Compagnia teatrale Crest Taranto

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Domenica 17 marzo il theatrical cartoon «A pesca di emozioni», ultimo atto di Favole&Tamburi – È un «theatrical cartoon in carne ed ossa» lo spettacolo «A pesca di emozioni» che la compagnia teatrale Eccentrici Dadarò di Varese porta in scena domenica 17 marzo (ore 18), all’auditorium TaTà di Taranto, per l’ultimo appuntamento della stagione «Favole&Tamburi» della compagnia Crest. Scritto dagli interpreti Umberto Banti e Simone Lombardelli con il regista Dadde Visconti, il lavoro tratta il tema centrale dell’identificazione e del riconoscimento delle emozioni con un approccio «semplice e leggero come palloncini».

Infatti, lo spettacolo, impreziosito dai costumi di Francesca Biffi, le scene di Damiano Giambelli e le musiche di Marco Pagani, racconta la storia piccola di due uomini e della loro giornata di pesca in un paese dove si vive con in testa un palloncino, luogo nel quale risiedono le emozioni. Ed è attraverso questi due personaggi che Banti e Lombardelli giovano a far vedere le varie sfumature dei sentimenti con un linguaggio semplice appartenente al mondo della clownerie.

Al centro c’è l’amicizia tra i due pescatori, che si svela attraverso piccole manie, piccoli gesti, piccoli litigi e anche piccole incomprensioni, raccontati con l’essenzialità di una striscia disegnata a colori. Nell’affrontare il tema gli autori sono pertanto partiti da un percorso con i bambini e i formatori del programma nazionale P.i.p.p.i. finalizzato a costruire un’alleanza tra tutte le persone che hanno a cuore la crescita dei bambini, per aiutare i genitori a continuare a vivere insieme ai propri figli nel migliore dei modi possibili.

Tra l’altro, «A pesca di emozioni» nasce durante il Covid, periodo in cui gli autori si sono molto interrogati sulla tematica delle emozioni e sulla necessità di portare alle nuove generazioni la magia del teatro, forse neanche mai sfiorata sino a quel momento dai piccoli spettatori cui lo spettacolo si rivolge. Per cui è stato un po’ come ripartire da zero, ripensandosi davanti a un pubblico che due anni fa probabilmente nemmeno sapeva cosa fosse il teatro. Da qui l’esigenza di realizzare uno spettacolo molto semplice, nel quale si lavora con la clownerie attraverso il grammelot, dunque, un linguaggio fatto di poche parole, ma soprattutto di tanti versi, e con dei palloncini colorati, attraverso i quali indicare di volta in volta le emozioni, senza dare loro un nome.

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