Covid: libro indaga sul “delitto perfetto nelle Rsa’, ecco il colpevole”

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L’autore Perruggini, ‘favorendo certi fenomeni e certe norme si è indebolita l’assistenza ai pazienti’

“D’un tratto il cielo divenne buio, le stelle si spensero e mancò il respiro”. E’ il 2020, e la pandemia di Covid-19 travolge l’Italia abbattendosi con particolare violenza proprio sui più fragili. “Nel libro ‘Il delitto perfetto’ è descritto tutto quello che è avvenuto ma soprattutto tutto quello che non doveva avvenire e che ancora potrebbe avvenire, perché in Italia abbiamo 20 sistemi normativi diversi e non c’è un’unica regia che permetta di garantire uguali diritti per anziani e disabili”. L’autore Antonio Perruggini presenta così la sua opera, un libro-riflessione che analizza “senza filtri” la gestione della pandemia nelle Rsa.

In molte di queste strutture hanno vissuto “le devastanti conseguenze di un fenomeno sicuramente eccezionale, ma altrettanto trascurato e affrontato senza l’adeguata competenza e dovute tutele verso chi proteggeva la parte più fragile della popolazione”, si legge in un passaggio del libro, presentato oggi a Roma, nella sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama. L’autore ripercorre i momenti drammatici della pandemia raccontando l’esperienza vissuta direttamente e quella di numerose strutture costrette a blindarsi per mesi pur di proteggere i fragili ospiti. Perruggini è presidente dell’associazione di categoria Welfare a Levante, che raggruppa più di cento strutture sociosanitarie in Puglia e nelle ore più cupe dell’emergenza sanitaria di Covid-19 si è impegnato per intensificare le interazioni con le strutture e le istituzioni e per cercare di contenere le criticità all’interno delle Rsa. “Si sarebbero potute salvare più vite?”, è una delle domande che si pone nel libro.

“Sicuramente – evidenzia all’Adnkronos Salute – eravamo impreparati e oggi noi auspichiamo una rivisitazione dei requisiti organizzativi a livello nazionale. E auspichiamo in particolare che i fondi relativi alle Rsa vengano vincolati”. In particolare in Puglia, secondo Perruggini, urge una rivisitazione: “Qui l’articolato normativo non è attuato perché elaborato scientemente in maniera tale da non poter essere applicato. Hanno fatto delle norme che risultano inattuabili per le strutture. Questa situazione porta alla grave sofferenza del settore che ha già proclamato lo stato di agitazione e il 27 ottobre manifesterà in pieno centro a Bari”. 

Il problema, incalza Perruggini, «non è solo dei gestori, ma dei cittadini. Non assicurare i Livelli essenziali di assistenza (Lea) alle persone anziane non autosufficienti e ai disabili è un problema enorme per i cittadini. In Puglia la Regione non ci ascolta, anche se noi proponiamo soluzioni a costo zero, e anche se la stessa maggioranza, oltre alle opposizioni, ha ammesso il problema”. Allargando l’analisi al resto d’Italia, “si vivono difficoltà legate al fatto che, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, in base alla prerogativa che hanno tutte le Regioni di legiferare e regolamentare a modo loro, in Italia abbiamo 20 sistemi diversi. Quello che accade in Puglia nelle Rsa non avviene in Lombardia, o in Toscana o in Sicilia. Ed è assurdo che un malato di Alzheimer di Caltanissetta abbia un trattamento diverso da uno che vive a Pordenone o a Roma».

Quanto al nodo dei fondi, Perruggini spiega: «Noi auspichiamo che i fondi per le Rsa vengano vincolati al settore Rsa e centri diurni, perché così facendo, se c’è un avanzo di bilancio, la Regione non lo potrà girare a chi vuole senza autorizzazione del ministero. La pandemia ci ha insegnato questo: noi siamo stati impreparati proprio perché non c’erano le giuste somme a disposizione per le strutture”. Tornando con la mente a quei mesi così duri, di fronte alla richiesta di citare un fenomeno simbolo di come le cose non hanno funzionato, l’esperto non ha esitazioni: “E’ la fuga degli infermieri», dice.

«All’improvviso – ripercorre – gli infermieri lasciavano queste strutture nella prospettiva ‘zaloniana’ del posto pubblico. Le Regioni nel reclutare queste figure” per fronteggiare il superlavoro richiesto dall’emergenza pandemica “avrebbero invece dovuto inserire una clausola che evitasse questa fuga. Di fronte al posto pubblico, anche a tempo determinato, molti si sono dimessi nel giro di un secondo e gli anziani sono rimasti senza assistenza». 

Fra le soluzioni possibili ai problemi del settore, «noi – dice Perruggini – abbiamo fatto anche un’altra proposta: defiscalizzare l’incentivo per gli infermieri e i medici in quiescenza che vogliono continuare a lavorare. Ora nessuno ritorna al lavoro perché le tasse sarebbero enormi. Quello che io dico anche nel libro è: le tasse le paghiamo noi, però ci vuole la norma e questa la può fare il Parlamento».

Parlamento al quale Perruggini dà atto «di aver approvato la legge delega sugli anziani che è già un ottimo passo avanti. Al momento però non vedo ancora provvedimenti concreti capaci di far fronte a un’eventuale recrudescenza della pandemia o a una futura pandemia. Non dovrà mai più succedere che chi è ospite in una struttura di una regione virtuosa vive, e chi si trova in una meno attenta a questi temi muore. L’universalità della salute riconosciuta dalla Costituzione deve essere concreta, non solo uno spot».

«Ecco – conclude Perruggini – il mio libro si intitola ‘Il delitto perfetto’. Perché io un colpevole di omicidio, con nome e cognome, non ce l’ho. Però di fatto, favorendo certi fenomeni e certe norme, si è indebolita l’assistenza ai pazienti. Ho molta fiducia nell’opera di rivisitazione del Governo e ho ammirato pure l’intervento del ministro Fitto che riguardo al Pnrr ha detto che darà le somme nel momento in cui sa dell’attuazione dei progetti. Non si possono chiedere miliardi di euro e nessuno sa che fine fanno».

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