Ex Ilva: dalle associazioni un documento al prefetto di Taranto per dire “no” a scudo penale e blocco della magistratura

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«Consideriamo positivamente la sentenza di Ambiente Svenduto (il processo penale conclusosi a maggio del 2021 di cui a novembre scorso sono state rese note le motivazioni ndr) che prevede la confisca degli impianti inquinanti e quindi il loro fermo; riteniamo che non si possa procedere alla nazionalizzazione degli impianti perché sono attualmente sotto sequestro in quanto pericolosi per la salute e l’ambiente; sosteniamo la nuova inchiesta della magistratura che contesta l’efficacia della messa a norma degli impianti; contestiamo lo scudo penale e il relativo decreto salva Ilva che serve a bloccare la magistratura».

Questi alcuni dei punti di un documento (“per il governo italiano”), che un ‘cartello’ folto di associazioni, comitati e movimenti di base consegneranno stamane al prefetto di Taranto in relazione alla vicenda dello stabilimento siderurgico ex Ilva del capoluogo jonico, oggi gestito da acciaierie d’Italia. Prima dell’incontro previsto alle 11, si terrà un presidio sotto la sede della Prefettura in solidarietà ai magistrati.

«Consideriamo importanti le 4 valutazioni preventive del danno sanitario relative agli impianti Ilva – proseguono – in quanto tutte forniscono ‘rischio sanitario inaccettabile’ e pertanto sottolineiamo che non ha senso richiedere o attendere valutazioni predittive che sono state già effettuate e che indicano la persistenza anche per il futuro, anche con prescrizioni Aia (autorizzazione integrata ambientale ndr) attuate, di conseguenze inaccettabili per la salute; consideriamo pericoloso un eventuale rigassificatore perché già in passato la Via (Valutazione impatto ambientale ndr) lo ha considerato incompatibile con un’area industriale ad alto rischio di incidente rilevante; sosteniamo la necessità di usare il fondo europeo per la transizione ecologica Jtf per salvare Taranto e riconvertire i lavoratori Ilva; tale fondo è stato istituito dalla Commissione Europea proprio per investire in settori diversi rispetto all’Ilva; quella è la strada, tutte le altre sono solo tentativi fallimentari; lo dimostra l’esperienza fin qui condotta con vari esperimenti di salvataggio e rilancio, uno peggiore dell’altro».

Del coordinamento fanno parte soggetti storici dell’ambientalismo come Peacelink, Genitori Tarantini, Giustizia per Taranto, Libera, Genitori tarantini, Taranto Respira, Wwf Taranto ma anche nuove realtà. Questa iniziativa, che ha dato vita al Coordinamento cittadino, è la prima risposta al decreto-legge del 5 gennaio  – Misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale.

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