Fisco: primi decreti entro dicembre, il cantiere della riforma

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Le norme per semplificare i procedimenti fiscali già a gennaio, ma anche la stabilizzazione del taglio delle tasse in busta paga per i dipendenti a patto che si proceda con una bonifica della montagna degli sconti fiscali. Il governo lavora al cantiere della riforma e ipotizza una tabella di marcia per dare certezza di diritto ai contribuenti il prima possibile. TEMPI. L’obiettivo del governo è di licenziare la legge delega «prima della pausa estiva”; poi nel “lasso temporale settembre-dicembre possiamo licenziare i primi decreti legislativi», ha spiegato il viceministro all’Economia Maurizio Leo agli Stati generali dei commercialisti, sottolineando la necessità di tirare fuori i testi unici in materia fiscale “nei primi mesi del 2024”.

PROCEDIMENTI PIU’ SEMPLICI DA PRIMO GENNAIO. La riforma dei procedimenti fiscali, dichiarazione dei redditi, accertamento e riscossione, “non ha bisogno di risorse, e con la buona volontà di tutti, maggioranza e opposizione, credo di possa lavorare e trovare condivisione per fare in modo che il primo di gennaio questa parte sia ‘smarcata’”, ha detto Leo.

TAGLIO TASSE LAVORO. La valutazione sulle risorse disponibili per la stabilizzazione del cuneo fiscale sarà fatta in base all’andamento dei conti pubblici da certificare nella Nadef di settembre. Nel decreto Lavoro approvato il primo maggio sono stati destinati 4 miliardi ad un ulteriore calo del cuneo per 4 punti aggiuntivi, da luglio a dicembre, che innalzano a 6 punti il taglio per i redditi fino a 35mila euro e a 7 punti il taglio per i redditi fino a 25mila, per un rialzo della busta paga fino a 100 euro mensili in media.

IRPEF. Nella delega fiscale il governo porterà da quattro a tre le aliquote. Oggi fino a 15mila euro si paga il 23%; fino a 28mila il 25%, da 28 a 50mila il 35% e oltre i 50mila euro si paga il 43%. Con la riforma i due scaglioni centrali vengono accorpati per cui: per i redditi fino a 28 mila euro si paga il 23%, tra 28 mila e 50 mila il 27% e per i redditi oltre i 50 mila euro si paga il 43%. La riforma vorrebbe innalzare a 10mila euro annui la no tax area a 10 mila euro, dagli attuali 8.174 euro per i lavoratori dipendenti e 7.500 euro per i pensionati. TAGLIO TASSE TREDICESIMA. Il governo studia la possibilità una tassazione più bassa per la tredicesima in modo da mettere più soldi nelle tasche degli italiani nell’ultimo mese dell’anno. FRINGE.

La riforma punta inoltre a stabilizzare il rialzo dei fringe benefit esentasse che il decreto Lavoro, per il 2023, ha portato da 258 a 3mila euro per i lavoratori dipendenti con figli a carico. RISORSE. L’attuazione degli interventi ipotizzati dal governo dipenderà dalle risorse a disposizione. La prima voce a cui fare appello per le coperture sarà lo sfoltimento delle oltre 400 tax expenditures, che per la gran parte (226) sono crediti d’imposta, per un valore pari a 36 miliardi. Su questi Leo ha preannunciato un’operazione di “bonifica”.

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