Eros è commedia e Thanatos è tragedia: il chiasmo al Festival della Valle d’Itria

Un viaggio affascinante nelle forme e nelle inquietudini del Novecento musicale italiano ed europeo. Nella serata di sabato 1° agosto 2026. 

La splendida cornice dell’atrio di Palazzo Ducale a Martina Franca ha ospitato l’appuntamento conclusivo del suggestivo dittico composto dal balletto con canto Pulcinella di Igor Stravinskij e dall’opera da camera La favola di Orfeo di Alfredo Casella.

La nuova produzione targata Festival della Valle d’Itria ha confermato la straordinaria capacità della rassegna martinese di unire rarità di repertorio, eleganza visiva ed eccellenza esecutiva, ricamando un perfetto e denso gioco di specchi tra farsa e dramma.

Ad accomunare le due opere, distanti appena una dozzina d’anni (1920 per Stravinskij, 1932 per Casella), è lo sguardo colto e personale rivolto al passato: il Barocco italiano rivisitato con acuta ironia dal compositore russo e il Rinascimento d’ispirazione poliziesca recuperato con rigore e lirismo dal maestro italiano.

Con una scelta drammaturgica folgorante, la regia e le coreografie firmate da Jean Renshaw – esaltate dalle scene e dai costumi di Sophia Debus e dal suggestivo light design di Lutz Deppe – hanno trasformato la scena in un potente dispositivo concettuale. Una semplice parete bianca dotata di una porta centrale si è rivelata il varco da cui dapprima sono irrotti i danzatori e le maschere del Pulcinella, per poi trasformarsi, con la caduta del telo e la rivelazione di un fondale nero, nella voragine infernale che inghiotte Euridice. Un ribaltamento in cui la morte, trattata come burla travestita nella farsa neoclassica di Stravinskij, si fa soglia irrimediabile e tragica nel mito orfico di Casella.

Sul podio, il giovane e valente direttore Nicolò Umberto Foron ha guidato con gesto fluido, analitico ed energetico l’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari (quest’ultimo preparato dal Maestro Marco Medved). Foron ha saputo staccare i ritmi nervosi e le asimmetrie timbriche della partitura stravinskiana con grande lucidità, restituendo poi al lavoro di Casella la sua trasparenza polifonica e la sua essenziale eleganza strumentale.

Notevole la prova del cast vocale, impegnato a scavalcare i confini tra le due partiture:

Matteo Falcier ha prestato al ruolo di Orfeo una voce limpida, espressiva e piegata a una nobile declamazione drammatica, dopo essersi distinto con gusto e versatilità nelle parti cantate di Pulcinella.

Roberto Lorenzi (Plutone / voce nel Pulcinella) ha garantito incisività, autorevolezza timbrica e solida presenza scenica.

Chiara Mogini (Una driade / mezzosoprano nel Pulcinella) si è confermata interprete raffinata ed elegante.

Splendido il contributo dei giovani talenti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca: l’Euridice intensa di Cecilia Taliano Grasso, la voce di Aristeo ben tratteggiata da Willingerd Giménez e la Baccante di Flavia Fioretti, affiancati dai figuranti Bruna Punzi e Christian Fumarola. Ad arricchire la resa scenica del Pulcinella è stato l’apporto dinamico e plastico dei danzatori della compagnia Eko Dance Project, la cui presenza corporea ha donato continuo movimento e vitalità all’architettura barocca del Palazzo Ducale.

Il folto pubblico presente nell’atrio ha accolto la recita con lunghi e calorosi applausi all’indirizzo dell’intero cast, dei ballerini, del team registico e del direttore d’orchestra. Il successo di questo accostamento stilistico sottolinea ancora una volta il valore culturale del Festival della Valle d’Itria, capace di riscoprire le pieghe più affascinanti del Novecento musicale e di regalarle al pubblico con allestimenti di altissima scuola teatrale.

Antonio Pisani

News dal Network

Promo