Bibbia: studiosa Gb, “Nuovo Testamento scritto con l’aiuto di schiavi”

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In un libro la professoressa di teologia e biblista Candida Moss mira a far luce sui contributi al cristianesimo dei lavoratori imprigionati

Scribi schiavizzati scrissero la Bibbia, portarono i messaggi degli apostoli e diffusero la parola di Gesù in tutto l’impero romano: è “l’ipotesi scioccante”, secondo il quotidiano inglese “The Guardian”, avanzata dalla professoressa di teologia e biblista Candida Moss, autrice del libro “God’s Ghostwriters: Enslaved Christians and the Making of the Bible” (Little Brown and Company), uscito nei paesi di lingua inglese alla vigilia della Pasqua.

L’accademia britannica Candida Moss, docente di teologia e storia del cristianesimo all’Università di Birmingham, sostiene che gli apostoli e i primi cristiani utilizzarono scribi, segretari e messaggeri ridotti in schiavitù per scrivere il Nuovo Testamento e plasmare le fondamenta stesse del cristianesimo.

“Le prove letterarie e archeologiche dimostrano che questo tipo di lavoro è stato svolto da persone schiavizzate o precedentemente schiavizzate”, afferma Moss intervistata dal “Guardian”. Gli studiosi ritengono che solo il 5-10% circa dei Romani fosse alfabetizzato: le persone molto ricche e quelle ridotte in schiavitù. “Uno dei motivi per cui gli schiavi venivano istruiti a svolgere questo lavoro è che – soprattutto quando si tratta di copiare a mano un manoscritto – fa male. Quindi le persone ricche e istruite non volevano farlo”, spiega Moss. “E, soprattutto quando la loro vista peggiorava con l’età, avevano bisogno di persone schiavizzate che facessero questo lavoro per loro, perché non potevano farlo da soli”.

La professoressa Candida Moss racconta che anche i “liberti” – ex schiavi – che si dedicavano a questi compiti spesso non erano ciò che oggi considereremmo “liberi”. Pur potendo guadagnare per se stessi, erano di solito obbligati a dare una parte del loro salario ai loro schiavisti, a vivere nelle loro case e ad acconsentire a favori sessuali.

I primi seguaci di Gesù e i primi “autori” della Bibbia non erano ben istruiti e quindi non potevano scrivere da soli. “Così, come altri gruppi, misero in comune le loro risorse e affittarono scribi e copisti per scrivere le storie e le lettere che conosciamo come Nuovo Testamento”, sostiene Moss. Altri scrittori paleocristiani, tra cui l’autore del Vangelo di Giovanni e Ignazio di Antiochia, erano uomini anziani che avrebbero faticato a leggere e scrivere senza occhiali.

Tra gli apostoli, solo Paolo era alfabetizzato. “E ci dice che usava altre persone per leggere e scrivere”, i cui nomi suggeriscono che erano schiavi, spiega Moss. Un esempio è Epafrodito, portalettere di Filippesi che sostenne Paolo anche durante la sua prigionia. Il nome Epafrodito era particolarmente comune tra gli schiavi e i liberti perché è legato alla dea Afrodite e significa “affascinante” o “attraente”, spiega sempre Moss. Si tratta di un nome maschile che aveva un’accezione sessuale in un’epoca in cui i ragazzi venivano sfruttati sessualmente. “Chiamare il proprio figlio Epafrodito se non era schiavo sarebbe come chiamare un bambino inglese Jean-Luc Baptiste e aspettarsi che la gente pensi che il bambino non sia francese”, dice Moss.

Terzio, un altro nome comune per una persona schiavizzata, dichiara apertamente di aver scritto una lettera ai Romani per Paolo. “Tertius scrive: ‘Io, Terzio, ho scritto questa lettera’”, ricorda Moss. “La lettera è probabilmente il testo più importante del Nuovo Testamento. È il fondamento del cristianesimo e Paolo è ovviamente coinvolto. Ma l’ha scritta con Terzio. Quindi la domanda è: perché non ricordiamo Terzio? E che cosa ha contribuito Terzio a questa lettera?”.

Moss vuole puntare i riflettori sul contributo che Terzio, Epafrodito e altri lavoratori schiavizzati hanno dato al Nuovo Testamento e alla nascita del cristianesimo. “La scrittura, l’editing, la copiatura, lo spostamento di quei primi testi cristiani – ciò che si potrebbe chiamare ‘attività missionaria’ – tutto questo è stato fatto da lavoratori schiavizzati”.

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