Sindaco di Taranto: il mio mandato è stato di guerra

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“E’ stato un mandato di guerra tra le battaglie sull’Ilva e due anni di Covid, ma se mi avessero detto che avrei pagato l’ordinanza sull’Ilva, io l’avrei rifatta cento volte. Non possiamo togliere a Taranto il futuro. Taranto si è rimessa in cammino e non saranno 17 carbonari afermarla”. Lo ha detto stasera il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, del Pd, nel corso di una manifestazione pubblica con Francesco Boccia, della segreteria nazionale del Pd, e Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia. Melucci lascia in anticipo l’incarico perché 17 consiglieri comunali su 32, tra maggioranza e opposizione, si sono dimessi provocando lo scioglimento anticipato dell’assemblea. Per Boccia, “dal dissesto del Comune, la città si è rialzata grazie ai sacrifici dei tarantini. Quando Prodi – ha sostenuto l’esponente nazionale Dem – mi spedì a Taranto nel 2006 come commissario, la città era in una crisi finanziaria senza precedenti. I servizi non funzionavano più, i bus non circolavano, persino i morti non si potevano seppellire. Lo Stato, però, ha ritrovato dignità grazie ai sacrifici dei tarantini, costruendo un meccanismo che ha consentito di essere quella città che tutti noi e voi abbiamo sempre desiderato”. “Rinaldo Melucci – ha aggiunto Boccia – ha interpretato il sentimento dei tarantini. Quando Melucci è partito, sapevamo che Taranto aveva i cinque anni più importanti della sua storia. Ma bisognava ripartire e il sindaco, sul mandato popolare, ha costruito un’idea di futuro che metteva insieme cultura e storia, trasformazione e innovazione. Il cammino è lungo – ha continuato Boccia – ma le vicende che viviamo a a Taranto, le stiamo vivendo in tutta Italia. E proprio in una fase in cui Taranto, insieme a Bari, si stava intestando la ripartenza economica, 17 vigliacchi, chiusi in uno studio notarile – ha aggiunto a proposito dei consiglieri dimissionari -, hanno fatto cadere l’amministrazione”. “Si può sfiduciare un sindaco, ma in Consiglio comunale, mettendoci la faccia, perché se lo si fa in quel modo vile, si deve spiegare il perché” ha sostenuto Boccia.

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