Ci sono storie che sembrano concludersi e che, invece, trovano il modo di riprendere il loro cammino. È il caso della presenza camilliana a Taranto, che dopo oltre cinquant’anni torna a manifestarsi attraverso la Famiglia Camilliana Laica, riportando nella città il carisma di San Camillo de Lellis, fondato sulla cura della persona malata, sull’ascolto e sul servizio vissuto come autentica testimonianza cristiana.
Mercoledì 8 luglio, alle ore 19, nella Parrocchia dello Spirito Santo, in via Lago d’Averno 8, si svolgerà la celebrazione “Un ritorno di Grazia e Carità”, durante la quale dodici cittadini tarantini pronunceranno solennemente la Promessa di appartenenza alla Famiglia Camilliana Laica, assumendo l’impegno di vivere il Vangelo attraverso la vicinanza ai malati, agli anziani e a tutte le persone che attraversano situazioni di sofferenza e fragilità.
A compiere questo significativo passo saranno Fulvio Averna, Maurizio Brunetti, Massimo Calò, Menotti Carrino, Antonella Colacione, Alessandro Forleo, Amalia Giancontieri, Giovanna Lecci, Marcello Malizia, Dante Messinese, Nica Paciolla e Silvana Santovito. Con la loro Promessa diventeranno testimoni di un carisma che continua a trovare espressione concreta nell’accoglienza, nell’ascolto e nella vicinanza verso il prossimo.
L’appuntamento assume un valore particolare anche dal punto di vista storico. I Padri Camilliani hanno infatti operato a Taranto fino ai primi anni Settanta, lasciando un ricordo ancora vivo nella memoria di molti cittadini. Per anni hanno svolto il loro ministero all’interno dell’Ospedale Santissima Annunziata, dove hanno assicurato assistenza spirituale ai degenti e conforto alle loro famiglie, condividendo con medici, infermieri e operatori sanitari la missione di prendersi cura della persona nella sua interezza. Alla comunità camilliana era affidata anche la cura della storica Chiesa della Stella Maris, a Porta Napoli, successivamente demolita ma ancora presente nei ricordi di chi l’ha frequentata.
Il ritorno della spiritualità camilliana non rappresenta quindi soltanto un momento di fede, ma anche il recupero di una tradizione che ha fatto parte della storia religiosa, sanitaria e sociale di Taranto. È il segno di una continuità che oggi passa attraverso uomini e donne comuni, pronti a mettere gratuitamente il proprio tempo e le proprie capacità al servizio degli altri.
A ispirare questo cammino resta il pensiero di San Camillo de Lellis, che invitava a «servire i malati con quel cuore che ha una madre verso il suo unico figlio infermo». Un’esortazione che conserva ancora oggi tutta la sua attualità e che richiama il valore di un’assistenza capace di coniugare professionalità, umanità e vicinanza.
La celebrazione dell’8 luglio sarà aperta a tutta la cittadinanza. Fedeli, operatori sanitari, volontari e quanti desiderano condividere questo momento sono invitati a partecipare a una serata che segna il ritorno di una presenza storica nella vita della città.
A distanza di oltre mezzo secolo, il carisma di San Camillo torna così a intrecciarsi con la storia di Taranto. Non come semplice memoria del passato, ma come un impegno che guarda al presente e al futuro, ricordando che la cura della persona non passa soltanto attraverso le terapie, ma anche attraverso la capacità di ascoltare, accompagnare e restare accanto a chi soffre.
