La lingua batte dove il dente duole, Rampini su Spengler

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Federico Rampini, uno dei maggiori coristi del mainstream del sistema mass-mediatico occidentale (che da sinistra e da destra, passando per il centro,  cerca di indirizzare i nostri orientamenti politici in direzione palesemente filo-statunitense) si chiede su “7” (il supplemento settimanale del “Corriere della sera”) se l’Occidente sia davvero arrivato al tramonto, secondo la previsione ormai poco più che centenaria di Oswald Spengler.

Il giornalista  si pone alcune domande, abbastanza retoriche, sul nostro destino senza darvi alcuna risposta veramente significativa e cade in uno degli errori più frequenti che, a mio giudizio, compiono tutti quelli che concentrano la loro attenzione sul mondo occidentale per coglierne segnali o di declino  e di decadenza o di resurrezione e di vitalità:  contrappone l’Ovest, definito democratico e liberale  a un Est considerato russo e persistentemente comunista.

A mio parere,  il raffronto è non solo erroneo ma fortemente  fuorviante.

Oggettivamente, il comunismo, bolscevico (come quello trasmigrato anche oltre i confini  dell’Unione Sovietica) è figlio della cultura “occidentale”; non ha  niente a che vedere con il  pensiero  orientale (alias: asiatico); Marx era tedesco e Lenin russo (quindi europeo):  è stato solo “prestato” ad alcuni Paesi dell’Oriente, ma non è per nulla un prodotto della loro speculazione filosofica, di cui ha costituito un vulnus.   

Tanto ciò è vero che esso, sia in Cina che altrove, dopo avere assolto ai suoi compiti di migliorare la condizione dei cittadini più poveri e diseredati,  ha perso i connotati originari per assumerne altri riconducibili al pensiero tradizionale di quelle civiltà e al liberalismo economico (dimenticato dagli Occidentali dopo anni di governo “democratico” in USA e della Sinistra socialdemocratica in Europa). 

Il comunismo, oggi, grazie alla conversione dei “miglioristi”, poi seguiti, giocoforza, dall’intero partito,   ha perso addirittura il  suo carattere originario, l’anti-americanismo, pur dovendosi ritenere, quest’ultimo, generato non dall’ideologia (sono più liberisti in Cina che negli States)  ma dall’antipatia che a livello mondiale hanno saputo “conquistarsi” gli Statunitensi  con la loro attività distruttiva che va dagli anni di Hiroshima e Nagasaki  a quelli odierni  (passando, a tacere di altri,  per quelli della Corea, del Vietnam, della Libia, dell’Afghanistan).

Il pensiero comunista di Marx, figlio dell’Hegelismo e quello nazi-fascista riconducibile, per vie più complesse allo stesso padre teutonico, sono in forme che ipocritamente si dicono  mitigate (e, invece, sono solo interessatamente espresse in maniera moderata) presenti nella cultura politica di tutto il Nuovo e Vecchio continente. 

In conclusione: il pensiero occidentale è tuttora un impasto degli assolutismi, autoritari, astratti e politicamente inconcludenti dei tre monoteismi mediorientali e dei due ideologismi utopici del fascismo e del comunismo. 

Provate a chiedere a un uomo della Sinistra post-comunista o della Destra neo-fascista se prova orrore per i crimini commessi in nome delle due ideologie in un passato non proprio remoto?

Vi risponderà che egli non ha niente a che fare con gulag e lager…eppure il “credo” (sarebbe demenziale chiamarlo “pensiero”)  che ha prodotto quelle aberrazioni   è esattamente il suo. 

Allo stesso modo in cui un cattolico nega di sentirsi moralmente responsabile degli eccidi delle Crociate, degli stermini in Messico e in America centrale di Hernan Cortes, delle condanne dell’Inquisizione e dei condannati ai patiboli del Papa Re, (tutti assassini voluti, secondo i sacerdoti della fede, dal dio in cui ci si ostina a credere), così Post-Comunisti e Neo Fascisti (tardi e ritardati epigoni di un pensiero laico che, con quello religioso monoteistico mediorientale,  ha minato, con atrocità gratuitamente compiute, la buona salute dello Occidente) non si sentono responsabili dell’avvio dell’ipotizzata  caduta del nostro sistema di vita. 

Eppure non è stata soltanto la componente religiosa della (in)cultura Occidentale  a fare i danni più significativi (come  aveva intuito, in tempi per noi remoti, anche Edward Gibbon vedendo nel decline and fall of the Roman Empire, lo zampino del Cristanesimo) ma anche quella laica dei post-hegeliani.

Il cancro che corrode il tessuto della civiltà occidentale è l’insieme delle tre religioni principali e delle loro numerose eresie scismatiche ma anche di post-comunisti e neo-fascisti che continuano a “credere senza pensare” . Un redivivo Spinoza aggiungerebbe oggi ai tre malfattori (religiosi) dell’umanità da lui indicati  anche quelli “laici”.

Non può esservi pace (e non vi è) tra giudei di varia denominazione (conservatori, ortodossi, rabbinici sefarditi, asckenaziti, berberi, romanioti, ebrei di Cochin, marrones), cattolici (di rito latino o orientale), cristiani ortodossi o protestanti (luterani, calvinisti, anglicani, evangelici e altri di sette minori), islamici o maomettani (in forte crescita: sunniti, sciiti, fratelli mussulmani d’Egitto o di Giordania) né tra comunisti e fascisti, anche se, come nel caso dell’Italia d’oggi, decidono di essere schiavi docili dello stesso padrone, l’America (la rivalità tra servi è addirittura più perniciosa).

Con tali “chiari di luna” relegare la guerra tra i ricordi  orridi del passato è solo una chimera.

E dulcis in fundo, non bisogna dimenticare che la logica delle armi guida, inesorabilmente,  le scelte della finanza del mondo occidentale dirette (si dice) ad allontanare il terrore della  crescita di altre civiltà (di probabile uguale violenza ma certamente guidate da Capi dotati di maggiore controllo delle situazioni).

 

LUIGI  MAZZELLA

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