L’ennesimo caso denunciato dalla cronaca nel tarantino, con una risonanza magnetica al ginocchio fissata addirittura a dicembre 2029, è la fotografia di una sanità che continua a mettere a dura prova il diritto alla salute dei cittadini pugliesi.
Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha impostato una parte importante della sua comunicazione politica sulla riduzione delle liste d’attesa evidenziano attività di recupero e anticipazione di prestazioni già prenotate negli anni precedenti.
Ma il punto vero è un altro: non basta recuperare le attese pregresse se chi prenota oggi continua a non ricevere visite ed esami nei tempi previsti dai codici di priorità.
La normativa prevede tempi ben precisi: le prestazioni urgenti devono essere garantite entro 72 ore, quelle brevi entro 10 giorni, quelle differibili entro 30 o 60 giorni a seconda della prestazione, mentre quelle programmate entro 180 giorni.
Eppure la realtà che vivono ogni giorno i cittadini è diversa. La domanda che i pugliesi si pongono è semplice: cosa succede a chi oggi esce dallo studio del medico con una prescrizione? Riceverà davvero la prestazione nei tempi stabiliti dal suo codice di priorità?
È su questo che va misurata l’efficacia delle politiche sanitarie, non soltanto sul recupero degli arretrati accumulati negli anni.
A Taranto il problema è ancora più evidente. Quando un cittadino è costretto ad attendere addirittura anni per un esame diagnostico, il rischio è che una patologia venga scoperta troppo tardi, con conseguenze gravissime per la salute e con costi ancora maggiori per il sistema sanitario.
La riduzione delle liste d’attesa non può essere uno slogan. Deve tradursi nella garanzia concreta che ogni cittadino riceva visite ed esami nei tempi previsti dalla legge. Finché questo non accadrà, la propaganda resterà tale e il diritto alla salute continuerà ad essere negato a troppi cittadini della provincia ionica e a troppi pugliesi.
Giampaolo Vietri
Consigliere Regionale della Puglia
