Capone: “Riportare il lavoro femminile al centro dell’agenda politica”

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“Per chi si impegna quotidianamente sulle politiche di genere oggi è un’ulteriore occasione di riflessione. La strada verso un Paese libero ed equo è ancora molto lunga, ma non dobbiamo arrenderci. Viviamo in una società in cui l’uguaglianza formale e sostanziale tra uomini e donne ancora non si è concretizzata. Noi donne non siamo libere”, lo afferma la presidente del Consiglio regionale della Puglia, Loredana Capone . “Non lo saremo – spiega – sino quando avremo ancora paura di camminare  la sera da sole per strada nel timore che qualcuno possa sentirsi autorizzato a poter abusare di noi perché indossiamo una gonna più corta. Non lo saremo fino a quando  non potremo interrompere una relazione per il terrore di subire violenze o di essere ammazzate. Da quell’uomo che non accetta la fine di un rapporto perché convinto che la moglie o la compagna sia “cosa sua”, un bene in suo “possesso”. Vecchi schemi radicati ancora oggi che condizionano relazioni e il destino di molte donne. Concetti che troppe volte utilizziamo con i nostri figli e con le nostre figlie.

“Bisognerebbe partire dalle parole – aggiunge Capone – per compiere quella rivoluzione culturale necessaria a ribaltare e cancellare le categorie precostituite che per secoli hanno ingabbiato il rapporto paritario tra l’uomo e la donna. Questi stereotipi sono ormai fuori tempo, il mondo che si evolve richiede che ci sia un “riconoscimento pubblico” della diversità e questo implica stessi diritti e opportunità. Ma questi ancora non ci sono. E non ci sono soprattutto quando parliamo di lavoro. C’è un dato incontrovertibile: in un Paese meno donne lavorano, meno ricchezza si produce. È arrivato il momento di riportare il tema dell’occupazione femminile al centro dell’agenda politica – conclude – Le donne che non lavorano in Italia sino ad oggi sono servite come “ammortizzatori sociali”, hanno colmato la mancanza di politiche di welfare, si sono occupate dei loro figli e dei genitori anziani o malati. Hanno svolto compiti che spettavano allo Stato.

” Ma se le donne lavorano bisogna creare servizi per la famiglia e sino ad oggi invece, si è preferito dirottare quei fondi su altro. Questo ha portato non solo un’Italia più povera, ma anche con meno nascite e con una forte immigrazione. La realtà degli altri partner europei dimostra che il dato di occupazione femminile incide positivamente sul tasso di natalità.

“La Puglia ci sta provando a cambiare le cose. Abbiamo iniziato anni fa quando da assessora allo Sviluppo economico lanciai il bando Nidi, un bando per donne e giovani. Questa misura è stata confermata anche quest’anno. Nel 2021 è stata approvata all’unanimità, su mia proposta, la legge sulla parità retributiva tra uomini e donne. Stiamo facendo una grande fatica a rendere concretamente operativa questa norma. Andremo sino in fondo  ma serve l’aiuto di tutte e tutti”.

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