Abbassare l’Isee con il trucco dell’assegno circolare: ecco cosa rischi se ti scoprono

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Ecco il trucco dei furbetti per abbassare l’isee sfruttando l’assegno circolare: a quali conseguenze legali vanno incontro?

Abbassare il proprio isee è una “pratica” che può far gola a molti, il motivo? È semplice: grazie ad un isee più basso è possibile ottenere molte più agevolazioni, sussidi e bonus messi a disposizione dallo Stato rispetto a chi ha un indicatore della situazione economica familiare più elevato. A tale scopo, molti furbetti utilizzano un escamotage, non proprio legale, per poter dichiarare un isee più basso ed ottenere le agevolazioni statali.

Innanzitutto, l’isee (indicatore della situazione economica equivalente) è una certificazione che rivela il livello economico complessivo, non della singola persona, bensì del suo nucleo familiare. Il calcolo dell’Isee viene fatto sui redditi e sulle giacenze patrimoniali corrispondenti ai due anni precedenti (l’isee 2024 verrà calcolato usando giacenze medie e redditi del 2022).
Un isee basso consente di usufruire di alcune agevolazioni: benefit di natura fiscale, previdenziale, socio-assistenziale o prestazioni sociali (ad esempio: sussidi di disoccupazione, buoni pasti scolastici, sconti su rette universitarie ecc.).

Isee basso grazie all’assegno circolare: attenzione è illegale
L’assegno circolare è un titolo di credito che viene emesso dall’istituto bancario, su richiesta del cliente (cd. richiedente) ed intestato ad un terzo (cd. beneficiario). L’assegno circolare ha una copertura garantita dalla banca stessa, che non rilascia il titolo senza prima averne verificato la copertura.

Un metodo utilizzato dai furbetti per “ritoccare” il proprio isee è quello di sfruttare impropriamente l’assegno circolare. Lo scopo è quello di far diminuire artificiosamente il saldo del proprio conto corrente, che rappresenta uno degli indicatori di patrimonio mobiliare che incide nel calcolo dell’isee.
A tal fine, il cliente dell’istituto bancario va a svuotare il proprio conto corrente, chiedendo alla banca di emettere un assegno circolare da intestare ad una terza persona (magari un parente o un amico fidato).

Così facendo, tali importi fuoriescono dal conto del furbetto, permettendo allo stesso di ottenere un isee più basso, essendo che il suo conto difatti risulta “alleggerito”.
Una volta emesso l’assegno, il titolo rimarrà nelle mani del richiedente, il quale non lo consegnerà al beneficiario a cui era destinato. Ergo, l’assegno non verrà mai incassato.

Nel frattempo, il denaro resta “congelato” in banca, fino a che il cliente stesso, in un momento successivo, potrà decidere di revocare l’assegno e chiedere alla banca il riaccredito delle le somme in precedenza stanziate.

Cosa rischia chi compie questa pratica?
Appurato che non si tratta di un metodo legale, tale trucco, mostra una situazione patrimoniale diversa da quella effettiva, con il solo scopo di ottenere un valore isee più basso. Il rischio che si corre è proprio quello di essere sottoposti ad indagini di natura fiscale, nonché di di incorrere in gravi conseguenze legali.

Si deve partire da un presupposto: in ogni caso, l’emissione dell’assegno circolare, anche se non incassato, lascerà traccia all’interno dell’istituto bancario. La banca, infatti, ha il dovere di registrare l’assegno con i relativi dati (importo, beneficiario ecc.) nel momento in cui viene emesso.
Pertanto, in caso di indagini da parte del fisco, qualora il richiedente non riuscisse a giustificare l’operazione finanziaria e il mancato incasso dell’assegno, potrà essere denunciato per il reato di truffa ai danni dello Stato o di altri Enti pubblici (art. 640 c.p., co.2, c.p.). La pena prevista, in tal caso, va da uno a cinque anni di reclusione con una multa dai 309 euro ai 1.549 euro.
Pertanto, bisogna fare molta attenzione: l’intento di risparmiare grazie ad un isee più basso potrebbe costare davvero caro.

 Franco Marella

fonte: brocardi.it

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