LE STRANEZZE DELLA MAGISTRATURA ITALIANA

Ormai, siamo così abituati alle stranezze della Pubblica Amministrazione, nella quale trova agio e rilievo la gestione della Giustizia, che non facciamo più caso alle tante piccole spie che si accendono. Piccole in sé, come spie, ma che possono celare problematiche che potrebbero rivelarsi insignificanti o gravissime. Infatti, è proprio su queste stranezze che l’opinione pubblica dovrebbe porre estrema attenzione: sono i dettagli che contano. E’ bene intervenire precocemente perché, quando i sintomi non possono più essere ignorati, allora vuol dire che il cancro è in fase di metastasi, non è più operabile e l’esito è infausto.

 

Appena si lascia l’area della gente che lavora e produce, pur affranta, delusa e compressa nelle proprie libertà, per entrare nell’area della gestione della Res Publica, di stranezze se ne trovano a bizzeffe. Quella della gestione della Res Publica è un’area che vive al soldo della prima ma, complice la certezza della stabilità della posizione degli addetti, se ne frega altamente del suo datore di lavoro. Infatti, appare aver perduto il senso del proprio ruolo e, finanche dell’equilibrio, per entrare in ogni anfratto della vita sociale, al par di una comare.

 

Andiamo con ordine. Il 25 ottobre 2025, l’Ansa annunciava che Mohammad Hannoun, presidente dell’ associazione Palestinesi in Italia, era stato colpito da DA (Decreto di Allontanamento) da Milano, per un anno. Il decreto gli era stato notificato a Linate, al suo rientro da Roma per partecipare ad una manifestazione ProPal. Sembra che Hannoun avesse pronunciato, in analoga manifestazione del 18 ottobre 2025, frasi del tipo: “Chi uccide va ucciso. Perché piangere per questi criminali”. Faceva, allora, riferimento alla giustizia sommaria (per fucilazione in piazza) di Hamas nei confronti dei palestinesi ritenuti collaborazionisti di Israele. Le frasi erano condite con l’abituale slogan di companatico del “governo italiano complice diretto del genocidio a Gaza dove fornisce armi per sterminare i Gazawi”.

Le sue dichiarazioni del 18 ottobre, oltre al DA per 12 mesi, gli hanno procurato l’apertura di un fascicolo con l’accusa di istigazione a delinquere.  Stesso copione il 29 novembre 2024 (DA di 6 mesi e denuncia per istigazione a delinquere), quando il soggetto esaltò l’aggressione, ad Amsterdam, ai tifosi del Maccabi di Tel Aviv. 

 


Il 27 Dicembre 2025, l’ANSA informa che, nell’ambito di una indagine aperta prima del famoso 7 ottobre 2023, 9 persone, fra cui l’Hannoun, sono state arrestate e, poi, 25 indagate con l’accusa di “finanziamento di attività terroristiche” per importi superiori a € 8 mln. Il finanziamento sarebbe avvenuto tramite tre associazioni di beneficenza palestinesi e complicate triangolazioni finanziarie internazionali; l’indagine è stata condotta e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova; l’arresto, disposto dal GIP,  è stato operato dalla Digos, dalla Guardia di Finanza (Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Genova) e dal Nucleo Speciale della Polizia Valutaria; le informazioni documentali sul giro di danaro sembra siano state fornite dai servizi israeliani. Durante le perquisizioni effettuate, sono stati rinvenuti documenti, grande liquidità e personal computer in intercapedini murali.

 

Fin qui, tutto atteso e non sorprendente. Guardando i media in giro per il mondo, appare difficile che non nasca il sospetto che esista uno stile da “internazionale musulmana”, agguerrita e competente, ben distribuita nei focal point che contano, ben dotata di risorse economiche, dalla sapiente gestione dei mass media e delle relazioni, eccellente nella psicologia dell’apostolato (che tanto tempo fa era appannaggio della Chiesa Cattolica). Una “internazionale musulmana” che, a vario titolo e secondo le esigenze specifiche, emerge qua e là, con sigle diventate famose e che non muoiono mai:  ISIS, Daesh, OCI (Organizzazione internazionale della cooperazione islamica con 56 Stati), Al-Qaeda … con i simboli strutturali  della Mezzaluna&Stella e con il Colore Verde.  

 

La strategia è quella dell’occupazione di contesti, tramite plagio e caos dicotomico basato sulla radicalizzazione delle visioni alternative; strategia che è parente stretta di quella che ci piace chiamare ST&S (Soros Technicality & Style) con cui condivide modalità, usi e costumi.

Non è forse questo il severo avvertimento, stranamente ignorato dall’Occidente e dall’Italia, che ci lanciato Oriana Fallaci, con forza e lucidità razionale, nella sua Trilogia?

Basta un sguardo, anche poco attento, ai ruoli degli arrestati per capire che Hamas ha un “settore estero”, una cellula italiana, una filiale a Milano e a Firenze, un dipartimento in Toscana, un “board of directors” della European Palestinians Conference, un Blocco Islamico dell’Unione degli Ingegneri e numerose associazioni ONG.

Ancora, fra gli arrestati c’è chi è stato Ministro del Governo Hamas.

Tutto ciò la dice lunga con quale tipo di organizzazione, ricca di diramazioni, si ha a che fare. C’è da sorridere al pensiero che se l’Occidente dovesse fare ai “collaborazionisti” di Hamas, quello che Hamas ha fatto a Gaza ai “collaborazionisti“ di Israele, saremmo di fronte ad una strage epocale. 

Una cosa è certa: bisogna salvaguardare i nostri studenti universitari.

Altra cosa è certa, secondo glii inquirenti: del malloppo raccolto, per fini umanitari, alla popolazione di Gaza arrivava, forse, solo qualche briciola.

L’arresto di Hannoun è giunto appena in tempo prima che il soggetto scappasse in Turchia: qualcuno lo aveva avvertito ma lui non ha fatto in tempo a scomparire dai radar? Anche questo appare essere un legittimo sospetto.

 

Ma, informato il lettore sui fatti giudiziari e sviscerato qualche spontaneo sospetto, quale sarebbe la stranezza citata nel titolo?

Eccola. Nel bel mezzo di una indagine, focalizzata su fatti ed eventi italiani, che ha portato alla luce eventuali delitti penali, ci si trova di fronte ad un incredibile comunicato, firmato congiuntamente da Giovanni Melillo, procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, e Nicola Piacente, procuratore capo di Genova. 

Si legge: “Le indagini e i fatti attraverso esse emersi non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale”.

Qualcuno si dovrebbe chiedere il senso di questa strana precisazione.

Poi, però, quasi ad aggravare la situazione, per “apparare” l’assurdità del commento e trasferire al lettore un ipocrita senso di equilibrio e equilibrismo,  si legge: “Allo stesso tempo tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo (compresi quelli del 7 ottobre 2023) compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante”.

 


Cosa significa? I due procuratori stanno forse dettando la linea alla Corte Penale internazionale? Vogliono forse assumere in proprio un mandato internazionale a partire dal loro ruolo e compito “locale”? Vogliono inviare un messaggio in codice a qualcuno che sanno che li sta osservando? Vogliono scusarsi di quanto stanno facendo secondo la legge italiana? Vogliono forse tranquillizzare qualcuno?

Sembra proprio, con questa loro esternazione, che si voglia assicurare che gli atti italiani non scalfiscono, in alcun modo, un eventuale disegno di più ampia caratura. 

 

Ecco che si potrebbe dire: excusatio non petita, accusatio manifesta.

 

 ANTONIO VOX

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