Riflettevo osservando le recite fuori dal set e dagli stage di attori, cantanti, artisti vari, nazionali e internazionali, personaggi dello spettacolo, politici, giornalisti fino ad arrivare a comuni mortali: mi veniva spontaneo scuotere la testa sconfortato, pensando cosa si fa pur di …
Una sorta di compromesso al ribasso che consiste nel rinunciare alla propria integrità professionale, etica o intellettuale (qualora esista), per esibire un comportamento di facciata per acquisire fan, audience, seguito, voti, notorietà a seconda del caso e della situazione e della convenienza.
È uno specchietto per allodole, una trappola per allocchi, purtroppo c’è ancora una gran bella compagnia di persone che viene “uccellata”, che ritiene che questi personaggi ci credano realmente, che esprimano effettivamente i loro sentimenti, ideali o passioni reali. Al contrario, a mio parere, sono atteggiamenti di pura apparenza, finti o ipocriti, che questi personaggi assumono per fare buona impressione sugli altri, per rispettare convenzioni politiche, sociali, umanitarie senza un reale, e soprattutto concreto, coinvolgimento.
A proposito della mia opinione è stato coniato anche un termine specifico, un espressione inglese: “VIRTUE SIGNALING” (o “VIRTUE SIGNALLING“) per identificare l’atteggiamento, il comportamento, letteralmente “segnalazione di virtù“.
La definizione è molto precisa e afferma: “esibizione pubblica di opinioni o valori morali per apparire buoni agli altri ma, senza compiere azioni concrete”.
È traducibile in italiano con il termine “FARISAISMO” di evangelica memoria o esibizionismo morale, con il quale si intende un atteggiamento di artefatta, talvolta esasperata, ostentazione di aderenza a valori morali che riscuotono consenso nella società del tempo, al fine di ottenere visibilità o facile approvazione dagli altri, senza però l’adozione di alcuna azione concreta per promuovere e attuare le istanze dichiarate.
Proprio come il vangelo descrive la figura degli scribi e farisei:
- vestire abiti lunghi ed occupare i primi posti alle cerimonie,
- osservare la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non vedere il tronco nel proprio,
- parlare di carità senza fare uno spicciolo di elemosina.
Perché Gesù li rimprovera?
Nei Vangeli (come in Matteo 23), Gesù critica duramente scribi e farisei per vari motivi:• Ipocrisia: Dicevano cose giuste ma non le facevano.• Ostentazione: Facevano le preghiere e le buone azioni solo per farsi vedere dagli altri.• Regole pesanti: Chiedevano agli altri sforzi enormi, ma loro non aiutavano nessuno.• Forma senza cuore: Badavano alle regole esteriori e dimenticavano l’amore, la giustizia e la misericordia.
Proprio l’identikit della mia riflessione: il sepolcro imbiancato all’esterno e dentro pieno di putredine.
Negli ultimi anni, il fenomeno ha attivato anche l’interesse di studiosi, sociologi e psicologi in quanto si abbiamo assistito ad un aumento progressivo e significativo del comportamento definito “moral grandstanding” e “virtue signaling”.
Questi termini si riferiscono al fenomeno in cui le persone usano il linguaggio morale e politico non tanto per promuovere il bene comune, ma piuttosto per promuovere se stessi e il proprio status sociale.
Il virtue signaling (esibizionismo morale o farisaismo), la cui definizione riferisce la tendenza di comunicare pubblicamente le proprie virtù morali o politiche al fine di guadagnare approvazione sociale, oltre che “segnare” la propria appartenenza a determinati gruppi sociali virtuosi.
Ma cosa si nasconde dietro queste espressioni e come influenzano il nostro comportamento e le nostre interazioni sociali?
Questo comportamento, spesso evidente sui social media e in contesti pubblici, riflette un desiderio di auto-promozione e di acquisizione di status sociale piuttosto che un vero impegno per la giustizia o l’etica.
Il comportamento si rende manifesto attraverso dichiarazioni pubbliche, azioni o simboli che riflettono i valori socialmente accettati all’interno di un determinato contesti.
Gli esempi più eclatanti sono quelli portati avanti da dive e divi milionari, attori e cantanti che lanciano proclami, sermoni e omelie dai loro ritiri spirituali in ville faraoniche e yacht ma, li possiamo trovare a tutti i livelli anche di noi comuni mortali.
Un esempio sono anche le aziende che fanno pubblicità ecologica di facciata (il cosiddetto greenwashing) lastrategia di comunicazione ingannevole in cui l’azienda presenta i propri prodotti o attività come ecologici e sostenibili quando in realtà non lo sono, o lo sono solo in minima parte, o opera senza cambiare i propri processi produttivi inquinanti. Sempre nel mondo commerciale usare strategie di marketing o comunicazione,simboli o slogan come il rainbowwashing, pinkwashingper ricevere consensi senza cambiare la policy aziendale, le regole del potere o dell’organizzazione interna o il comportamento.
