalità quindi non è un concetto interamente definito dai nostri geni, e proprio in virtù di questo abbiamo modo di intervenire per effettuare qualche cambiamento.
Di fatto, se volgiamo lo sguardo al passato, ci renderemo conto di come nel corso della vita abbiamo conservato alcune parti della nostra personalità, e altre no.
Gli studiosi della personalità hanno proprio il compito di studiare gli individui in tutte le loro sfumature: le caratteristiche universali degli individui, quindi cosa li accomuna, e quali possono essere le differenze individuali che determinano l’unicità di ciascuna persona, nel tempo hanno cercato di classificare e di creare delle tipologie omogenee di personalità.Infatti, seppure nella univocità, esistono una serie di tratti comuni che hanno permesso, di parlare di “tipi” di personalità, e hanno portato a dei modelli concettuali a delle teorie, che vogliono spiegare l’origine della personalità, la sua struttura, le dinamiche e le forme di sviluppo.
Visto la complessità della personalità umana nessuna, ovviamente, risulta perfetta e infallibile, anche se nel corso degli anni queste si sono costantemente evolute, per cui possono essere sicuramente uno strumento utile a chi desidera approfondire o studiare il tema.
– Teoria psicodinamica: di cui i suoi due grandi esponenti sono Freud che pensava che la personalità si formasse attraverso la repressione di desideri e pensieri inconsci, e Jung che sosteneva che si formasse attraverso l’interazione tra conscio e inconscio.
– Teoria socio-cognitiva: per Bandura, il nostro comportamento è fondamentalmente il risultato dell’osservazione e dell’imitazione di ciò che fanno gli altri individui.
– Teoria umanistica: in cui Rogers sosteneva che gli esseri umani hanno una tendenza innata alla crescita e all’autorealizzazione, ma che le condizioni di valutazione imposte dagli altri possono distorcere la percezione di sé e ostacolare tale crescita, e Maslow che basò la sua teoria sulla gerarchia dei bisogni che vanno dal fisiologico all’autorealizzazione.
– Teoria dei tratti di Personalità ( State of Mind): Allport e Cattell hanno identificato diversi tratti stabili e duraturi che compongono i tipi di personalità. Il modello “Big Five” è uno dei più importanti all’interno di questa teoria, sostiene che esistono cinque dimensioni principali della personalità, questi tratti sono raggruppati in categorie: • Apertura all’esperienza, • Coscienza o responsabilità, • Estroversione, • Piacevolezza o gradevolezza,• Nevroticismo.Questo modello è diventato importante perché offre un modo semplice e comprensibile per descrivere qualcosa di così complesso come la personalità. Numerosi studi l’hanno ampiamente approfondito, verificato e supportato, e hanno portato al suo utilizzo sia nel campo della psicologia clinica che delle risorse umane.
Arriviamo alla fatidica domanda:È possibile cambiare la nostra personalità?
Da quanto visto la risposta è altrettanto chiara: sì!È possibile cambiare la propria personalità a qualsiasi età, ed è addirittura possibile decidere la direzione e l’intensità di tale cambiamento anche se questo se autentico, richiede tempo, impegno, volontà e consapevolezza.
La personalità non è statica, ma malleabile: esperienze di vita, traumi, scelte consapevoli e la pratica di nuovi comportamenti possono, nel tempo, modificare i tratti iniziali.
La psicologia, come abbiamo visto, ci insegna che una buona parte della personalità è ereditata ed è influenzata dalla genetica, anche se non si tratta di una configurazione genetica definitiva, come nel caso di alcune malattie.In seguito, abbiamo anche visto, che la personalità non è che un filtro attraverso cui ci relazioniamo con l’ambiente, con il mondo, e se il mondo stesso è in continuo cambiamento, anche la nostra personalità cambia e può cambiare nel tempo, sebbene questo, non sia qualcosa di semplice o rapido da ottenere.
Molte teorie della personalità sottolineano che l’autoconsapevolezza, la determinazione, la dedizione, la motivazione e le esperienze svolgono un ruolo chiave nell’evoluzione della personalità; perché influenzano il modo in cui una persona percepisce se stessa, il modo di relazionarsi con gli altri e di affrontare situazioni complesse.
Il cambiamento può essere innescato da esperienze di vita, relazioni significative o dalla terapia, e per realizzarlo è comunque, necessario e indispensabile, essere disposti a mettere in discussione i propri schemi di pensiero e a impegnarsi attivamente in nuovi comportamenti.
Le caratteristiche, i tratti caratteriali, quelli sviluppati principalmente nell’interazione con l’ambiente sono più facili da cambiare, rispetto alla personalità di base, l’influenza genetica su di esse, infatti, è minore.
Questo non significa che è possibile modificare anche queste caratteristiche di base, la personalità è evolutiva e modificabile attraverso un lavoro attivo su se stessi, ponendoci pur sempre dei limiti: non è possibile cambiare radicalmente la propria natura profonda comportamentale.
Con quali strumenti farlo?Sono essenziali:• consapevolezza, • auto-riflessione, • uscita dalla zona di comfort.
Il cambiamento autentico è un processo graduale, richiede la ripetizione costante di nuovi pensieri e abitudini, non avviene in modo rapido, si consolida solo con l’esercizio di comportamenti e pensieri nuovi, alternativi ai precedenti.È frutto di una scelta che, anche se può essere influenzata dall’esterno, deve essere presa in modo spontaneo ed autonomo.
Cambiare è possibile e come esseri umani possiamo farlo a qualsiasi età, tanto conto che la “maturazione” secondo studi avviene tra i 16 e i 66 anni, e che si diventa più stabili emotivamente e coscienziosamente solo con l’età.Ovviamente tanto più adulta è la persona, quanto più alta sarà la sua resistenza al cambiamento; d’altronde è un modo di essere, che ci identifica e in cui ci riconosciamo, che ci ha accompagnato per tantissimi anni.Resta comunque una resistenza, una scusa contro la quale serve essenzialmente volontà.
In tutti i casi è necessario sviluppare sempre maggiore consapevolezza: comprendere gli schemi attuali e i motivi per cui si desidera cambiare è il primo passo fondamentale e poi:- Cambiare la comunicazione interiore.- Stabilire obiettivi realistici.- Accettare le sfide e imparare dai fallimenti: – Essere gentili e comprensivi con se stessi.
Resta fondamentale, come sempre, adottare una mentalità di apprendimento continuo, cioè essere aperti a imparare e a crescere costantemente.
Si tratta di crescita personale e di guarigione emotiva per identificare e superare gli aspetti del passato che limitano la vita presente, per fare questo si può trovare supporto e risorse nei libri, pubblicazioni ed eventualmente nella psicoterapia e soprattutto dentro ognuno di noi.Buona riflessione
Roberto Kudlicka
