I Giannico di Laterza si avvalgono della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori in carcere

Nel carcere di Taranto si sono svolti gli interrogatori di garanzia dei due imprenditori agricoli Giannico, accusati di numerosi reati gravi, tra cui omicidio, sfruttamento del lavoro, caporalato e disastro ambientale. Entrambi hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere di fronte al giudice per le indagini preliminari (GIP). Questa decisione segue una vasta operazione condotta dai carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Taranto, che ha portato al sequestro di uno dei complessi zootecnici più grandi d’Italia, situato proprio a Laterza.

L’indagine ha rivelato gravi irregolarità nella gestione dell’attività agricola, con pesanti conseguenze sia sul fronte umano che ambientale. Lo sfruttamento dei lavoratori e le condizioni illegali imposte agli operai assumono così un ruolo centrale nell’accusa, affiancate da gravi danni al territorio circostante. La scelta dei Giannico di non rispondere lascia ancora aperti molti interrogativi, mentre le autorità proseguono nel corso delle indagini per fare luce su questa complessa vicenda.

 

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