Legge Bavaglio. Non bastava la mascherina?

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La Camera ha approvato l’Emendamento, dell’On. Enrico Costa di Azione, alla legge di delegazione europea che modifica il Codice di procedura penale vietando la pubblicazione anche solo di parte del testo delle ordinanze di custodia cautelare.

QUESTO E’ L’ENUNCIATO.

Ogni anno prendiamo il ‘meglio’ di quello che sforna Bruxelles.

Gli avvocati difensori sostengono la liceità di questo emendamento che garantisce l’imputato, costituzionalmente ritenuto innocente fino all’eventuale condanna definitiva.

In pratica, s’impedisce la diffusione delle notizie sulla custodia cautelare, proposta dal PM e formalizzata dal giudice per le indagini preliminari (identificato dall’acronimo G.I.P), fino alla prima udienza.

Questo approdo legislativo sposterebbe il momento della relativa informazione a dopo l’inizio del processo, allorquando l’oggetto dell’Ordinanza diventerà di dominio pubblico e l’accusato verrà posto, in via presuntiva, innanzi al giudizio dello Stato e della popolazione.

La legge sulla trasparenza giudiziaria ebbe vita breve, da quando l’ex Ministro Andrea Orlando ne assunse la paternità nel recente anno 2019.

Dopo soli quattro anni, il cittadino non sarebbe più ritenuto in diritto di conoscere la fattispecie dei crimini commessi dagli imputati.

Alcuni sostengono che tale disposizione viola la Carta dei diritti della stessa Ue che l’ha promossa, e si pone contro la Convenzione dei diritti dell’uomo.

Con il voto palese, di doppia consistenza rispetto a quello dei voti contrari, i deputati della Repubblica di colore Iv e Azione, a sostegno della maggioranza, il 19 dicembre 2023 hanno approvato il testo di legge sottoponendolo al successivo vaglio del Senato.

Se qualcuno avesse interesse a occultare alcuni crimini all’opinione pubblica durante l’intero corso delle indagini (che in Italia non sempre sono solerti), farà in modo che il voto del Senato non si discosti da quello avvenuto alla Camera.

Come capita sovente in questa nazione, dietro il meritevole intento di preservare il garantismo sulla presunzione d’innocenza di chi è stato sottoposto a misura di custodia cautelare, si cela un filtro alla già troppo spesso denegata libertà all’informazione e alla trasparenza.

Tale baluardo del “giusto processo” non si coniuga con la sua durata che, se fosse veramente giusto, sarebbe evaso in termini di tempo decenti e più rispettosi di quelli della vita umana.

Al momento, le forze promotrici dell’emendamento non sembrano applicarsi alacremente, pure in tal senso.

I più maliziosi si staranno chiedendo se, piuttosto, questa non sia la solita legge fatta per i furbetti e per i criminali incalliti, atta a oscurare all’opinione pubblica i fatti che si sapranno quando ormai non interesseranno più nessuno.

Avviene pure nelle nazioni in cui non si deve sapere che fine farà l’imputato.

Questi ammennicoli potrebbero non favorire la libertà di stampa, sancita costituzionalmente dall’art.21, che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

L’Art.21 si contraddice da solo nei seguenti commi che proseguono dopo quei primi due:

Si può procedere a sequestro [della stampa] soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria (cfr. art. 111 c.1) nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

E’ come dire: La stampa è libera…finché la legge non la soffoca! Se impartissimo l’educazione dei nostri figli con tanta incoerenza perderemmo di autorevolezza ai loro occhi.

Sorge spontaneo il sospetto che i nostri saggi Padri costituenti si siano fermati a vergare le buone intenzioni dei primi due capoversi di ogni articolo della Costituzione!

Allora la parte restante, ad essi discordante, da chi fu scritta? Cui prodest lasciare ‘la porta del retro di ogni Articolo’ sempre aperta ed esposta ai venti legislativi? Era un modo per indebolirla?

I primi ad essere ‘messi sotto scopa’, se la legge passerà al Senato, saremo noi giornalisti e, di conseguenza, pure le notizie che non potremo più pubblicare sull’onda di questo gorgo censorio.

Come immediata conseguenza a ciò saranno penalizzati tutti i cittadini, a cui non si potrà dire:
“La verità. Tutta la verità”.

Informazione e Disinformazione spesso vengono usate alternativamente dal mainstream per polarizzare la morale comune sulle convinzioni imposte dal pensiero unico.

Questi potrebbero essere gli ultimi articoli scampati a un novello “Delitto di opinione” e all’accusa di Fake news!

La ‘Federazione nazionale della stampa italiana’ (FNSI) annuncia la mobilitazione della categoria a salvaguardia del diritto di informare e di essere informati.

Noi vi terremo informati.

CARLO ZEULI

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