Chi sono gli Hikikomori?

Per la ricerca e riflessione parto da una leggenda giapponese:“C’è un mito shintoista sulla dea del sole ‘Amaterasu’.Dopo lunghi scontri con il fratello, in segno di protesta Amaterasu (Grande dea che splende nei cieli) si è rinchiusa in una caverna, isolandosi dal mondo. Oscurità e morte consumarono il Giappone. Solo con gli sforzi di milioni di altre divinità, Amaterasu fu attirata fuori dalla caverna e il mondo tornò alla luce e alla salute.”
Questa la leggenda ma, il fenomeno di cui vi voglio parlare, nella realtà conta oltre 1 milione di casi nel solo Giappone paese in cui è nato ma, è presente anche in Italia e nel mondo occidentale, giovani e adulti, con un picco nella fascia 14-30 anni e prevalentemente di genere maschile, che si stanno sigillando nelle loro caverne virtuali.

Che significa essere Hikikomori e chi sono gli Hikikomori?
“Hikikomori”, è un termine giapponese che significa “stare in disparte”, “isolarsi” deriva dal verbo hiku (tirare indietro) e komoru (ritirarsi), descrive una particolare sindrome, un fenomeno di estremo ritiro sociale (social withdrawal), in cui una persona decide di ritirarsi dalla vita sociale, si isola “volontariamente” dal mondo esterno, come scuola, lavoro, amici per un periodo lungo, almeno 6 mesi, alle volte anni. 
L’Hikikomori è una condizione complessa di ritiro sociale patologico, una volontaria reclusione dal mondo esterno, non è un fenomeno esclusivamente culturale e non è una semplice pigrizia, 

L’Hikikomori  è un disagio adattivo sociale complesso, una “gabbia” autoimposta, un ritiro volontario, si tratta di un particolare disturbo psichiatrico che si manifesta attraverso l’autoesclusione dal mondo esterno, isolamento e rifiuto completo e totale per ogni forma di relazione, ma, non solo anche per la luce del sole, tanto che i giovani hikikomori, spesso, sigillano le finestre con carta scura e nastro adesivo per evitare completamente la luce. 
La vita dei giovani hikikomori si svolge rinchiusi all’interno della loro abitazione, un completo e totale isolamento sociale, evitano e rifiutano qualunque tipo di contatto e di rapporto sociale diretto interpersonale e con il mondo esterno, se non quelli familiari stretti.
Talvolta le interazioni sociali sono nulle anche con quelli all’interno del proprio nucleo familiare convivente (genitori), le uniche interazioni sociali con loro si concretizzano nei momenti in cui viene passato il piatto con il pasto all’interno della stanza da loro.occupata.
Rimangono quindi confinati nella propria stanza o camera da letto per periodi prolungati, riducendo al minimo le interazioni, spesso, ma non sempre, solo per mangiare o al massimo per andare in bagno e frequentemente con inversione dei ritmi sonno-veglia. 

I giovani hikikomori possono manifestare il loro disagio in vari modi come lo stare in casa tutto il giorno, oppure uscire solo quando sono sicuri di non incontrare conoscenti, o addirittura vagare senza meta tutto il giorno facendo credere di essere andati a scuola.
Gli hikikomori sono caratterizzati dall’evitamento di qualsiasi tipo di relazione e comunicazione diretta con altri individui, questo isolamento estremo, quasi totale viene alimentato e forse allentato dalla tecnologia, spesso trovando rifugio solo nel mondo virtuale; infatti, le uniche interazioni con l’esterno avvengono attraverso internet, l’utilizzo di chat e social network.

Internet e i videogiochi diventano spesso l’unico canale di contatto, creando una realtà virtuale che viene preferita, perché più governabile e per questo meno insidiosa, di quella reale. 
Nonostante sia un disturbo variegato sembra essere predominante in soggetti che presentano alcune caratteristiche comuni:- Giovane tra i 14 e i 30 anni.- Maggiore probabilità di sesso maschile tra il 70% e il 90% dei casi, il numero delle ragazze potrebbe essere sottostimato dai sondaggi effettuati finora. – Figlio unico.- Estrazione sociale medio-alta.- In genere con genitori entrambi laureati. – Solitamente risulta assente in famiglia uno dei genitori, più comunemente il padre, e spesso ricopre incarichi dirigenziali.

Sono spesso ragazzi molto intelligenti, con un elevato QI, ma di carattere molto introverso e introspettivo, sensibili e inibiti socialmente, convinti di stare meglio da soli, lontani da tutti.Gli studi confermano che le persone hikikomori hanno una storia di abbandono scolastico e hanno precedenti trattamenti psichiatrici.
Le indagini ufficiali condotte finora dal governo giapponese hanno identificato oltre 1 milione di casi, con una grandissima incidenza anche nella fascia di popolazione over 40. Questo perché, nonostante i soggetti hikikomori si palesino principalmente durante l’adolescenza, la condizione può ed ha la tendenza a diventare cronica, per cui può durare per decenni, diventando una condizione di vita, rischiando di perdurare anche tutta la vita. 

