Ultimamente sento parlare sempre più di … “Sì ma intanto lo stato è assente”…
Restringo il campo a quello diciamo di “gestione ed educazione” dei propri figli.
La cosa mi lascia perplesso, stupito; ho la mia età, vivo da sempre in Italia e ho visto una crescita progressiva e graduale di “attenzione” in questo campo di più di quanto, molto probabilmente anzi certamente resta poco, ma è sicuramente più di quella che c’era 10 anni e poi 20 e poi 30 e così via.
Cioè voglio dire che noi bambini, poi ragazzi e poi giovani abbiamo avuto sicuramente uno stato ed una scuola meno attenta a noi di quanto non lo siano siano adesso.
Domanda:
Eppure io e tantissimi altri come me siamo qui. Come abbiamo fatto noi e come hanno fatto i nostri genitori?
Boh?
I figli sappiamo che non sono nostri di nostra proprietà ma, abbiamo assunto la loro responsabilità, c’è la siamo presi sin dal giorno del loro concepimento, prima che della loro nascita e ufficialmente si può anche dire del loro riconoscimento.
Parlo di noi, non rom, non di immigrati; noi che abbiamo procreato con un certo senso di responsabilità, di volontarietà, di precisa volontà.
Ricordo, mio padre non si rivolgeva ad altri: scuola stato ecc… quando mi voleva dire qualcosa, quando mi voleva comunicare qualcosa.
Se non era lui era mia madre, forse lei anche di più.
Comunicare tra virgolette, talvolta i metodi non erano proprio montessoriani ma, intanto sono qui.
Adesso non si riesce più a gestire la situazione; ci vuole la scuola, ci vuole lo stato o non so quale ente .
Mah … resto perplesso
Forse ma, è solo un mio pensiero, una mia opinione serve: attenzione, responsabilità, sacrificio, dedizione.
Che diciamolo pure oggi non c’è più!
Occorre vegliare, seguire senza soffocare ma, con la giusta rigidità che serve quando serve per riportare sulla correttezza sociale i comportamenti, gli atteggiamenti, il contegno che non si può non notare nei nostri ragazzi a meno di essere simili nei pensieri e nelle condotte.
Io sto parlando ovviamente di quelli che anche, il codice riporta, come il buon padre di famiglia e non di altri.
Ma non è accettabile vedere genitori che di fronte a vere e proprie tragedie, che a mio parere li vede anche corresponsabili, cadono letteralmente dal proverbiale pero.
Genitori che scaricano ogni loro responsabilità su tutto quello che li circonda, ma loro dove erano o meglio ancora dove sono.
Io vedo anche pigrizia, indolenza, viltà, comodità che mi ricordano gli ignavi di Dante.
Allargando l’orizzonte vedo anche, di contro, quei genitori che accompagnano i propri figli: prima a scuola e poi all’università e persino agli esami, scuola e università che hanno scelto loro e cercano di spianare con un bulldozer la loro strada, cercando anche scorciatoie lecite e non, che poi proseguono nel lavoro e nella vita di questi prima 20-enni, poi 30-enni, 40-enni non pensando che questo, non sempre è un bene perché, per quanto facciano non sopravviveranno mai ai loro figli e che questi, una volta lasciati, rischieranno di affogare alla prima onda.
Non è un mestiere facile quello del “genitore”, generare può essere sinonimo di creare o meglio procreare e questo punto diventa una missione da accettare con consapevolezza, assennatezza, sensatezza.
Vabbè, avrei tante cose da dire, tanti esempi ma, lascio ad ognuno un po’ di riflessione un po’ di “esame di coscienza” come diceva mia nonna una frase che non sento dire più ma, che ognuno di noi dovrebbe fare spesso.
Questa è ovviamente, come sempre, la mia semplice opinione che può non essere condivisa. (Foto:provitaefamiglia.it)