In pratica un’azienda, un’organizzazione o un governo sfrutta i valori dell’emancipazione femminile, della parità di genere o – in alcuni contesti – dei diritti della comunità LGBTQIA+ per migliorare la propria immagine pubblica, senza un reale e concreto impegno a supporto di queste cause.
Come anche ottenere approvazione sociale, visibilità o consenso, specialmente sui social media, mostrando di sostenere cause giuste (come l’ambiente, ecologia o i diritti umani) ma solo a livello superficiale: “solo di facciata“.
Esempi più comuni sono condividere un post di sdegno o di supporto a una causa solo per ricevere “mi piace“, senza donare o aiutare davvero.
O ancora mettere una bandiera o un logo nella propria biografia social, senza occuparsi realmente del vero problema nella vita reale.
In pratica sostenere una causa a parole o sui social, solo per apparire “bravi” e “buoni” senza un reale impegno concreto.
Esempi di virtue signaling sono quei post contenenti “pensieri e preghiere” tutte attività che non richiedono tempo, compassione o denaro per ricordare le vittime di recenti tragedie, alla cui pubblicazione non segue nulla di concreto per partecipare ad un reale cambiamento.
Scrivere “pensieri e preghiere” in risposta a qualcosa di terribile che accade nel mondo, permette semplicemente di associare il proprio nome, in uno spazio pubblico, all’atto di preoccuparsi per gli altri, ma tale “preoccupazione per gli altri” svanisce quando poi è richiesto di partecipare attivamente a manifestazioni, contribuire economicamente alla causa, con delle donazioni o con atti più concreti.
Si può definire un moralismo esibizionistico di facciata, sottolinea l’ipocrisia di chi parla ma non agisce, perché l’azione reale richiede impegno mentre l’enunciazione pubblica è facile e gratuita.
Lo stesso succede su media mainstreams, talk, panel di giornalisti, commentatori ed editorialisti, comunicatori sociali: dove regna solo apparenza, esteriorità, la forma di un’azione senza sostanza, di superficie: “solo di facciata“.
Le caratteristiche principali sono:La falsità: c’è una netta scissione tra ciò che si mostra in pubblico e ciò che si pensa o si fa nel privato nella realtà della vitaLa manipolazione: serve spesso a ottenere vantaggi sociali o a evitare giudizi negativi creandosi un alone di bontà, solidarietà, inclusivita’ e di empatia.
Solidarietà di facciata, scuse di facciata, apparire falsamente gentili solo per convenienza o educazione formale, in realtà nasconde una forte antipatia o disinteresse, quando anche acredine, odio che spesso messo alle corde straripa e fuoriesce incontrollato.
Ci sono alcuni termini che descrivono e spesso vengono usati insieme per contestare quello che viene percepito come un comportamento di facciata, privo di autentica vicinanza umana, per muovere una forte critica verso certi atteggiamenti sociali e comunicativi contemporanei che sono i seguenti:
- falso perbenismo,
- ipocrisia,
- politically correct,
- double standard,
- nessuna empatia.
Solo in apparenza scollegati ma, sono concetti strettamente intrecciati che descrivono un atteggiamento sociale focalizzato sull’apparenza della virtù morale, a scapito della sincerità o dell’onestà intellettuale.
Ecco come si collegano e si alimentano a vicenda:
Il Falso Perbenismo, ovvero: la facciata morale.
Il perbenismo, può sembrare un termine desueto, ma è l’adesione formale e ostentata alle regole della morale comune e del “buon costume“.
Diventa falso quando si trasforma in una maschera, si focalizza sulla forma, ci si preoccupa che tutto appaia impeccabile in pubblico, ignorando la sostanza dei problemi.
E si unisce all’ipocrisia con l’ostentazione di virtù, principi morali o buone intenzioni che non corrispondono a sentimenti o azioni reali.
Si traduce nel conformarsi formalmente a ciò che la società considera “giusto” solo per ottenere approvazione o evitare critiche, senza crederci davvero.
L’Ipocrisia è la doppia morale ed è il motore del falso perbenismo.
Consiste nel simulare buoni sentimenti, virtù o idee che in realtà non si possiedono.
C’è una frattura totale, una completa incoerenza, tra ciò che si professa pubblicamente (tolleranza, inclusione, rispetto) e ciò che si mette in pratica nel privato o nelle proprie scelte reali. Ancora una volta si adottano determinati comportamenti morali solo per ottenere approvazione sociale, per convenienza, per evitare critiche o mantenere una posizione di privilegio.
A voler sottilizzare entrambi i termini “ipocrisia” e “perbenismo” perché in entrambi non prevale la connotazione di voluta ostentazione che è propria invece del virtue signalling.
