Il problema non è solo cosa mangiamo, ma quando: cos’è il jet lag alimentare (e quali effetti può avere)

Alle 7.30 la colazione dal lunedì al venerdì, alle 10.30 il sabato. Pranzo alle 13 nei giorni di lavoro, magari alle 15 nel weekend. La cena slitta di un paio d’ore. Senza salire su un aereo e senza attraversare alcun fuso orario, nell’arco di una settimana il nostro organismo può trovarsi a fare i conti con uno spostamento temporale tutt’altro che trascurabile.

È il cosiddetto “eating jetlag”, o jet lag alimentare: la distanza tra gli orari in cui mangiamo nei giorni lavorativi e quelli che seguiamo quando siamo liberi. Un nuovo studio pubblicato su Communications Medicine, rivista del gruppo Nature, suggerisce che questa oscillazione possa avere un rapporto con la salute cardiovascolare.

I ricercatori hanno analizzato 104.806 adulti francesi della coorte NutriNet-Santé, seguiti per una mediana di 8,1 anni. Negli uomini, a una maggiore irregolarità degli orari dei pasti tra settimana e weekend è risultato associato un rischio più elevato di malattie cardiovascolari e, soprattutto, coronariche.

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