La vicenda giudiziaria sull’ex Ilva riserva nuove sorprese. Il procuratore generale della Corte di Cassazione accoglie in parte i ricorsi di Ilva spa e Acciaierie d’Italia e si pone in netto contrasto con la decisione della Corte d’Appello di Milano che ha confermato, per la seconda volta, lo spegnimento dell’area a caldo per la presenza di 2 mila chili di amianto e per l’emissione di sostanze nocive che non rientrano nei limiti di legge.
La magistratura inquirente chiede di rivalutare le prove relative alla presenza di amianto che si trova all’interno dei sistemi di preriscaldamento dell’aria. Per come è collocato non determinerebbe un pericolo di dispersione delle fibre nell’ambiente.
Secondo la procura generale, la Corte d’Appello avrebbe sbagliato nel ritenere l’Aia del 2025 illegittima e si sarebbe basata su dati epidemiologici del passato. Il parere del Procuratore Generale non è vincolante ma sarà la Cassazione a decidere il 20 ottobre prossimo. Intanto l’ex Ilva ha messo gli impianti in stand by nel caso in cui la Cassazione dovesse ribaltare la decisione. Per un aggiornamento sulla situazione domani, 8 ottobre, alle 18.30 il governo ha convocato a Palazzo Chigi un incontro con i sindacati dei metalmeccanici. Al centro del vertice la complesso dello stabilimento siderurgico e il percorso per garantire continuità produttiva, occupazione e tutela ambientale. Intanto, ieri in Senato si è conclusa la discussione generale sul decreto ex Ilva. Oggi l’esame del provvedimento riprenderà in attesa dei pareri della commissione Bilancio sugli emendamenti.
