LA POLITICA DEI MIGLIORI

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L’Italia contemporanea è figlia di un travagliato passato storico, memore dell’impero della Roma antica ma incapace di replicarne i fasti, tanto meno l’organizzazione politica: da una monarchia assoluta ad una fintamente costituzionale all’autoritarismo ed, infine, alla repubblica parlamentare.

 

Quello che era il Paese dei mille e più campanili è rimasto tale, con mille dialetti e molteplici culture; pochi elementi comuni e tante differenze, legate alle invasioni subite ed alle scorribande di popoli vicini e meno vicini; una presenza più che ingombrante a Roma (sotto il profilo strettamente politico) e tanti (troppi) “distinguo”. Un Paese nato dalla annessione di gran parte del proprio territorio in maniera violenta, spacciata per “liberazione” e con spoliazione delle ricchezze materiali e non del Meridione, territorio di conquista ieri come oggi.

 

Il punto, tuttavia, non è questo. Il punto è che i fenomeni che accomunano gli Italiani sono paradossalmente divisivi: ognuno si sente defraudato di qualcosa da parte della genericità degli altri; il Nord – che non esisterebbe economicamente se non ci fossero stati gli operai del Sud prima e le classi dirigenti meridionali ora – che vive un eterno complesso di superiorità assolutamente ingiustificato, vicino all’Europa senza esserlo davvero, quantomeno spiritualmente ed eticamente; il Sud perennemente in affanno, con una classe politica e dirigenziale non all’altezza dei necessari passaggi ad una economia da terzo millennio, con il complesso del “brutto anatroccolo”, senza la voglia di diventare cigno, in una lamentela che è ormai cantilena. Tutti uniti, però, nel vivere una vita di prepotenze: il sistema che unisce gli Italiani è un modo di essere mafioso, nel termine più esteso possibile; non vuol dire che siamo tutti criminali ed assassini, ma che non ci si sottrae all’utilizzo di modalità “mafiose” nella vita quotidiana: cerco l’amico dell’amico per superare un problema burocratico, offro una “ricompensa” per ottenere ciò che mi sarebbe comunque dovuto dalla pubblica amministrazione, ci si lamenta del sistema ma ci si adatta al sistema.

 

Come mai siamo giunti a questo punto? Il fatto è che il modus vivendi ci viene suggerito attraverso mille messaggi più o meno subliminari, attraverso – quindi – la pubblicità, i giornali, i film, la narrazione della vita pubblica e dei pubblici rappresentanti delle istituzioni; la corruzione è ormai implicitamente accettata, poiché ne fanno uso tutti o la maggior parte. E’ inutile negare che se si ha bisogno di un’ambulanza o di un cambio di lampada per l’illuminazione pubblica si passa attraverso canali “alternativi”, così come per una autorizzazione, un permesso, un certificato e così via e lo fanno tutti: il cugino necroforo per il cimitero, l’amico vigile per le multe, la zia segretaria a scuola per la formazione delle classi e via così.

 

Arriviamo, quindi, alla politica, ormai terreno delle peggiori tendenze umane: lasciva come una prostituta, vigliacca come un traditore, perversa come un maniaco.

 

La Politica, però, è tutt’altro che meretricio, anzi! Nasce per governare la società, per dare regole e farle rispettare, attraverso un sistema di meritocrazia che sceglieva i migliori.

 

L’aristocrazia (dal greco àristos, “migliore” e kratos, “comando”) era una forma di governo nella quale poche persone (che secondo l’etimologia greca del termine dovrebbero essere i “migliori”) controllano interamente lo Stato; secondo il pensiero platonico-aristotelico è una delle tre forme di governo, assieme a monarchia e timocrazia, mentre l’oligarchia è la sua forma degenerata; è stata, assieme all’oligarchia, tra le forme di governo più diffuse in Europa negli ultimi secoli, generalmente sotto forma di monarchie costituzionali, nelle quali il potere del sovrano è controllato da un parlamento composto da soli nobili.

 

Acqua ne è passata sotto i ponti e la democrazia (governo del popolo) è la forma di governo apparentemente più diffusa, coniugata al termine libertà per consentire alla Società di evolversi attraverso libere scelte di Uomini e Regole, ma è il meccanismo della libera scelta degli Uomini che si è rotto: dalla scelta dei Consoli all’odierna scelta dei Sindaci (o dei parlamentari) la possibilità di individuare il proprio rappresentante si è ridotta in maniera inversamente proporzionale alla proclamata libertà; se non è possibile sceglie fra tutti, oggi non si può più scegliere nemmeno fra pochi: c’è chi sceglie per noi (partito, movimento, lobby) e noi possiamo solo avallare la scelta.

 

O non votare.

 

O scendere in piazza per sostenere l’Uomo forte, per immedesimarci nel guerriero che lotta per la buona causa, perchè così alcuni vogliono farci credere: la realtà, però, non è fatta di due pesi e due misure; non possiamo chiedere il rispetto delle regole dagli altri e non accettare di rispettarle quando ci coinvolgono e protestare contro l’Autorità che intende solamente far rispettare quelle regole che il nostro partito, movimento o lobby ha preteso fosse Legge per gli “altri”. Così si dà l’idea che sia sempre possibile non far applicare la legge agli amici, ma solo ai nemici (perchè tali sono politicamente, non più avversari), nell’omertoso sistema di correità sotterraneo. Non è anche questa mafia, sindaco Decaro?

 

 

 

Rocco Suma

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