Sulla scia dell’articolo “Lo scontro finale in Iran deciderà il nuovo ordine mondiale – 1° capitolo”, pubblicato su queste stesse colonne, cerchiamo ora di analizzare e interpretare lo scenario, ponendo come verosimile presupposto che il mondo sia in una fase di cambiamento epocale. Questa fase storica di transizione è stata innescata da una osservabile decadenza dell’Occidente che si traduce in un diffuso disagio delle popolazioni. Le cause della decadenza, come insegna la storia, vanno ricercate nella fine di un ciclo, di solito caratterizzata da un progressivo esaurimento della spinta propulsiva di crescita socio economica e dalla progressiva saturazione di fattori burocratici e di asfissianti inefficienti e inutili sovrastrutture. In particolare, nel contesto odierno, si deve rimarcare una dinamica accelerata favorita da una globalizzazione selvaggia, orientata esclusivamente al profitto.
E’ necessario convenire che una fase di cambiamento epocale è di certo un periodo storico di caos, di regole saltate, di ridisegno del quadro sistemico globale. Si entra in un panorama inedito: un nuovo grafico geopolitico E/R (Entity/Relationship) con nuove Entità, differenti Relazioni e innovate Visioni. Il travaglio del cambiamento, il cui periodo temporale di svolgimento non è certo breve, si traduce in violenti conflitti fra la resistenza della conservazione e l’impulso alla trasformazione. La star di questa fase di cambiamento è senza dubbio Donald Trump che interpreta a modo suo, giusto o sbagliato che sia, i complessi scenari mondiali e impone a modo suo, giusto o sbagliato che sia, le direzioni e i sensi.
Val la pena ricordare che, senza un presupposto, chiaro e intellegibile, verosimile e falsificabile, che faccia da riferimento, ogni analisi è priva di significato, qualunque sia il contesto.
Sappiamo che, alla fine della fase di cambiamento, interverrà un nuovo equilibrio, un Nuovo Ordine Mondiale, basato sul terzetto Cina, Russia, USA.
I competitor sono tre. Qualche osservatore è incline a vederne due (Cina, USA), se la Russia non riuscirà a tenere il passo. Questa è anche la opinione di Trump. In questo caso la Russia diventerebbe il vero ago della bilancia fra i poli contrapposti: Cina e USA. Il polo che conterrà la Russia dominerà il domani. Questo è il primo problema di Trump. Dovrebbe bastare a spiegare i suoi “Go and Stop”, verso Putin e contro Zelensky, che l’Inkiesta di Christian Rocca si diverte a misurare con un punteggio in centesimi.
Oggi, per la dannosa influenza dei nazionalismi europei, i premier domestici appaiono mostrare inettitudine politica e incapacità di interpretare le dinamiche socio politiche globali. L’effetto è che la Russia è stata spinta nelle braccia della Cina, contro ogni logica. Il che mette a serio rischio, per l’Occidente, l’esito del Nuovo Ordine Mondiale e complica la vita agli USA. Non è questione di cedere a sentimenti di simpatia/antipatia; è necessario osservare criticamente la realtà.
Le questioni sono duplici: da un lato, la Russia, al di là della storica parentesi marxista/leninista, è indiscutibilmente europea, quindi non si capisce perché spingerla al di là degli Urali; dall’altro, Germania, Francia, Inghilterra (i veri Paesi europei sovranisti) hanno sempre mostrato animosità verso la Russia e dovrebbero, invece, lasciare spazio ad una stringente collaborazione. E l’Italia? Quella abituata a scorrerie straniere, rinveniente dal puzzle di Comuni e Staterelli, ha fatto sempre l’ancella soffrendo, malamente e incredibilmente, di un complesso di inferiorità e di esterofilia.
All’inizio della fase di cambiamento, gli USA, rispetto a Russia e Cina, sono meglio posizionati. Hanno il vantaggio militare, economico, di mercato, di presenza; hanno il dollaro. Tutti asset che stanno deperendo come accade in tutte le civiltà quando, dopo il massimo splendore, il governo passa alla burocrazia e ai tecnici: è l’inizio del declino.
Se potessimo delineare l’assetto geopolitico del Nuovo Ordine Mondiale, sarebbe auspicabile, per gli USA, prevedere il consolidamento di un’area d’influenza primaria costituita da “le Americhe con la dottrina Donroe, l’Atlantico con l’Europa, il Medio Oriente, il Pacifico con il Giappone, il Polo Nord”. Questa sembra sia l’obiettivo di Trump: la sua ipotesi minima.
Ovviamente, non sta bene ai due competitor che tentano di espandere la propria influenza, sopratutto la Cina che ha potenzialità sia economico finanziarie che produttive. La strategia è sfruttare la crisi del Debito Pubblico americano; “svenare” gli USA con impegni multilaterali; consolidare il trasferimento in house della capacità manifatturiera dal mondo intero; aprire nuovi mercati generando debito dell’acquirente e gestendone la dipendenza finanziaria. In sostanza è il colonialismo del XXI secolo.
Questo appare essere lo scenario della competizione in atto. Ciò dovrebbe bastare a capire i giochi di Trump su Venezuela, Iran & Medio Oriente, Siria, Africa, Polo Nord; infine anche l’Ucraina. Tutte aree di tentato espansionismo sino/russo. In questo gioco globale riescono a salvarsi India, in virtù delle sue dimensioni (circa 1,5 mld di persone pari al 18% della popolazione mondiale) e, in misura minore il Brasile (circa 220 mln di persone fra i 145 mln della Russia e i 350 mln degli USA). Bocconi ben difficili da inghiottire per chiunque.
ANTONIO VOX
