Gli autovelox

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Recentemente alcuni ignoti personaggi hanno dichiarato guerra agli autovelox distruggendone molti. Gli autovelox sappiamo tutti sono quelle macchinette che: 1-rilevano la velocità con la quale stai guidando; 2-se ne costituiscono la prova con una foto: 3- sulla base di questa foto istruisce un processo; 4-emette una sentenza di condanna; 5-dispone una pena; 6-la esegue inviandoti un verbale che devi pagare (oltre a toglierti i punti sulla patente) cui però puoi anche ricorrere ma con poche possibilità di prove. Tutto in pochi minuti. Alcuni dicono che questo procedimento che permette ad una macchinetta di fare strame della tripartizione dei Poteri non è “giusto” e quindi passano alle vie di fatto. Inoltre le più moderne concezioni giuridiche ci dicono che la legge prima di essere punitiva deve essere educativa! Un ginepraio!

 

Ovviamente la legge è legge e quindi si rispetta senza se e senza ma, ma quell’individuo che danneggia gli autovelox pur senza fare tutti questi ragionamenti complicati esprime il disagio per questa espressione della dittatura delle macchine e della tecnologia che in molti non condividono perché -dicono loro- non è “giusta”. Dittatura che ritroviamo amplificata in moltissimi altri campi della attività umana e che ripromette di aggravarsi molto nel prossimo futuro. Non è ancora un rifiuto della tecnologia tout court, ma sta per divenirlo. Chi ha ragione la vox populi o la legge?

 

Nella seconda metà del quarto secolo dopo Cristo, Agostino da Ippona (quello che dopo qualche anno sarà elevato agli onori degli altari come Sant’ Agostino e uno dei dottori e Padri della Chiesa) insegnava che la legge laica -pur regolarmente emanata- se ingiusta non andava rispettata. In un momento in cui gli imperatori facevano rispettare le leggi minacciando punizioni terribili, esprimere una sfida così aperta era veramente coraggioso.

 

Dopo vari secoli quello che molti considerano il più grande pensatore dell’ umanità, San Tommaso d’Aquino, tornando sull’argomento precisava che la legge ingiusta non si rispetta semplicemente perché una legge non può essere ingiusta senza perdere la sua qualità di legge per diventare una espressione di arbitrio e nulla più; quindi non va rispettata.

 

Sono passati molti secoli da allora ma nulla è cambiato: sentiamo spesso dire, alle volte anche da parte di chi ha emesso la legge contestata, che non è “giusta” ma è necessaria; o che la imposizione di certe norme burocratiche è ingiusta; che il costo della raccolta dei rifiuti o il prezzo dell’ acqua potabile è ingiusto; che il costo di un’ opera pubblica è fuori da ogni ragionevolezza o che lo stipendio di molti dipendenti pubblici è eccessivo…e la gente senza invocare né Sant’ Agostino, né San Tommaso si ribella, schiva le disposizioni, rinunzia anche a lavorare pur di non subire le persecuzioni burocratiche e fiscali. Addirittura alle volte si sabotano gli impianti dì autovelox o si lavora in nero.

 

È ammissibile che ritenendo ingiusta una norma la si ignori esplicitamente? Questa esecrabile contrapposizione è accettabile?

 

La verità è che ogni legge ingiusta può essere accettata per un po’ di tempo, cioè fino a quando la emergenza che l’ha resa necessaria non termina… ma se questo non accade e la norma non viene ritirata la ribellione -pur nelle forme previste- diviene irrefrenabile e il legislatore deve tenerne conto. Per esempio impedire la trasmissibilità degli assegni per ragioni di contrasto alla evasione (che è una evidente violazione della libertà di usare la propria proprietà e quindi dannosa per l’economia e incostituzionale) può essere accettato per un po’ di tempo, ma dopo qualche anno se non sei riuscito a vincere l’evasione vuole dire che non è questo lo strumento adatto e quindi questa ingiusta limitazione della libertà e della proprietà va ritirata. Cosi l’Imu fu introdotta quando si chiamava ICI per sostituire i trasferimenti dallo Stato a favore dei comuni e doveva aprire la strada alla riduzione del carico fiscale nazionale…se questo non avviene è prevedibile che l’evasione divenga una reazione corale. Ancora peggio è da dire della imposizione dell’ abolizione del contante o dei cibi “strani”….

 

Quello che deve fare riflettere è che la legge emessa dai Parlamenti o è la trascrizione di quanto ritenuto giusto dalla vox populi (cioè del popolo sovrano) oppure non può esistere… e i rappresentanti eletti sono proprio delegati a interpretare e realizzare quello che vuole il popolo cioè devono essere la sua voce; così la sollevazione contro gli autovelox è una piccola rappresentazione della ribellione contro il controllo delle macchine sulle persone che molti non intendono più subire.

 

Questi esecrabili fenomeni, anche se piccoli, sono un segnale preciso dello scollamento che può divenire cronico tra governanti e governati che è da tenere in gran conto per la crescita armonica delle collettività che è l’obiettivo di ogni governo….la contrapposizione non giova a nessuno!!!

 

CANIO TRIONE

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