In Italia, soprattutto a seguito della pandemia, che ha estremizzato il problema, l’attenzione nei confronti del fenomeno sta aumentando. Nel nostro paese non ci sono ancora dati ufficiali, ma si stima ci siano circa 100.000 casi.
I sintomi associati sono disturbi del sonno (ritmo invertito), cioè spesso presentano alterazione dei ritmi circadiani, apatia, perdita di emozioni, ansia, bassa autostima, difficoltà di regolazione emotiva e sovraccarico sensoriale, con conseguenze significative sulla salute fisica e mentale. 
Il disagio psichico può essere espresso anche attraverso forme di aggressività e scoppi di rabbia, ed è stato dimostrato che l’hikikomori sia associato ad un elevato rischio di suicidio. 
Lo stile di vita incentrato sulla casa, l’incapacità o riluttanza a frequentare la scuola può portare a conseguenze che hanno un grave impatto sulla vita degli adolescenti, che sperimentano l’esclusione sociale attraverso l’autoisolamento.Stesso discorso nel campo lavorativo, la difficoltà di integrazione lavorativa porta a gravi conseguenze anche esistenziali e sociali, anche se alcuni riescono a sopperire sviluppando competenze specifiche online, e lavorando in smart working. 

La differenza sostanziale e fondamentale con i NEET (Not in Education, Employment, or Training), altro problema sociale tra i giovani,  è che questi non studiano né lavorano, ma non rifiutano necessariamente la socialità e l’interazione sociale.
Siamo in una società in cui si tende a semplificare e si vuole attribuire il ritiro sociale alla pigrizia, alla malattia o ai videogiochi, sono tutti pregiudizi molto gravi che producono interventi sbagliati e anche l’aggravamento del problema.

Le cause invece sono profonde e possono provenire da diversi fattori scatenanti.
Secondo lo psicologo Marco Crepaldi, fondatore dell’associazione Hikikomori Italia: «Alla base di questa condizione c’è un disagio adattivo sociale. I giovani, che sperimentano una forte ansia sociale, faticano a relazionarsi con i coetanei e ad adattarsi alla società.” 
Quella che viene indicata tra le prime concause significative che concorrono all’instaurarsi della condizione “Hikikomori” è rappresentata da rapporti difficoltosi con i genitori.- Questi potrebbero risultare iperprotettivi o troppo incentivanti, senza rispettare le necessità e i disagi del ragazzo. – Famiglie disfunzionali che non preparano i figli all’indipendenza.- Elevate aspettative familiari e sociali, percezione di fallimento (scolastico, lavorativo).- Forte disagio all’interno del contesto familiare e sociale, come anche dinamiche familiari completamente assenti.- Forti pressioni psicologiche da parte dei genitori esercitate sui figli.
Una cosa, a mio parere interessante, che ho letto durante la mia ricerca documentale, che voglio esporvi, entra in quella che è la filosofia orientale giapponese: il concetto psicologico di “amae”.Questo rappresenta la interdipendenza fra genitori e figli, uno stile genitoriale protettivo e amorevole, che può favorire la dipendenza madre-bambino.La parola “amae” indica un particolare atteggiamento madre-bambino, una sorta di rapporto simbiotico in cui il bambino continua a sentire e percepire la vicinanza della madre come una necessità assolutamente indispensabile, con un estremo bisogno di restarle accanto predisponendosi ad un atteggiamento di dipendenza.Da una ricerca giapponese la stragrande maggioranza dei casi hikikomori, circa 88%, è presente uno stile genitoriale caratterizzato dall’amae.

