LA GEOPOLITICA COMANDA, LA MORALE SEGUE. E CHI NON PUÒ, SI INVENTA LE FRESCACCE

Il mitico Dario Fabbri sostiene che Donald Trump “ci mostri la cucina dell’Impero”, cosa che, tra l’altro, sempre secondo il direttore di Domino, nessun Presidente degli Stati Uniti aveva mai fatto prima.

Io, invece, aggiungerei che il Tycoon possiede un’altra caratteristica che nessun suo omologo ha mai manifestato: quella di mettere in luce tutte le ipocrisie e tutte le frescacce che il sistema ci ha raccontato negli ultimi ottant’anni. La più grande tra queste è l’idea che gli ex imperi anglo-francesi, così come tutte le altre democrazie e i cosiddetti Paesi civili, abbiano non solo rinunciato alle proprie colonie, ma nutrano addirittura nei loro confronti una vera e propria forma di isincronasia.

E invece, non si capisce come e perché, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti manifestano — oggi più che mai — la loro volontà di annettersi la Groenlandia, che dista appena 50 chilometri dalle coste statunitensi e oltre 2.000 chilometri dal Paese che ancora oggi la controlla e la protegge formalmente, ossia la Danimarca, si assista da parte di quest’ultima e di tutti i sodali di Copenaghen alla manifestazione della più netta contrarietà a tale soluzione.

Una contrarietà tale da partorire una spedizione militare tanto grottesca quanto risibile dei Paesi dell’Unione Europea nel cuore del Circolo Polare Artico: 41 uomini in totale — Francia (circa 15 soldati già presenti sull’isola), Germania (13 militari), Norvegia (2), Finlandia (2 ufficiali di collegamento), Svezia (3 ufficiali), Paesi Bassi (2 ufficiali), Islanda (2 membri della Guardia Costiera), Regno Unito (1 ufficiale) e Belgio (1 ufficiale).

Un gesto essenzialmente simbolico, ma che dice molto — anzi, dice tutto — su come stiano realmente le cose, ben lontane dalla narrazione ideologica che, ad esempio in Italia, ci è stata letteralmente inculcata per decenni, tanto a scuola quanto in televisione, su queste tematiche.

D’altronde, se così non fosse — non nel Medioevo, ma appena negli anni Ottanta del secolo scorso — il Regno Unito non avrebbe mai mosso guerra all’Argentina per riprendersi le Isole Falkland (in spagnolo Malvinas): un arcipelago composto da due isole principali e da una miriade di isolotti e scogli — circa 738 — sperduti nelle acque gelide della Patagonia, a circa 500 chilometri dalle coste argentine e a oltre 12.000 da quelle britanniche, ma fondamentale per il controllo del collo di bottiglia strategico rappresentato dal Passaggio di Drake.

Altro che guerre per il mantenimento delle colonie dei “cattivi” portoghesi e spagnoli in Africa: Paesi che, secondo la narrativa dell’epoca, venivano dipinti come tali anche perché erano gli unici — insieme alla Grecia — ad avere ancora, alla metà degli anni Settanta del secolo scorso, un regime autoritario al potere, che larga parte dell’intellighenzia occidentale non esitava a definire fascista.

La Francia, poi, al pari della Gran Bretagna, non ha mai voluto — e non vuole tuttora — rinunciare all’Africa e alle proprie sfere d’influenza. Non a caso un Presidente come François Mitterrand arrivò a vaticinare che «la Francia non sarebbe mai più stata una grande potenza senza l’Africa».

Tant’è che un grande italiano come Enrico Mattei ci rimise la pelle per aver sostenuto gli indipendentisti algerini a scapito degli interessi dell’Eliseo; così come un imprenditore prestato alla politica come Silvio Berlusconi perse la poltrona per aver stretto accordi con Muʿammar Gheddafi. Del resto — e oggi lo attestano documenti pubblici — a volere nel 2011 il Colonnello morto e un governo tecnico in Italia fu senz’altro Nicolas Sarkozy.

Allo stesso modo, provate oggi a imporre ai nostri cugini d’oltralpe la cessione della Guyana Francese, che dista meno di 2.000 chilometri dagli Stati Uniti e oltre 7.000 dalla madrepatria europea, e vedrete cosa succede.

Le Nazioni, in fondo, fanno le Nazioni — da sempre e per sempre — al netto dei regimi che, in un dato periodo storico, le governano. I samaritani, forse, fanno i buoni samaritani; tutto il resto sono congetture buone per i concorsi di bellezza e per le adunate degli scout.


Lorenzo Valloreja

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