Al 52° Festival della Valle d’Itria di scena una rarità barocca.

Dopo oltre 350 anni la prima rappresentazione in tempi moderni de “Il schiavo di sua moglie” (1672) di Francesco Provenzale. Dal 24 luglio al Chiostro del Carmine di Martina Franca, Antonio Florio dirige la Cappella Neapolitana, regia e scene di Rita Cosentino. Nel cast i migliori artisti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” Al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca di scena una rarità con la prima rappresentazione in tempi moderni de Il schiavo di sua moglie (1672) dramma per musica in un prologo e tre atti di Francesco Provenzale, su libretto di Francesco Antonio Paolella. Con questa nuova produzione – venerdì 24 luglio nel Chiostro del Carmine (con repliche il 27 e 30 luglio, ore 21) – il Festival conferma l’attenzione verso la riscoperta e le rarità del repertorio barocco, allestendo l’opera di uno dei più celebri musicisti napoletani del Seicento, ancora oggi inedita, grazie al lungo lavoro di ricerca su Provenzale di Antonio Florio musicologo e direttore, alla guida del complesso barocco, da lui fondato, Cappella Neapolitana cui è affidata l’esecuzione dell’opera.  Il cast è formato dal mezzosoprano Candida Guida e dalle migliori voci dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca, che hanno approfondito lo studio dell’opera nel loro percorso di perfezionamento (Francesca Palitti, Lilliana Zolotoukhina, Francesca Lo Verso, Chiara Scannapieco, Angelo Testori, Michele Galbiati, Valerio Ilardo, Mauro Pedrero). LA NASCITA DELL’OPERA
Non aveva ancora quarant’anni nel 1671 Francesco Provenzale quando fu incaricato dall’Eletto del Popolo della Città di Napoli, di comporre un’opera per celebrare l’arrivo in città del nuovo viceré spagnolo, il marchese d’Astorga, che fece la sua entrata il 14 febbraio 1672: il 21 aprile di quell’anno l’opera venne allestita a Palazzo Reale, nella sala delle commedie. Provenzale era allora lanciato verso l’apice della sua carriera professionale in città: nato a Napoli il 25 settembre 1632, vi aveva esordito poco più che ventenne come arrangiatore delle prime opere veneziane riprese a Napoli, riportandole al “gusto” dei suoi concittadini. A neanche trent’anni viene assunto prima come insegnante al Conservatorio di Loreto, e successivamente a quello di Santa Maria della Pietà dei Turchini, avendo la possibilità di eseguire a Palazzo Reale sue opere sacre e musiche per le principali feste della città. Nel 1665 la nomina a Maestro della Fidelissima Città di Napoli. IL PROVENZALE DI ANTONIO FLORIO
Il manoscritto dello Schiavo, rinvenuto poco più di un secolo fa nella biblioteca del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, e a oggi ancora inedito, testimonia l’importanza della nascita dell’opera napoletana, sia pur ancora costruita sui modelli delle opere veneziane importante nei primi anni del Seicento nella città partenopea. «Senza dubbio Provenzale è il padre dell’opera napoletana. Trovo che sia fra gli autori più importanti di quello straordinario momento della scena partenopea» racconta Antonio Florio cui si deve la riscoperta della musica di Provenzale, di cui si appassionò dalla fine degli anni Ottanta quando ritrovò la partitura manoscritta La colomba ferita, ovvero Santa Rosalia nella biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella. «”Il schiavo di sua moglie” – prosegue Florio – si svolge su un terreno in cui si passa rapidamente dal sublime al comico. C’è una grande sperimentazione, sia dal punto di vista musicale sia da quello drammaturgico. La partitura appartiene a un momento storico in cui la struttura musicale non è ancora codificata negli schemi canonici dell’opera settecentesca (la successione di arie e recitativi), ma è molto più libera». L’OPERA
