Bonaccini sull’Ex Ilva: “è l’emblema della mancanza di politiche industriali”

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«Un Paese manifatturiero come l’Italia non può prescindere da una adeguata produzione di acciaio, ma non è il modello attuale di Acciaierie d’Italia ciò che garantirà il sistema nazionale e sarà competitivo col mercato internazionale. Oggi sono vicino ai lavoratori ed ai cittadini dei siti impegnati nella vertenza dell’ex Ilva, a cominciare naturalmente da Taranto. L’Italia deve dotarsi di un vero e proprio piano strategico dell’acciaio, il cui riferimento non possono che essere le politiche europee in materia, gli obiettivi di decarbonizzazione e un uso intelligente dei fondi di PNRR e Transizione Giusta, su tutti, con l’intento di introdurre nella filiera produttiva le migliori tecnologie sperimentate con successo nel mondo occidentale, penso per esempio ai forni elettrici e all’impiego graduale dell’idrogeno, individuare i migliori sostegni alla riqualificazione occupazionale e le iniziative atte a ristorare e bonificare i territori, che tanto hanno patito sin qui, soprattutto in termini sanitari. Per lo stabilimento siderurgico di Taranto, nel particolare, non c’è più tempo da perdere, auspico che il Ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso voglia prendere in seria considerazione la voce della comunità locale e delle parti sociali, è giunto il momento del coraggio e della pianificazione accorta del prossimo decennio, occorre far partire un tavolo per una intesa larga e vincolante, che riporti i diritti costituzionali e quelli delle persone davanti al profitto, che tenga in debita considerazione gli studi tecnico-scientifici disponibili».

Così il presidente della Regione Emilia Romagna e candidato alle primarie Pd, Stefano Bonaccini, che continua: «Le ingenti e ormai ripetute elargizioni di fondi pubblici all’azienda, senza una prospettiva programmatica, e le misure fuori dal perimetro ordinamentale, come lo scudo penale ai conduttori, non sono di certo le risposte che servono al Paese e che ci rendono credibili in Europa. E’ qui superfluo richiamare le recenti sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Dunque, lo Stato acceleri sul controllo dell’azienda e si costruisca un futuro sostenibile per l’acciaio italiano».

Conclude: «Un piano nazionale dell’acciaio, un accordo di programma per Taranto, la riconversione tecnologica, un robusto meccanismo di valutazione del danno sanitario, questa è perciò la nostra idea di corretto ed innovativo sviluppo industriale, questo farebbe dell’ex Ilva un paradigma positivo per il nostro sistema di imprese, questo dovrebbe sforzarsi di fare un Governo che voglia prendersi la responsabilità di disegnare un futuro sostenibile per i propri cittadini».

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