“Unico colpevole sono io”, dopo 14 anni Misseri conferma la sua versione dei fatti

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«Avevo pensato di prendermi una bottiglia del veleno e di andarmene in campagna da me, per togliermi la vita. Mentre che volevo bere ho visto una cosa davanti agli occhi che dice ‘se tu ti ammazzi Sarah non sarà mai ritrovata’. Se mi fossi ammazzato, Sarah avrebbe avuto giustizia. Mia moglie non sarebbe mai stata in carcere. Ho sbagliato anche su questo». Sono le dichiarazioni rilasciate dal 69enne Michele Misseri a Farwest, nella puntata in onda su Rai Tre, condotta da Salvo Sottile.

Misseri ha lasciato il carcere di Lecce nella mattinata di domenica 11 febbraio dopo aver scontato sette anni per la soppressione del cadavere della nipote Sarah Scazzi in un pozzo nelle campagne di Avetrana (Taranto). Per l’mocidio di Sarah, strangolata il 26 agosto del 2010 in casa Misseri, sono state condannate all’ergastolo Cosima Serrano e Sabrina, moglie e figlia.

Misseri, però, continua ad autoaccusarsi del delitto. “L’unico colpevole sono io”, dichiara ricostruendo il giorno del delitto: “Quel giorno non stavo bene, avevo dolore alla testa – racconta -. Sul letto dormivano Sabrina e Cosima, che aveva detto di non suonare al citofono. Sarah è scesa in garage, a mi stava dando fastidio: l’ho presa di spalle, l’ho sollevata. Lei mi ha dato un calcio all’indietro e mi ha preso nelle parti deboli. Mi è salito un caldo al cervello, l’ho stretta forte…”.

Sempre a Farwest, Michele Misseri ribadisce che “la notte stessa ho sognato Sarah che mi diceva “zio ho freddo”…”.

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