Sea-Eye 4 riparte da porto Taranto dopo 60 giorni di stop

62 Visite

È partita porto di Taranto, per una missione di soccorso, la nave la Sea-Eye 4 dell’organizzazione Sea-Eye e. V. Le autorità italiane avevano trattenuto l’imbarcazione per 60 giorni e la Ong tedesca aveva presentato un ricorso. “Si tratta – ricorda Sea-Eye e. V. – del fermo amministrativo più lungo finora imposto ad una nave di soccorso in mare ai sensi del cosiddetto decreto Piantedosi”.

Dopo una prima udienza “le accuse secondo cui l’equipaggio della Sea-Eye 4 non avrebbe seguito le istruzioni della cosiddetta guardia costiera libica sono state ritenute non provate dal giudice. La decisione finale è ancora in sospeso”.

“Il fatto che il giudice ritenga non provate le accuse che hanno portato alla nostra detenzione – sottolinea Gorden Isler, presidente di Sea-Eye e.V. – dimostra che si tratta di una misura motivata dalla politica e senza base giuridica. Nonostante tutte le difficoltà causate dalle politiche del governo italiano continuiamo ad adempiere alla nostra responsabilità umanitaria grazie soprattutto al sostegno attivo che riceviamo ogni giorno da donatori privati e istituzionali, da volontari e personale a terra e a bordo”.

Daniela Klein, medico di German Doctors e parte dell’equipaggio di Sea-Eye 4 per la quinta volta, aggiunge: “Dalla mia prima missione nel 2021 la situazione delle persone in fuga da guerre, torture, povertà e stupri non è migliorata, ma, al contrario, è notevolmente peggiorata. Le missioni di salvataggio sono sempre più drammatiche, i soccorritori marittimi civili sono fortemente limitati nel loro lavoro da misure regolamentari e le persone continuano ad annegare nel Mediterraneo. Bisogna opporsi a questa politica vergognosa e oltraggiosa e, come membro dell’equipaggio, contribuire a salvare i rifugiati e fornire loro assistenza medica”.

Sea-Eye e. V. sostiene che il decreto Piantedosi renda “notevolmente più difficile il lavoro dei soccorritori in mare civili”. Ad esempio, continua la Ong, “stabilisce che le navi di soccorso devono dirigersi direttamente verso un porto specifico dopo una missione e non possono rispondere a ulteriori richieste di soccorso. Le presunte violazioni sono punite con multe e detenzioni”.

“Il motivo addotto dalle autorità italiane per la detenzione della Sea-Eye 4 nel marzo 2024 – viene ricordato – era che il 7 marzo la nave non aveva seguito le istruzioni della cosiddetta guardia costiera libica, che puntava le armi contro la nave di salvataggio, senza consegnare loro le persone che erano in cerca di protezione. Durante l’operazione, Sea-Eye 4 ha salvato un totale di 84 persone in pericolo. Solo nel febbraio di quest’anno la più alta Corte d’appello italiana ha classificato come reato penale la consegna di persone alla cosiddetta guardia costiera libica poiché la Libia si trova nel mezzo di una guerra civile e, a causa di gravi violazioni dei diritti umani come la tortura, la schiavitù, lo stupro e le esecuzioni arbitrarie, non è un luogo sicuro”.

“Il decreto Piantedosi – conclude l’organizzazione – ha già comportato il fermo di numerose navi di soccorso in mare. Nel frattempo, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), nel 2024 più di 730 persone sono annegate o scomparse nel Mediterraneo”.

News dal Network

Promo