L’ipocrisia come è noto, è una falsa aderenza, di chi si comporta in maniera contraria a ciò che professa a parole, mentre il perbenismo rimanda a un ossequioso conformarsi alle norme sociali ma, non sono necessariamente ostentati a valori che sono ben considerati dall’opinione pubblica.
Entrambe le dinamiche però caratterizzano molto e sono ben presenti in chi utilizza il virtue signalling che ripeto ha l’intento di sfoggiare una “morale superiore“, vuole evidenziare un atteggiamento borioso, di pubblica ostentazione di una condotta meritevole di pubblico apprezzamento, volta a ottenere approvazione. La deriva del Politically correct (Politicamente corretto) ovvero: Lo strumento di controllo.
Nato originariamente con l’intento lodevole di tutelare le minoranze ed eliminare il linguaggio offensivo, discriminatorio o marginalizzante verso di esse, il politicamente corretto oggi spesso scade solo in una ossessione formale, una forma di conformismo linguistico e ideologico, una specie di nuova superficiale, rigida e inutile censura.
Quando l’attenzione si sposta e si focalizza interamente sul rispetto formale delle regole comunicative che devono apparire impeccabili, e non sulla sostanza si rischia di svuotare il discorso pubblico di spontaneità e verità, si perde di vista la reale sofferenza o la complessità delle persone, sostituendo la comprensione umana con un giudizio freddo e distaccato.
Perché sostituire una parola con un eufemismo, sostituire la ‘o‘ finale con la ‘a‘ o con ‘*‘ l’asterisco caro al linguaggio “schwa” sicuramente non risolve la discriminazione reale.
Spesso, chi usa il linguaggio corretto si sente “assolto” dai propri doveri morali senza però fare nulla di concreto.
A questo punto il politicamente corretto diventa il perfetto paravento per il falso perbenista, che può esibire una patente di “giustizia sociale” semplicemente cambiando i termini che usa, pur mantenendo intatti i propri pregiudizi.
Double standard (Doppio standard): due pesi e due misure che si applicano a situazioni simili.
Ad esempio, si giudica duramente l’errore di una parte politica o sociale, mentre si giustifica o si ignora lo stesso identico errore se commesso dalla propria parte.
A questo punto entra pesantemente come un macigno il “giudizio morale” utilizzato come arma per giudicare, condannare ed emarginare chi non si adegua ai canoni prestabiliti, nascondendo spesso i propri difetti o vizi.
Nessuna empatia: è il risultato finale di tutta questa combinazione.
Ulteriore conseguenza è che le persone fuori da questi “giochi”, o interessi, o vere vittime di situazioni ed episodi, evitano persino di esprimere opinioni per il timore – vista l’aggressività sovente dimostrata e all’opposto dei principi dichiarati.
Ormai è uso ovunque nella vita e nel sociale l’utilizzo della “fallacia ad hominem” (dal latino “contro l’uomo“) cioè invece di confutare la tesi di un interlocutore, si attacca direttamente la persona che la sostiene.
Si ha la paura di essere marcati una specie di “lettera scarlatta”, “segnalati”, “etichettati” o “cancellati” fatti fuori dalla cancel culture o cultura della cancellazione, perché non si ha il loro stesso pensiero.
Ovvio non bisogna obbligatoriamente o forzatamente manifestare compiacimento a idee, forse non sbagliate ma, sicuramente espresse esclusivamente per mero tornaconto e interesse personali, il silenzio comunque non è adesione e conformismo di pensiero, come non deve essere considerato neppure omissione di denuncia o complicità.
La logica dell’uomo in generale vorrebbe che le persone non mercanteggiassero la propria coscienza o il proprio libero pensiero, la morale, i propri principi non sono merce di scambio come invece avviene con la virtue vanity (la vanità della virtù) l’esibizionismo morale.
Ma cosa spinge le persone a impegnarsi in questo tipo di comportamento?
La psicologia ci offre diverse spiegazioni, una ragione delle quali potrebbe essere la ricerca di validazione sociale e l’aumento dell’autostima.
Le persone tendono ad essere attratte dalla gratificazione immediata che deriva dall’essere considerate virtuose o morali agli occhi degli altri.
Inoltre, il desiderio di appartenere a gruppi sociali influenti può spingere le persone a conformarsi ai valori e alle credenze predominanti all’interno di tali gruppi.
A mio parere c’è un cortocircuito di fondo, tra ipocrisia e alienazione dei veri valori, una forma di prostituzione morale, l’espressione figurata che indica la svendita dei propri principi, della propria dignità o delle proprie convinzioni in cambio di vantaggi personali, potere, denaro o per conformarsi al volere altrui.
A differenza della prostituzione in senso fisico, quella morale non riguarda il corpo, ma non per questo è meno grave perché coinvolge la sfera spirituale, civile e psicologica dell’individuo.
Buona riflessione.Roberto Kudlicka
foto creata con intelligenza artificiale
