LA VITA IN UN RICORDO

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Non sono pochi gli avvenimenti che rimangono impressi nella memoria di ognuno di noi, ma per ricordarli dovremmo anche non perderne  tanti mescolati nel contenitore del tempo. Più nitidi appaiono gli avvenimenti che hanno provocato maggiore partecipazione emotiva, ma anche quelli che hanno rappresentato momenti importanti nelle dinamiche temporali della vita.

Le basse frequenze che alimentano il cervello di un bambino fino all’età di sei anni, le delta, 0.4 htz e le  theta, 4 e 8htz  consentono, solo guardando, di accumulare ricordi ed esperienze nel sub conscio. Utile bagaglio conoscitivo appreso senza essere addestrati dai genitori. Impariamo guardando! Come poter dimenticare accadimenti difficili vissuti durante la epidemia di colera che colpi in particolare la Puglia la Campania e la Sardegna negli anni settanta?

In quella circostanza oltre alla epidemia scoppiò anche la solidarietà che accomunava i cittadini, le istituzioni, la classe medica, tutti i sanitari e tantissima gente comune. Le città si mobilitarono assumendo iniziative partecipative corali, mai vissute prima di allora, assieme agli studenti di medicina che offrivano il loro contributo, prendendo parte alle vaccinazioni di massa. Un importante punto di incontro era piazza Prefettura in Bari, dove per tutta la durata del giorno e della notte venivano somministrati i vaccini.

La stampa la televisione, gli organi di informazione erano tutti uniti nel combattere il pericoloso vibrione, informando i cittadini sulla efficacia delle cure e sulla necessità di adottare particolari accortezze igieniche. In un periodo in cui imperavano anche atre malattie infettive e contagiose, in primis tifo ed epatite virale, avevamo imparato a studiare il procedere delle pecore di un gregge e diagnosticare la brucellosi attraverso  la zoppia che manifestavano alcune di esse. Eppure anche se il dominio della chimica di Paracelso irrompeva, ancora  nelle sue fasi iniziali, si riusciva ad individuare alcuni medici bravi e competenti che avevano imparato a curare le malattie  con sostanze non ufficialmente suggerite. Non era stata imposta ancora la terapia di Stato e i medici con i farmacisti potevano svolgere   con passione il loro lavoro.

Si lavorava per salvare la gente, i nosocomi  erano di libero accesso, i medici del territorio potevano stabilire il ricovero di un malato, mentre ora è necessario passare dal pronto soccorso degli ospedali, i cui sanitari decidono se un paziente è meritevole o meno del fermo ospedaliero. Un tempo li chiamavamo ricoveri ordinari e straordinari. Adesso gli illuminati decisori della sanità pubblica dicono di essere in difficoltà perché i pronto soccorso sono sempre saturi! Non si può che lodare questa bella iniziativa! Hanno creato il problema e fanno finta di non sapere come risolverlo. Fotocopia delle liste di attesa!

Le esperienze di quel tempo, hanno lasciato una traccia importante fra noi, anche fra coloro che non hanno vissuto direttamente quei momenti difficili! Non è esagerato definire altruismo, partecipazione, disponibilità, i sentimenti che animavano le iniziative di allora, corroborate da un semplice desiderio di aiuto vero, solidale, fraterno. Ma alle porte incalzava la ricerca, quella che dovrebbe arricchire la conoscenza, utilizzata ora dalla evoluzione involuta, per impoverire con il denaro i ricercatori e i loro finanziatori.  Ma soprattutto noi.

UGO LOMBARDI

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