Carabiniere ucciso: morte presunto autore, Procura Taranto chiede archiviazione per agenti indagati

La procura di Taranto ha formulato richiesta di archiviazione nel procedimento relativo alla morte di Michele Mastropietro, nei confronti del viceispettore della Polizia di Stato Ivan Lupoli e del sovrintendente Giuseppe Cavallo che inseguirono e uccisero Michele Mastropietro, 59 anni, di Carosino, con precedenti penali. Lo rendono noto gli avvocati Antonio Maria La Scala e Giorgio Carta, difensori dei due agenti. Mastropietro la mattina del 12 giugno dell’anno scorso, a bordo di una Y10 rubata, sfuggì a un controllo di una pattuglia dei carabinieri nella zona industriale di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. Dalla vettura vennero esplosi colpi d’arma da fuoco che uccisero il brigadiere capo dell’Arma Carlo Legrottaglie, in servizio a Francavilla che dopo alcune settimane sarebbe andato in pensione. A sparare sarebbe stato Mastropietro. I due malviventi furono rintracciati nel territorio di Grottaglie da carabinieri e poliziotti.

Durante la fuga esplosero altri colpi d’arma da fuoco. I poliziotti risposero uccidendo Mastropietro. I due agenti erano indagati per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi a seguito del quale è scaturita la morte. “Si tratta di una richiesta che accogliamo con grande soddisfazione – spiegano Carta e La Scala – nella consapevolezza che la decisione finale spetterà al Giudice per le indagini preliminari. Sin dall’inizio abbiamo sostenuto che i due eroici poliziotti fossero due servitori dello Stato intervenuti in un contesto operativo drammatico, concitato e pericolosissimo, dopo l’assassinio di un carabiniere. Quei poliziotti hanno affrontato il pericolo compiendo eroicamente il proprio dovere nel momento più difficile – sottolineano i legali – quando era necessario intervenire senza esitazione per fermare chi aveva appena colpito mortalmente un appartenente all’Arma dei Carabinieri. La richiesta di archiviazione della Procura conferma, allo stato, ciò che la difesa ha sempre evidenziato: l’intervento degli agenti deve essere valutato legittimo nella concretezza della situazione operativa. Restano il dolore e il rispetto per il sacrificio del brigadiere capo Carlo Legrottaglie, ucciso – rilevano – mentre serviva lo Stato. Proprio per questo, riteniamo doveroso ribadire che chi interviene per fermare l’autore di un fatto così grave non può essere lasciato solo, né moralmente né giuridicamente. Attendiamo ora con fiducia – concludono i due avvocati – le determinazioni del Giudice per le indagini preliminari, confidando che anche questa fase saprà restituire piena dignità professionale e personale a Ivan Lupoli e Giuseppe Cavallo”. Da quanto apprende l’Adnkronos la richiesta di archiviazione si baserebbe sulle risultanze degli esami dei Ris su indumenti e pistole e sugli esiti dell’autopsia sul corpo della vittima che risulterebbero coerenti con le dichiarazioni di indagati e testimoni.

Intanto prosegue davanti alla Corte di assise del tribunale di Brindisi il processo per concorso in omicidio pluriaggravato, porto e detenzione di armi e resistenza a pubblico ufficiale a carico del presunto complice di Mastropietro, Camillo Giannattasio, 58 anni, nato a San Giorgio Jonico ma residente a Carosino. L’uomo, secondo quanto ricostruito, guidava l’auto rubata. Per l’accusa avrebbe incitato Mastropietro a sparare ai carabinieri. Al processo si sono costituite come parti civili la moglie del brigadiere e le due figlie, il carabiniere che era insieme al capopattuglia ucciso, l’avvocatura dello Stato in rappresentanza del ministro dell’Interno e del ministro della Difesa. Nel corso dell’ultima udienza del 26 maggio scorso Giannattasio ha detto che nella prossima udienza, prevista il 22 settembre, si sottoporrà alle domande delle parti. Il brigadiere capo Legrottaglie, che viveva a Ostuni, è stato insignito ad agosto scorso della medaglia d’oro al valore militare alla memoria. Nel frattempo gli è stato riconosciuto il grado di maresciallo.

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