Caratterizzano Lo schiavo di sua moglie le parti strumentali, più ricche ed elaborate rispetto a quelle per i piccoli teatri veneziani (anche grazie al coinvolgimento degli strumentisti della Reale Cappella), e i personaggi che si dividono fra due mondi contrapposti: da una parte quelli del mondo maschile degli eroi greci giunti in nave al seguito di Ercole, dall’altro quelli del mondo femminile delle Amazzoni. Utilizzando dunque l’episodio mitologico quasi come un pretesto (la nona fatica di Ercole in cui l’eroe deve recuperare la cintura magica appartenente a Ippolita, regina delle Amazzoni), il librettista gioca su una serie di equivoci e variazioni sul tema amoroso, recuperate dall’opera veneziana inserendovi spunti dalla commedia dell’arte alla napoletana, in un connubio del tutto originale e di grande forza teatrale. Non ci sono divinità sulla scena, nonostante la tematica mitologica, mentre la sfera sociale bassa, cui vengono affidate le parti comiche, offre al pubblico napoletano i consueti beniamini: il giovane paggio e la vecchia serva nei loro immancabili battibecchi, fra le smanie amorose di lei e i feroci dileggi di lui, e soprattutto il giardiniere Sciarra che canta in dialetto napoletano fra l’antica villanella e la futura canzone napoletana. LE NOTE DI REGIA
«Nel suo dialogo con il mito, l’opera – racconta la regista Rita Cosentino – ci permette di riconoscere che queste narrazioni sono ancora vive e continuano a modellare la nostra comprensione del mondo. Tornare a esse implica riconoscere che, anche se cambiano i contesti storici, persistono alcune domande fondamentali: sul potere, sull’amore, sulla violenza, sul destino. Dai racconti eroici alle tragedie si delinea una visione dell’essere umano attraversata da forze che lo superano, gli dèi, la comunità, le sue stesse passioni, e dalla tensione tra volontà e destino. In questo quadro, la guerra non appare soltanto come un fatto storico, ma come una dimensione costitutiva dell’esperienza umana, segnata da una profonda ambivalenza che la scinde: tra gloria e distruzione. Questa messa in scena concepisce lo spazio come un territorio di sedimenti e memoria, inscritto in una temporalità che non si definisce come passato, presente o futuro, ma come un fluire continuo delle imprese umane, dove ogni strato deposita la propria traccia, la propria esperienza e le proprie vestigia». LA TRAMA
L’opera racconta le vicende dell’amazzone Menalippa e del marito Leucippo, che lei crede morto. Per riconquistarla, Leucippo si presenta sotto false identità: prima come il guerriero greco Timante, poi come lo schiavo turco Selim, donato a Menalippa da Ercole. Sullo sfondo della guerra tra Greci e Amazzoni, nascono diversi intrecci amorosi: Teseo si innamora di Ippolita, sorella di Menalippa, mentre Ercole corteggia la stessa Menalippa. Leucippo, pur amando la moglie, nasconde la propria identità e organizza con Atreste una finta morte per poter continuare il suo piano. Travestimenti, gelosie e malintesi complicano ulteriormente le relazioni tra i personaggi. Menalippa, credendo Timante morente, scopre di amare ancora il marito, anche se continua a sentirsi attratta da Teseo. Alla fine Leucippo rivela la verità e, dopo ulteriori tensioni, Ercole rinuncia a Menalippa riconoscendo la fedeltà dello sposo. Si ricompongono così le coppie di Menalippa e Leucippo e di Ippolita e Teseo. Con il trionfo dell’amore si conclude anche la guerra contro le Amazzoni, riportando la pace.  Biglietti posto unico – agevolazioni dedicate per senior, under 30 e 18. Vendita on line su vivaticket.com e presso la biglietteria del Festival a Martina Franca (piazza XX Settembre 5B, aperta tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 17 alle 21). Tutto il programma del festival su www.festivaldellavalleditria.it Info: tel. +39 080 4805100, info@festivaldellavalleditria.it Box Office tel +39 080 840 7250 biglietteria@festivaldellavalleditria.it  24, 27 e 30 luglio, ore 21 – Chiostro del Carmine, Martina Franca. IL SCHIAVO DI SUA MOGLIE – di Francesco Provenzale Dramma per musica in un prologo e tre atti di Francesco Antonio PaolellaRevisione dal manoscritto di Antonio Florio Prima rappresentazione: Napoli, Palazzo Reale, 21 aprile 1672 Antonio Florio direttoreRita Cosentino regia e sceneCarla Galleri costumi Francesca Palitti*            Ippolita sopranoLilliana Zolotoukhina* Menalippa sopranoFrancesca Lo Verso*       Lucillo sopranoChiara Scannapieco*      Atreste contraltoAngelo Testori*              Teseo tenoreMichele Galbiati*          Timante tenoreValerio Ilardo*                Sciarra tenoreCandida Guida               Melinta contraltoMauro Pedrero*              Ercole basso          Orchestra Cappella NeapolitanaPrima rappresentazione in tempi moderniNuova produzione del Festival della Valle d’Itria *Artisti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca.

Antonio Pisani

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