Una storia che aveva commosso e indignato l’Italia intera cambia improvvisamente direzione. Il caso di Bruno, il cane molecolare di Taranto che si credeva ucciso da bocconi avvelenati con chiodi, assume contorni completamente diversi. La Procura di Taranto ha infatti ribaltato la versione iniziale, iscrivendo nel registro degli indagati l’addestratore e proprietario Arcangelo Caressa per simulazione di reato.
L’indignazione era esplosa sui social media, coinvolgendo persino la Premier Giorgia Meloni che aveva definito l’accaduto “un atto vile e inaccettabile”. Oggi però emergono elementi che mettono in discussione l’intera vicenda.
L’autopsia sul corpo dell’animale ha rivelato l’assenza di chiodi o sostanze tossiche nello stomaco e nell’intestino. Secondo il referto veterinario, Bruno non avrebbe mangiato per almeno venti ore prima del decesso. Le testimonianze raccolte hanno inoltre evidenziato che nel box dove è stato ritrovato il cane non c’era traccia dei presunti bocconi avvelenati.
Gli inquirenti sospettano che la scena sia stata costruita artificialmente. Particolarmente sospetto è risultato il rapido seppellimento dell’animale, avvenuto senza informare le autorità competenti. La Procura ha disposto perquisizioni e sequestri di dispositivi elettronici e documentazione a carico di Caressa.
Le indagini proseguono per chiarire le reali cause della morte di Bruno, ma una cosa sembra ormai certa: il cane non è stato vittima di avvelenamento con chiodi, come inizialmente sostenuto. Questa svolta investigativa aggiunge un ulteriore strato di complessità a una vicenda già dolorosa, trasformandola in un caso ancora più difficile da comprendere.
