Emergenza caldo e apertura scuole, cresce la preoccupazione e si fa largo l’ipotesi 1° ottobre

L’avvio dell’anno scolastico in Italia si scontra sempre più frequentemente con temperature estreme e aule bollenti. Tra allarmi del mondo medico, proteste dei sindacati e primi stanziamenti da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito, il dibattito su come tutelare la salute di studenti e personale scolastico è ormai all’ordine del giorno.

L’allarme dei pediatri: i tre grandi rischi per gli studenti

Con i cambiamenti climatici in atto, le temperature di settembre sfiorano ormai costantemente i 40 gradi, configurando un clima definibile come “africano”. Secondo il pediatra Italo Farnetani, far iniziare le lezioni in queste condizioni comporta rischi concreti per la salute e il benessere psicofisico di bambini e adolescenti. L’esperto, parlando ad Adnkronos Salute, ha individuato in particolare tre criticità:

  • Stress psicofisico e problemi di adattamento: il rientro a scuola richiede già di per sé un notevole sforzo di adattamento fisiologico ai nuovi ritmi (sveglia mattutina, gestione dell’attenzione, orari dei pasti). Affrontare questo delicato passaggio con un caldo estremo aggiunge un carico ulteriore che si manifesta con sudorazione intensa, affaticamento, irritabilità e riduzione della capacità di concentrazione.
  • Compromissione dell’apprendimento: la letteratura scientifica dimostra che le temperature eccessive riducono le prestazioni cognitive, la memoria di lavoro e la capacità di mantenere l’attenzione. Iniziare l’anno in aule bollenti significa di fatto far partire gli studenti svantaggiati.
  • Impatto emotivo sfavorevole: l’avvio dell’anno scolastico dovrebbe essere un momento di forte motivazione; viverlo in condizioni di grave disagio fisico genera invece un clima emotivo negativo che influenza la percezione stessa della scuola e la disponibilità all’impegno futuro.
  • Per far fronte a questa situazione, Farnetani ha proposto di posticipare l’inizio delle lezioni al 1° ottobre, recuperando i giorni di scuola necessari attraverso una riduzione delle vacanze natalizie, ritenute oggi troppo lunghe. In alternativa, qualora non si volesse modificare il calendario nazionale, il pediatra suggerisce alcune misure operative provvisorie sfruttando l’autonomia scolastica, come svolgere le lezioni all’aperto nelle prime ore del mattino o affittare, laddove possibile, ambienti climatizzati.

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