La Croazia alle prese con l’euro

75 Visite

Chi conserva memoria o documenti del dibattito sull’entrata nell’euro nell’ultimo scorcio del passato millennio non può dimenticare che si parlava di abbaglianti vantaggi e di moneta forte che avrebbe contenuto l’aumento dei prezzi (oltre a tante altre amenità che non si sono verificate) mentre all’indomani dell’avvenuto cambio i prezzi sono schizzati e lo stesso cambio dell’euro contro dollaro sprofondò molto sotto la parità. Cioè l’euro si svalutò rispetto alle vecchie monete nazionali. Le autorità italiane si scatenarono nel minacciare i cattivoni che “speculavano”, ma le cose non solo non cambiarono ma presero pieghe talmente negative -se non nefaste- che se fossero state da qualcuno preconizzate alla vigilia, quanto meno, sarebbero state derubricate in congetture di persone incompetenti. Ma perché è andata così?

A tutt’ora non vi sono risposte diffusamente condivise o almeno credibili, perché è passato troppo poco tempo e quindi non se ne può parlare perché troppi interessi sono coinvolti e non si sa come contemperarli; ma l’euro è sempre lì con la febbre alta.

Stiamo tutti ancora in attesa che si capisca bene cosa conviene fare; hanno anche inventato la BCE per meglio controllare la situazione; ma le cose non si sbloccano. Come ultimo esperimento abbiamo in questi giorni l’esperienza croata. Anche lì gli “speculatori” sono in agguato e pur senza essersi consultati, come un sol uomo, hanno aumentato i prezzi. Non è un complotto ma gli effetti sono simili; perché? Come mai la gente compera a prezzi rincarati, accettandoli? perché adesso, come allora, la gente non ha fiducia in questa pensata franco tedesca; e con loro molti esperti, specie anglosassoni.

La moneta infatti prima e più di un fatto legale ed economico è un fatto sociale e culturale. Il potere politico può legalmente introdurre una moneta, può cambiarne il tasso di interesse e il cambio verso l’estero, può imporne l’accettazione, ma è la gente che decide a che prezzo accettarla e cioè a quale livello dei prezzi di beni e servizi (cioè a quale valore effettivo) accettarla. Se poi questo accade assieme o dopo una alluvione di moneta stampata è ovvio che il valore attribuito sarà discendente.

La crescita dei prezzi dei beni e servizi reali è il modo per dare un valore a quella moneta e la gente comprende che una moneta calata dall’alto difficilmente non nasconde interessi inconfessabili e quindi ne prende le distanze; e la svaluta. Questo è accaduto quando è stato introdotto l’euro in Europa e adesso accade in Croazia; così come accadde in Italia anche all’indomani della introduzione del regime fiscale analitico con la introduzione dell’IVA che per tutti era -diversamente da come dicevano le autorità- un rincaro del carico fiscale da recuperare con il rincaro dei prezzi. Cioè la gente dice no alla politica svalutando la moneta.

Quindi ci troviamo in una situazione nella quale mentre la destra è istintivamente incline ad un certo autoritarismo -anche se giustificato e motivato dall’efficientismo-, la sinistra ritiene che la sua intellighenzia capisca e sappia più della gente e quindi ha il diritto di condizionarla; cioè entrambi sono costitutivamente per il condizionamento della gente comune e cioè contro le  decisioni condivise e cioè la democrazia, cominciando da quella economica rappresentata e incarnata dalle piccole imprese. Di conseguenza i politici puntano ad ampliare la dimensione delle Istituzioni da regionale a nazionale e poi continentale per aumentare il loro potere di controllo sulla base con maggiori mezzi finanziari e tecnici (cominciando dalla tecnologia), a loro disposizione per aumentare la influenza e il condizionamento del centro sui cittadini. I quali senza fare grandi ragionamenti, si ribellano istintivamente perché sentono che qualcosa non va!! E cominciano dalla moneta!

È questo certamente un concetto particolarmente ostico per i politicanti ma anche per i tecnici delle grandi banche e il braccio di ferro tra la gente comune e il potere costituito che una volta si percepiva con le barricate nelle strade, oggi lo ritroviamo nel rifiuto silente e rispettoso -ma non meno fermo- della moneta imposta autoritativamente. “I potenti sono tre: il Papa, il Re e chi non tiene niente” dice un antico adagio napoletano.

CANIO TRIONE

Promo