Il futuro dell’Ilva torna sui tavoli di Palazzo Chigi. Il Governo accelera e prepara un decreto d’urgenza assistenziale e sociale, che potrebbe essere portato in Consiglio dei Ministri poche ore dopo l’incontro con i sindacati. Una mossa inevitabile dopo che la Corte d’Appello di Milano ha confermato lo stop definitivo all’area a caldo dello stabilimento a partire da fine ottobre. L’obiettivo prioritario dell’Esecutivo è disinnescare una bomba sociale pronta a esplodere. Si punta a congelare i licenziamenti già ventilati dalle imprese dell’indotto e dell’appalto. Per i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia si profila invece una massiccia cassa integrazione. Gli ammortizzatori sociali dovranno coprire i lavoratori fino a quando non si concluderà la gara per la vendita del polo siderurgico. La scadenza per la presentazione delle offerte dei privati è fissata per il 15 ottobre, ma i produttori italiani chiedono una proroga. Fonti vicine ai commissari riferiscono di una offerta delle imprese dell’acciaio italiane che potrebbe arrivare nelle prime settimane di ottobre. Solo dopo un’eventuale offerta si potrebbe cominciare a parlare di una partecipazione dello Stato. Il faccia a faccia con i sindacati si preannuncia durissimo. Le sigle confederali sono pronte a dare battaglia: non bastano i sussidi, serve un piano nazionale straordinario di rilancio.
Non solo ammortizzatori, dunque, ma anche investimenti per una riconversione industriale che Taranto aspetta da decenni. Tra la tutela della salute, i vincoli dei giudici e la difesa del lavoro, il tempo a disposizione è ormai scaduto e a fine ottobre si fermeranno gli impianti all’interno dell’area a caldo.
