Taranto, violenza sessuale su 15enne disabile: arrestato educatore

Un educatore di 51 anni, in servizio in una comunità educativa di Taranto, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata ai danni di una ragazza di 15 anni, ospite della stessa struttura. La vicenda, su cui sono in corso gli accertamenti della magistratura, riguarda una minorenne in una condizione di particolare fragilità e disabilità. Le responsabilità dell’indagato dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti. Il caso ha acceso anche il dibattito sulle misure di vigilanza e protezione previste all’interno delle strutture che accolgono minori vulnerabili.

De Fazio: “Responsabilità più forte verso una ragazza fragile”

Sulla vicenda si registra l’intervento do Davide De Fazio, esponente del Pd ionico. “Quando a essere coinvolta è una ragazza minorenne, fragile e con disabilità, il senso di responsabilità verso chi dovrebbe proteggerla deve essere ancora più forte”, afferma De Fazio, che richiama innanzitutto alla tutela assoluta della presunta vittima e al rispetto del lavoro della magistratura, ma chiede che l’attenzione non si fermi esclusivamente all’aspetto giudiziario.

“Se confermato, sarebbe un tradimento gravissimo”

Per l’esponente dem, la condizione della ragazza rende quanto contestato ancora più delicato. “La minorenne, proprio perché ospite di una struttura socioeducativa e in una condizione di disabilità e vulnerabilità, avrebbe dovuto trovare in quella comunità un ambiente sicuro, protetto e capace di prevenire ogni possibile abuso. Se le accuse saranno confermate ci troveremmo davanti a un tradimento gravissimo: quello della fiducia affidata a chi svolge una funzione educativa e di responsabilità nei confronti di una minorenne fragile”.

Le domande sulla vigilanza

De Fazio pone quindi una serie di interrogativi sul funzionamento della struttura. “Come è stato possibile che un educatore potesse entrare nella stanza della ragazza durante la notte senza essere notato? Quali procedure di vigilanza erano previste e venivano effettivamente applicate?”. L’esponente del Pd chiede inoltre quali controlli siano stati effettuati sul personale che opera con minori e persone con disabilità e se esistano protocolli specifici per evitare che un operatore possa trovarsi da solo con una persona particolarmente vulnerabile. Tra gli interrogativi anche quello relativo alla responsabilità della vigilanza nella notte in cui si sarebbero verificati i fatti e alle verifiche eventualmente effettuate in seguito. De Fazio precisa che queste domande «non intendono anticipare responsabilità penali o amministrative», ma servono a comprendere se il sistema di protezione abbia funzionato correttamente.

Il nodo del nome della struttura

Un altro tema sollevato riguarda l’identità della comunità educativa. “Perché, nelle notizie diffuse finora, non è stato indicato il nome della struttura in cui la ragazza era ospitata?”, domanda De Fazio. L’esponente dem sottolinea che la tutela dell’identità della minorenne deve essere assoluta, ma aggiunge che questa esigenza non dovrebbe tradursi automaticamente in una mancanza di trasparenza sulle eventuali responsabilità organizzative della struttura.

“Una comunità educativa deve essere un luogo di protezione”

La nota si chiude con un richiamo alla funzione stessa delle comunità che accolgono minori fragili. “Una comunità educativa deve essere, prima di tutto, un luogo di protezione – conclude De Fazio -. Quando una persona minorenne, disabile e vulnerabile viene affidata alle istituzioni e agli operatori di una struttura, quella responsabilità di protezione diventa ancora più grande”.

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