Il concetto “amae”, che significa “dipendenza”, è un concetto chiave tipicamente connesso alla società giapponese, che rispecchia non solo la realtà sociale, ma soprattutto la dimensione psicologica privata della struttura familiare nipponica.Il concetto di “amae” si riferisce a tutti gli aspetti della vita quotidiana giapponese, poiché collegato ad altre caratteristiche, insite nella forma mentis nipponica come, ad esempio, “riservatezza” (enrjo), “dovere sociale” (giri), “peccato” (tsumi) e “vergogna” (haji). 
Anche “timidezza” che nella lingua giapponese si traduce con lo stesso termine di vergogna, si esprime in una morbosa paura degli altri, una sorta di fobia che, soprattutto in Giappone, è una patologia quasi esclusiva del genere maschile riscontrabile non solo negli adolescenti, ma anche tra i giovani adulti.
L’altro ambiente fondamentale per il ragazzo hikikomori è quello scolastico o accademico, ove può incontrare pressioni e sociali soprattutto se appartiene a una famiglia con alte aspettative o anche a causa dell’eccessiva severità del sistema educativo scolastico.
Cause importanti per lo sviluppo di questo fenomeno è anche l’essere stati vittime di forme di bullismo, di sopraffazione e pressione sociale; una violenza psicologica fatta di pressioni, derisione e forme di abuso ed esclusione dal gruppo, subita da chi non è in grado di competere.
La scuola è il primo luogo dove identificare i primi campanelli di allarme, in quanto è il luogo in cui il giovane può essere maggiormente esposto di bullismo,  proprio perché carente di capacità e risorse comunicative che non lo mettono in grado di interagire in maniera sufficientemente adeguata e di inserirsi all’interno del gruppo.L’assenteismo scolastico è spesso la prima manifestazione del comportamento di ritiro ed è spesso un precursore di hikikomori.
In definitiva il fenomeno è spesso legato alla sofferenza silenziosa e alla difficoltà di adattarsi ad ogni forma di pressione sociale del mondo moderno, di fallimento, di difficoltà emotive, o di esperienze traumatiche, come una malattia o la perdita di una persona cara.

Il ritiro sociale è sempre stato un sintomo di numerose patologie psichiatriche, può anche essere legato e spesso si sovrappone a: depressione, ansia sociale, fobia sociale, schizofrenia o ad altre condizioni come l’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), che è un disturbo del neurosviluppo che causa problemi di disattenzione, iperattività e impulsività, influenzando concentrazione, controllo degli impulsi e gestione dell’energia
Ma la grande diffusione degli hikikomori ha portato alcuni autori a considerarlo un disturbo mentale a sé.Ad oggi però non essendo ancora riconosciuto formalmente come un disturbo da parte del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, non rientra all’interno della categorizzazione psichiatrica internazionale DSM-5, per cui non sono ancora definiti i criteri diagnostici ed una diagnosi ufficiale, anche se il pensiero comune è che richieda l’intervento di uno psichiatra o altro specialista della salute mentale.

Nonostante una definizione ufficiale dell’hikikomori a livello internazionale non esista ancora, il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare giapponese (MHLW), ne ha fatto una descrizione precisa del fenomeno e ha indicato caratteristiche e sintomi specifici, ed ha pubblicato le linee guida sulla sindrome di hikikomori. Il documento delinea principalmente l’individuazione e i potenziali trattamenti per l’hikikomori, e sottolinea i criteri diagnostici per la sindrome da isolamento sociale identificata dal governo giapponese:
Il ritiro sociale e l’isolamento sono sintomi comportamentali trasversali a diverse diagnosi psichiatriche come:- Disturbi d’ansia: in particolare il disturbo d’ansia sociale.- Disturbi dell’umore: in particolare disturbi dello spettro depressivo.- Disturbi psicotici come la schizofrenia.- Disturbo evitante di personalità.Tuttavia l’hikikomori è stato definito uno stato “non psicotico”, per cui medici specialisti e gli studiosi, sono concordi e tendono a differenziarlo, come diagnosi, da altre patologie 
Le osservazioni fatte sulle famiglie, hanno rilevato che si tratta di un fenomeno multifattoriale, che nasce da una combinazione di fattori individuali, familiari e sociali.
La cura dell’hikikomori è ancora lontana dall’essere definita e varie strategie terapeutiche sono state provate. Spesso questi trattamenti includono un lavoro sul contesto, sulla famiglia e sulle relazioni in generale oltre ad un percorso di psicoterapia individuale e psicofarmacologia. La terapia familiare deve comprendere sia il paziente che i suoi genitori, il trattamento cognitivo-c

omportamentale dovrebbe trattare l’ansia sociale, il senso d’inadeguatezza e la bassa autostima.
In generale la percezione che un/a giovane hikikomori ha è quella di non riuscire a rispondere a tutte le richieste della famiglia e del mondo esterno con l’impossibilità di gestire la pressione sociale e il confronto con il mondo esterno. 
Stare nella relazione con l’altro diventa troppo difficile, fino a sottrarsi allo stress della lotta e della competizione, chiudendosi in sé stesso/a e nella in solitudine.

I ragazzi hikikomori sono eterni adolescenti che hanno un rapporto conflittuale con i genitori da cui sono dipendenti, ma che allo stesso modo trattano male, alle volte usando contro di loro violenza verbale e fisica.
È sempre utile quindi cogliere i primi segnali di disagio legati all’isolamento dei più giovani, non sottovalutando le richieste di aiuto e promuovendo momenti di ascolto, di dialogo e incoraggiando le occasioni di relazioni.

Buona riflessione.

Roberto Kudlicka 

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